Guerra: le notizie del nono giorno

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-di Pierre e Filippo-

Secondo molte e concordanti fonti, stanotte s’è davvero rischiato il disastro. Un disastro che sarebbe stato ecologico, economico, sociale ma, soprattutto, umanitario e sanitario. Se la centrale nucleare di “Zaporizzia” – non ce ne vogliano i puristi della lingua ucraina – fosse esplosa avrebbe provocato danni dieci volte peggio di quelli di Chernobyl, ha affermato l’ormai celeberrimo ministro Kuleba.

“Nessun Paese diverso dalla Russia ha mai sparato contro le centrali nucleari. Questa è la prima volta nella storia dell’umanità. Lo Stato terrorista ora ha fatto ricorso al terrore nucleare”, parole lapidarie del Presidente Zelensky, sempre più in apprensione ma sempre più deciso a tenere botta.

Alla fine, le fiamme vengono spente e la centrale non subisce i danni che si riteneva avrebbe potuto subire. E sarebbe stata, probabilmente, la fine.
Ma rimane comunque in mano ai russi. “Le forze militari russe” – riportano i media – “hanno preso il controllo della centrale nucleare a sei reattori nella città di Enerhodar, nell’oblast di Zaporizhzhia”.

Ha ragione Zelensky: mai nella storia qualcuno ha cercato di distruggere completamente il mondo e la Russia sono giorni che fa terrorismo psicologico per mezzo del terrore nucleare. Dà un po’ la sensazione, il suo leader, di essere all’ultima spiaggia e di non essere tanto interessato di ciò che accadrà dopo di lui.

Nel frattempo, a Kharkiv si contano le vittime: almeno duemila ed almeno cento bambini mentre il sindaco di Mykolayiv annuncia che “le truppe russe stanno entrando in città” e le sirene d’allarme continuano a suonare a Leopoli.

Insomma, la situazione non è certo tranquilla.

La comunità internazionale – ben imbeccata da Zelensky – continua a prendere posizione: Johnson e Duda continuano ad essere, per motivi diversi, i più duri ed intransigenti [piccola parentesi di realpolitik: sarà importante capire se il polacco Duda e l’ungherese Orbàn marceranno sullo stesso fronte; se non dovessero farlo, si aprirebbero in Europa spazi forse inaspettati sui dossier di politica interna], Scholz e Macron, Draghi – che ha condannato “lo scellerato attacco alla centrale” – e Borrell, che ha richiamato la Russia al rispetto dei trattati internazionali, fino a Antony Blinken e Ursula Von der Leyen, che si sono detti “risoluti, determinati e uniti.
Noi sappiamo che il conflitto è tutt’altro che finito e restiamo pronti ad adottate ulteriori sanzioni se Putin non si fermerà e tornerà indietro dall’invasione. Putin è via via più isolato nella comunità internazionale, ma nonostante le proteste del mondo l’esercito russo va avanti”.
Dello stesso tenore le frasi del segretario della Nato Stoltenberg, secondo il quale il peggio non è passato, non è alle spalle e che “i prossimi giorni saranno i peggiori”.
Ancora, verrebbe da dire.

In serata è tornato a parlare Zelensky, che ha ringraziato l’amico Erdogan ed ha smentito le voci secondo cui sarebbe fuggito in Polonia. È ancora lì, a Kiev, sul campo.
“Questa notte avrebbe potuto essere la fine della storia dell’Ucraina e dell’Europa. I russi sapevano cosa stavano colpendo, hanno mirato direttamente il sito. Gente di Russia, come è possibile. Abbiamo combattuto insieme le conseguenze del disastro di Chernobyl. Ve lo siete dimenticato? Se ve lo ricordate non potete stare in silenzio. Dite ai vostri leader che volere vivere”, invitando i cittadini russi a scendere in piazza. Stesso appello che lancia a ciascuno di noi: “Faccio appello agli Stati europei. Scendete in strada e sostenete la nostra battaglia”.

È un Masaniello, un capopopolo, un comico che s’è fatto tragicamente serio. Ma, purtroppo, ‘a nuttata non è ancora passata.

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