Green pass a scuola: l’esasperata attenzione alla privacy

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-di Pierre De Filippo

Siamo tutti sotto controllo. Sempre. Spuntiamo ogni quadratino, acconsentiamo ad ogni trattamento di dati personali se stiamo acquistando una minorenne in Thailandia o se, per l’appunto, ci stiamo procurando illegalmente il green pass su qualche simpatico gruppo telegram.  E però, poi, vuoi mettere la privacy?

C’è finanche un garante, che – un po’ come l’occhio del grande fratello – ogni tanto se ne esce dicendo che questo o qual provvedimento lede la legittima, sacra e inviolabile privacy personale.

Questa è la modernità. E queste sono anche le sue follie, le sue controindicazioni.

A che pro, questo discorso?

Perché – spaparanzato in spiaggia – mi chiedevo che problemi avessero mai i presidi a “tenere il conto” dei green pass per i docenti, il perché di tante, estenuanti lamentele.

Eccole, le solite corporazioni della scuola, sempre pronte ad entrare a gamba tesa non appena gli si chiede di fare qualcosina in più rispetto al dovuto, confesso di aver pensato.

Vai a sapere che, in questo caso, non era colpa loro.

Cosa è successo? È successo che quello che ciascuno di noi poteva supporre e immaginare, e cioè che la maestra Rossi sarebbe andata in segreteria, avrebbe certificato il possesso del green pass e le sarebbe stato permesso di entrare in classe a tenere lezione, in realtà non si può fare.

Non si può fare perché scrivere su un foglio di carta che la docente Rossi ha il green pass equivale a ledere la sua privacy; al tempo stesso, suddividere il corpo docente tra chi ce l’ha e chi non ce l’ha sarebbe altrettanto lesivo per la rispettabilità, la reputazione e forse anche l’onore dei docenti.

Cetto La Qualunque direbbe: “cose da pazzi”.

Il governo, allora, cosa ha pensato di fare? Di creare una app che verifichi in via automatica e quotidiana, come richiesto, il possesso del pass.

Una app che costerà dei soldi, che dovrà essere gestita, che manderà nel panico attempate segretarie, che diventerà il giochetto preferito di qualche studente tecnologicamente evolutissimo. Sia chiaro, sono per il progresso. Ma sono anche per il buon senso.

E il buon senso dice che, nel bel mezzo di una pandemia che ha fatto, nel mondo, milioni di morti, ciascuno di noi – mi sia consentito – se ne sbatte altamente della privacy e del protocollo. Il personale si rechi placidamente in segreteria e dica che ha un green pass valido fino ad aprile, maggio, giugno o quando sia e che, fino a quella data, l’istituto può stare tranquillo.

Senza app, senza spese superflue, senza complicazioni.

Se c’è una lezione che il covid deve lasciarci è una rinnovata flessibilità nel nostro concepire la vita, perché gli schemi – spesso solamente mentali – che concepiamo possono poi essere messi in discussione e stravolti da un elemento esterno e imprevedibile.

Il rientro a scuola sarà, per tante ragioni, complesso. Perché toccherà tanti temi difficili da gestire – dai trasporti ai naturali assembramenti – e necessiterà di tempo per capire che strada prenderà il trend. La Didattica a Distanza è stato un male necessario e dobbiamo evitare di ripiombarci.

Per questo cerchiamo di rimanere concentrati sul pezzo ed evitare di autoinfliggerci punizioni corporali lì dove non è necessario.

 

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