Gli strani scherzi della vita: morti De Veglia e De Donno, un novax ed un medico che ha cercato di salvare dal Covid

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-di Claudia Izzo-

Pandemia, Covid 19, vaccinazioni, green pass, sono ormai le parole più ricercate in rete. I tempi si fanno complessi in questa torrida estate al sud che vede grandinate pericolose e violente al nord. La vita si sa, gioca brutti scherzi.

Così come ha giocato un brutto tiro al noto guru del marketing, Marco De Veglia, una vita trascorsa tra start up e consulenze per aziende leader; lui  un no vax per eccellenza, morto proprio di Covid. Appena 55 anni per spegnersi in un reparto di terapia intensiva di un ospedale di Miami. Aveva deciso di non vaccinarsi, non che si definisse un “bastian contrario” come afferma in un suo post su Facebook, solo che “nella narrazione pandemica” di questi tempi, faticava  a trovare “anche solo un 1% di verità” quella stessa “narrazione pandemica” trattata attraverso, secondo il suo parere di esperto in comunicazione, “una propaganda buffa quanto asfissiante”

Intanto assistiamo attoniti ad un’altra notizia, stavolta trattasi di suicidio: Giuseppe De Donno, l’ex primario di pneumologia dell’ospedale Carlo Poma di Mantova che l’anno scorso aveva battuto una strada per pochi per  la cura del Covid 19, si è tolto la vita a 54 anni impiccandosi. Dimessosi dall’ospedale, stava cominciando la sua nuova vita professionale come medico di base.

Cosa sarà scattato nella mente e nell’anima del medico che, nella prima fase del Covid cercò una risoluzione con la terapia delle trasfusioni del plasma iperimmune?  Per dirla in poche parole questa pratica, per alcuni controversa, prevedeva che il sangue dei contagiati, dopo essere stato trattato, venisse iniettato in altri pazienti infetti. Tante le polemiche che avvolsero lui e le sue idee, eppure De Donno ottenne la sperimentazione del metodo. La medicina ufficiale concluse che la sua non fosse la cura più giusta, ma in tanti si salvarono.

Il suo nome è circolato su stampa e in tv, il dr della lotta al covid si è concesso a interviste fino alla querelle con Burioni, il luminare che sottolineò le criticità della cura in questione in riferimento al sangue dei donatori non sicuro, ai costi ed alla possibilità di produrre plasma artificiale. Il dibattito divenne acceso tra Burioni, il medico che aveva affermato che il Covid non sarebbe mai arrivato in Italia, il medico con contratto d’esclusiva al programma di Fabio Fazio, l’amico di Renzi che da questi fu invitato a candidarsi e il medico che credeva alle sue teorie, quelle teorie che non interessavano le lobbie farmaceutiche. L’intervista di Donno a Porta a Porta venne tagliata e tutto si ridusse ad una battaglia politica. Poi il famoso video in cui il dr De Donno sembra essere stato imbavagliato, in cui diceva che avrebbe tenuto un profilo basso e non si sarebbe prestato a  zuffe mediatiche.

L’epilogo lo conosciamo tutti.

La morte alla fine ha portato via tutti, in un modo  o nell’altro, chi non ha creduto alla pericolosità del virus e chi ci ha creduto così tanto da cercare, contro tutto e tutti, una via di uscita. Ma spesso ci si può perdere in labirinti mentali decidendo di farla finita senza pensare, fino in fondo, quanto si possa essere utili al mondo, soprattutto indossando un camice bianco.

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