Firenze: riaprono le librerie, intervista a Roberta Perugini del Libraccio

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A Firenze riaprono le librerie. – di Denata Ndreca-
La prima cosa che colpisce, sono le file lungo i marciapiedi. E non nego che dentro di me sorrido, perché la sensazione di sentire l’odore della carta, per quanto si può sentire dietro ad una mascherina, e la sensazione di toccare i libri, per quanto è possibile percepire sotto i guanti, mi fa stare bene, mi da un senso di pace.

Parliamo di  questo momento con Roberta Perugini della Libreria Libraccio di Firenze

-La Regione Toscana ha deciso di riaprire le librerie. Una scelta azzardata o ben ponderata per altri motivi?

La Regione Toscana penso che abbia fatto come tutte le altre Regioni, una attenta valutazione su questa difficile scelta. Immagino che voglia essere segno di una ripartenza se pur su un mercato più lento di altri.

-All’apertura il direttore della libreria ha ringraziato la Croce Rossa per aver fornito i guanti monouso, sottolineando la difficoltà di procurare il necessario che serve per garantire le misure di sicurezza. Voi del personale, avete il necessario per stare al pubblico?

Si, il direttore ha ringraziato perché ovviamente per riaprire, era necessario avere tutti i dispositivi di sicurezza; l’approvvigionamento in parte era già stato fatto anche prima della chiusura, quindi siamo stati sempre in grado di proteggerci e lo siamo tutt’ora in questa fase, però dovendo fornire i guanti anche al pubblico che entra in libreria, è stato più faticoso. Per quanto riguarda noi, abbiamo messo anche i plexiglass nei punti informazione e casse. Più difficile mi sembra, è pretendere che le persone mantengano la distanza di sicurezza di 1.80, perché tutti sono inclini ad avvicinarsi per chiedere.  Poi adesso le cose sono scritte sui telefonini, e sembra un paradosso, perché nessuno legge più cosa è scritto, ma tutti vogliono farci vedere l’immagine.

-Il calo delle vendite dei libri sia cartaceo, sia in e-book, è vertiginoso, intorno a 58% in meno. Voi come libreria, e specialmente lei, avete reagito immediatamente con delle iniziative on line per mantenere viva la vita della libreria ed il contatto del lettore con gli autori. In questo momento come intendete procedere con le iniziative letterarie?

Si, purtroppo in questa fase è scomparsa la vendita di indotto che è quella che si fa quando un cliente entra in un negozio banalmente per comprare un libro, e poi strada facendo si ritrova con una borsa piena di libri…Chi di noi non lo ha fatto? L’online immagino abbia sofferto anche per la mancanza di dimestichezza, c’è una parte di pubblico che non la possiede. E poi i libri sono oggetto obbligatorio di studio e oggetto di piacere, e il piacere passa anche attraverso la vista, il tatto e l’olfatto, ed è per questo che vanno anche sfogliati, toccati e annusati! Noi per non perdere il contatto con il pubblico, abbiamo mantenuto la collaborazione con i tanti autori fiorentini (e non solo), utilizzando le nostre piattaforme social. Gli autori hanno tutti accolto il nostro invito e non ci siamo mai perduti di vista, spero continueremo anche in futuro, ma in maniera ancora più interattiva, dando la possibilità anche al pubblico di fare domande. Questo è un momento di tante domande e di poche risposte, e credo che condividere dubbi e incertezze faccia sentire meno sole le persone, quindi trasferiremo quella che è stata la nostra attività di eventi in libreria – sulle piattaforme social.

In questi giorni di quarantena, Lei è stata parte fondamentale dell’iniziativa “Mascheriziamo il mondo”, insieme ad altre donne fiorentine, cucendo e distribuendo maschere che hanno fatto il giro di tutta Italia. È cambiato qualcosa nei rapporti umani?

Come tanti, anche io guardavo le immagini di quello che stava succedendo, senza poter fare nulla, così insieme ad altre persone abbiamo trasferito le nostre capacità manuali nel fare qualcosa di utile. Si, è cambiato qualcosa.  Aver recuperato il proprio tempo, ha dato modo di approfondire rapporti che erano superficiali, ha dato modo di sentirsi più uniti anche senza stare insieme, e cancellando la fretta e la frenesia, ho potuto vedere che fuori c’è un mondo di persone generose, che non sono solo i medici, infermieri e altri che sono stati in prima linea, e che non finiremo mai di ringraziare, ma ci sono anche i non eroi, gli anziani, le persone più fragili, che attraverso gli occhi esprimono sorrisi di gratitudine -nascosti dalle mascherine. Ho imparato che aiutando, si riceve indietro tantissimo.

 

 

 

 

 

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