Fase 2. Parola d’ordine: riorganizzarsi

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-di Claudia Izzo-

Parola d’ordine: riorganizzarsi, ricominciare, voltare pagina. Questo ce lo impone il virus che ci sta tenendo in scacco. Tutti stiamo riorganizzando le nostre vite, incominciando con l’allestimento dei nostri luoghi di lavoro con plexiglass, percorsi e disinfettanti, distanziando tavoli nei locali, cercando di capire come costruire questa nuova forma di socialità che dovremo vivere. Distanziati fisicamente gli uni dagli altri, dovremo trovare nuove forme per non perderci, per comunicare. Ne sanno qualcosa allievi e insegnanti che si  incontrano senza aule attraverso un pc, come un po’ tutti negli ultimi tempi, svelando angoli delle proprie abitazioni.

In questo ultimo periodo vissuto le strade, vuote e silenziose, sembravano cristallizzate in un’attesa. Da oggi porte aperte di ristoranti e pizzerie senza limiti di orario mentre bar, “baretti”, vinerie, gelaterie, pasticcerie, chioschi ed esercizi di somministrazione ambulante di bibite, fino alle 23. Il termine da non pronunciare è “assembramenti”. I luoghi chiusi di un tempo dove presentare l’ultimo libro diventerà un luogo privo di pareti, si andrà in spazi aperti per ricordarci che questa è un’altra sfida da dover accettare, con intelligenza.

Cambia il tessuto e la fantasia delle mascherine, ma siamo tutti colpiti al cuore dai tanti che questa battaglia non l’hanno vinta. Pensando a loro, ai loro cari, ai sacrifici di quanti erano in prima linea dobbiamo rinunciare per un pò a mostrare i nostri sorrisi ormai imbavagliati. Forse un modo per parlare meno e pensare di più. Perchè no, osservare di più questo mondo in ginocchio dove si è assistito da subito ad un rincorrersi di responsabilità  che nessuno vuole prendersi.

Spes ultima dea…Sarà il caso di tendere la mano alle attività commerciali chiuse da troppo tempo, sarà il caso di guardare tutto e tutti con occhi nuovi, ma migliori. Facciamo che questo periodo ci renda migliori e non peggiori. C’è tanta solitudine in giro, questa situazione corre il rischio di crearne di più. Un giorno ci riabbracceremo. Un giorno avremo capito anche chi quell’abbraccio lo merita davvero perchè sarà qualcosa di ancora più prezioso da donare.

 

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