Esami di Stato 2019 : “Notte prima degli esami” tra tracce, paure e ricordi

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“La matematica non sarà mai il mio mestiere”- di Claudia Izzo-

E dopo la “notte prima degli esami” cantata da tanti della generazione dei quarantenni di oggi sulle amate note di Antonello Venditti,  eccoci all’Esame di Maturità 2019. Il componimento, si sa, è il momento migliore per leggere l’animo del candidato alla maturità, come tanti docenti di Lettere ben sanno, nulla più di uno scritto racconta di una persona. Lo stile, i contenuti, ringraziando Dio , continuano ad essere un modo per conoscere chi si ha di fronte.

E quest’anno ce n’è davvero per tutti i gusti, sperando nella bravura dei docenti che avrebbero dovuto far spaziare i discepoli nel mare magnum della letteratura, sempre uguale e sempre nuova.

Per l’Analisi e l’interpretazione di un testo letterario si è andati da Giuseppe Ungaretti da “L’Allegria” in Il Porto Sepolto a Leonardo Sciascia, Il giorno della civetta; per  l’Analisi e produzione di un testo argomentativo  i giovani candidati hanno dovuto scrivere su Tomaso Montanari, Istruzioni per l’uso del futuro;  Steven Sloman – Philip Fernbach, L’illusione della conoscenza; L’eredità del Novecento, partendo dall’ introduzione di Corrado Stajano alla raccolta di saggi La cultura italiana del Novecento. 

E poi l’immancabile attualità con la Riflessione Critica di carattere espositivo -argomentativo. Partendo da un testo di commemorazione del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso dalla mafia nel 1982, gli studenti hanno argomentato sui valori dell’antimafia, traendo spunto dal testo, dalle vicende che narra e dalle proprie considerazioni personali. Tra sport e storia poi,  una riflessione sul rapporto tra sport, storia e società partendo da un articolo sul ciclista Gino Bartali.

Ma quello che più speriamo è che questi ragazzi, i nostri figli di domani, abbiano trovato sul loro cammino abili docenti che abbiano infiammato loro gli animi, conducendoli nel mondo delle lettere, incantandoli, affascinandoli, rapendoli.  Perchè, in questo mondo spento ma con miliardi di mezzi tecnologici connessi, abbiamo sempre più bisogno di  veri maestri che al di là dei loro titoli accademici, sappiano lasciare qualcosa nell’animo di queste nuove generazioni, sempre più superficiali, sempre più sole, chiuse  nelle loro nuove tendenze e nelle loro nuove fragilità.

Ed il ricordo vola al compianto Professore Giorgio Smaldone,  per una vita docente di Lettere, Latino e Greco al Liceo Francesco De Sanctis di Salerno. Nessuno più di lui conosceva la Divina Commedia, nessuno più di lui, con il suo stile, la sua classe e la sua cultura ha insegnato, a chi ha avuto l’onore di essere suo allievo, cosa significhi aprire la mente, cosa significhi creare vera cultura. Ed in questi giorni di esami di Stato, grazie Professore…

Ed intoniamo , allora, ancora una volta Venditti…

“Notte di giovani attori, di pizze fredde e di calzoni
Notte di sogni, di coppe e di campioni
Notte di lacrime e preghiere
La matematica non sarà mai il mio mestiere

E gli aerei volano in alto tra New York e Mosca

Ma questa notte è ancora nostra
Claudia non tremare
Non ti posso far male
Se l’amore è amore”

 

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