Ed i cervelli fuggono

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“Liberi di volare ” – di Maria Gabriella Alfano-

Si parla molto dei tanti giovani costretti ad emigrare alla ricerca di migliori opportunità di lavoro e del depauperamento intellettuale del nostro Paese. Per contrastare il fenomeno della “fuga dei cervelli” il Governo ha approvato il Decreto Crescita (D.L. n. 34/2019, convertito, con modificazioni in L. n. 58/2019) che intende incentivare il rientro in Italia dei lavoratori dall’estero con agevolazioni e benefici fiscali estesi agli imprenditori che avvieranno un’attività.

Potremo valutare nei prossimi mesi se le misure governative riusciranno ad invertire questo trend, interpretando le aspettative di coloro a cui sono dirette.

Un mercato interno in costante arretramento e la crescente concorrenza hanno indotto da un po’ di anni a guardare con interesse agli altri paesi. Le opportunità in Europa ci sono. Le mete più gettonate sono la Germania, l’Inghilterra (nonostante la brexit), il Belgio, la Francia e l’Europa dell’Est.

Ampi spazi si stanno aprendo anche in Asia. Alla Cina e all’India, paesi in cui tanti italiani operano da tempo, si stanno aggiungendo Turchia, Indonesia, Vietnam, Filippine, Malesia. Qui si rileva come il processo di liberalizzazione nel terzo settore stia vivendo una fase di crescita, destinata a proseguire anche nel medio e lungo periodo.

Perché il richiamo dell’estero è così forte tra i nostri giovani?

Lavorare all’estero è una scelta obbligata dalla mancanza di lavoro in patria o è la voglia di cercare condizioni occupazionali dignitose, sperimentare esperienze lavorative in realtà diverse, per arricchirsi e nutrirsi con nuovi stimoli?

Per restare nella mia realtà professionale, conosco parecchi architetti che lavorano oltre confine. Grazie ai moderni strumenti di comunicazione mi capita di dialogare con loro in chat, email o per telefono. Rispondendo al fuoco di fila delle mie domande mi offrono interessanti ed utili notizie sulla loro vita professionale. La decisione di lasciare l’Italia non sempre discende dall’avvilimento per la mancanza di lavoro. Oggi le distanze si accorciano sempre più per la frequenza e la rapidità dei mezzi di trasporto e per le reti informatiche che connettono le persone superando gli spazi fisici. Non sempre lavorare a molti chilometri di distanza è visto come una condanna. Spesso è fonte di crescita culturale e professionale, oltre che ricerca di nuove e proficue opportunità.

Tutti mi hanno parlato delle condizioni dignitose che vengono poste alla base del rapporto professionale. Non è particolarmente complicato iniziare a lavorare in importanti studi di progettazione, anche se sei un giovane alla prima esperienza. Il resto viene da sé e cambiare studio dopo il primo semestre di pratica non è un grosso problema.

Ho un figlio che lavora nel Regno Unito. E’ stato assunto da un’importante società che si occupa di effetti speciali digitali alla quale aveva inviato il curriculum e dopo un colloquio su skype. Giunto a Londra ha avuto la possibilità di svolgere il lavoro per cui ha studiato, all’

interno di un team giovane e stimolante.

Quando anche nel nostro Paese si creeranno le condizioni per garantire assunzioni fondate sul merito, per attività lavorative appaganti e ben retribuite, allora i giovani, se lo vorranno, torneranno.

Intanto esorto quanti non hanno un lavoro all’altezza delle aspettative a vincere l’inerzia e lo sconforto aprendosi a nuove esperienze in altri luoghi del mondo, a inseguire i propri sogni, non importa se qui o altrove, a sentirsi “liberi di volare”.

 

Disegno a cura di Sergio Del Vecchio

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