Dove stiamo andando?

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Rimaniamo umani- di Denata Ndreca-
E mentre una mamma sudcoreana piange e si commuove accarezzando la sua bambina che non c’è più, ricostruita in 3D, riproduzione elettronica realizzata per un documentario televisivo, mi sento morire per tutte quelle madri e padri che non possono abbracciare i loro figli, perché non ci sono più. Ne ho viste tanti, troppi.
Davanti agli occhi mi scorrono i corridoi lunghi e tristi degli ospedali, perché la verità è che non bastano tutti i secchi di vernice di questo mondo per colorarli e renderli allegri, quando un figlio o le persone che amiamo stanno male.
Lenzuola bianche che non odorano di vita, volti di medici che devono fare il loro duro lavoro e dire: non ce l’ha fatta. Sento i silenzi e le mani delle madri che piangono mentre pregano di nascosto in un angolo improvvisato, cercando la Madonna o il proprio Dio, a volte ben nascosto, perché per quanto la nostra specie può essere evoluta, arriva sempre quel momento che ci arrendiamo e ci affidiamo a qualcuno, alzando il volto e il cuore verso l’alto, alla ricerca di un segno, di una speranza. Ma la speranza non può essere questa, non può essere così bastarda e ingannare fino a questo punto. La tecnologia non può sostituire il corpo umano, non può snaturare quello che la natura ha creato.

Dove stiamo andando? In quale mercato, l’animo abbiamo abbandonato?

Che prezzo abbiamo dato? Fino a che punto ci spingeremo? Fino all’autodistruzione? Alla mente umana basta dare un input e non si fermerà finché non lo raggiungerà. Ma penso che quello che ora dobbiamo raggiungere, è proprio il limite; perché nessuna libertà può essere tale senza, e non è un gioco di parole, ma un lungo e duro concetto da comprendere. Non ci vuole per forza una fede, ma buon senso e rispetto si! Non si può giocare fino a questo punto divulgando e manipolando, non si può illudere di riportare le vite dall’aldilà – qua, come se fosse una prassi normale. Il dolore è sacro!
“Come se per commuoversi al ricordo di una persona non bastasse già ora una foto, un oggetto o solo un pensiero” – scrive il poeta Davide Rondoni.
E basta un niente, perché chi abbiamo amato ci abita ovunque, in ogni nostra cellula; per questo, in quel video di incontro tra madre e figlia ricostruita in 3D, non ho visto la favola, ma l’interruzione del collegamento tra cervello e cuore, ho visto l’indelicatezza verso il dono più grande che abbiamo: la vita; ho visto l’abuso del potere di quello che di più ci spaventa: la morte. Ho visto la pubblicità di un nuovo oggetto che stanno lanciando nel mercato tecnologico.
Sta a noi di scegliere, se vogliamo essere manipolati e snaturati. Sta a noi saper vivere, anche nel dolore.

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