Dopo 35 anni il tesserino da giornalista professionista al compianto Giancarlo Siani

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Il tesserino e l’uscita del libro con Il Mattino nel ricordo di Giancarlo Siani, ucciso dalla camorra nel 1985- di Claudia Izzo-

“Questo tesserino è una scelta etica che va nel segno della legalità e del lavoro vero per le nuove generazioni di giornalisti,” ha affermato Ottavio Lucarelli, Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania. “Giancarlo è sempre più un simbolo per l’informazione corretta e libera da condizionamenti e ricordarlo significa soprattutto portare avanti ogni giorno il suo messaggio per il lavoro e la lotta alla camorra. Troppi giovani giornalisti continuano ad essere sfruttati e massacrati con paghe da fame.”

Giancarlo Siani era uno studente iscritto alla Facoltà di Sociologia con il desiderio di capire il mondo che lo circondava, un giornalista dalla schiena dritta, un uomo che non si è fatto scalfire dalla pericolosità di ciò che scopriva e che scriveva nei suoi articoli su Il Mattino, corrispondente da Torre Annunziata per la redazione di Castellammare di Stabia.

Oggi nel 35esimo anniversario della sua morte è stato rilasciato il tesserino da giornalista professionista, in sua memoria, al fratello Paolo. Proprio oggi Il Mattino, la testata per cui Gianfranco scriveva fa una uscita speciale con un testo omaggio contenente  gli articoli del suo figlio ucciso dalla camorra dal titolo “Giornalista-Giornalista”. La cerimonia  si è svolta proprio nel luogo dove Giancarlo fu ucciso, nei pressi di quella che era la sua casa nel quartiere Arenella. Al cinema Modernissimo presenti oggi il Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania, Ottavio Lucarelli, il Presidente dell’Ordine Nazionale Carlo Verna, il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, il procuratore capo di Napoli Luigi Riello, il Presidente della Camera Roberto Fico.

E’ stato per volere di Totò Riina, capo di Cosa Nostra, su ordine del boss Angelo Nuvoletta che il giornalista 26enne Giancarlo Siani fu trucidato dalla camorra.

E’ il 23 settembre 1985, sono le 20.50, Giancarlo Siani è sotto la sua abitazione, in via Vincenzo Romaniello, nel quartiere napoletano dell’Arenella. E’ancora seduto nella sua Citroën Méhari con capote in tela quando viene raggiunto da 10 proiettili alla testa provenienti da due pistole Beretta 7.65mm. Un agguato di stampo camorristico in piena regola.

Alla base dell’efferato omicidio un articolo che il giovane Siani scrisse due mesi prima della sua morte in cui notiziava il mondo dalle colonne del Mattino che l’arresto del boss Valentino Gionta era stato reso possibile grazie a una soffiata degli alleati Nuvoletta che tradirono Gionta in cambio di una tregua con i casalesi.

Il suo collaborare con l’Osservatorio sulla Camorra, periodico diretto dal sociologo Amato Lamberti, lo portava sempre più vicino alla cronaca nera, analizzando i rapporti e le gerarchie delle famiglie camorristiche, gli intrecci tra politica e criminalità organizzata tra esponenti politici e boss come  il boss Valentino Gionta, che all’indomani del terremoto dell’Irpinia, da pescivendolo ambulante aveva costruito un business illegale; partito dal contrabbando di sigarette si era allargato al traffico di stupefacenti fino all’intero mercato della droga nell’area torrese stabiese. Il giorno della sua morte, Siani fece una telefona al suo ex-direttore dell’Osservatorio sulla Camorra, Amato Lamberti, chiedendogli un incontro per parlargli di cose che “è meglio dire a voce”. Forse iniziava a temere per la sua incolumità.

Troppo tardi, il giornalista scomodo era da eliminare.

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