Disobbedienza civile: assolti Cappato e Welby, una lotta a favore dell’ eutanasia

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Si è chiuso il processo per l’atto di disobbedienza civile che ha visto protagonisti nel 2017 Marco Cappato e Mina Welby, rei di aver aiutato Davide Trentini, malato di sclerosi multipla a raggiungere la Svizzera dove l’eutanasia è legale.

Assolti perchè il fatto non sussiste”.

I due avevano cercato e trovato i soldi necessari per quel viaggio di sola andata, hanno accompagnato Davide Trentini, gli sono stati accanto fino alla fine, rischiando dai 5 ai 12 anni di reclusione. Dopo, i due si sono autodenunciati presso la stazione dei Carabinieri di Massa. La disobbedienza civile consiste proprio in questo: una forma di lotta politica che comporta la consapevole violazione di una precisa norma di legge, considerata particolarmente ingiusta e che trova le sue radici in Etienne de La Boétie, in Henry David Thoreau, nel Mahatma Gandhi.

Davide Trentini era un uomo di 53 anni, malato, con un calvario di dolore alle spalle e una prospettiva uguale innanzi a sè. Nel messaggio di addio che ha voluto lasciare all’Associazione Coscioni ha detto “Basta dolore”. Sono circa mille gli italiani che si rivolgono all’associazione Luca Coscioni, non sapendo cosa fare, in attesa che il Parlamento legiferi, colmando vuoti. Si rivolgono cioè a quell’associazione il cui fondatore,  Luca Coscioni, economista, docente universitario a contratto, era anch’egli malato di sclerosi laterale amiotrofica che lo condanna ad una lunga e progressiva degenerazione dei muscoli, problemi alla parola, al movimento, alla nutrizione, fino alla morte avvenuta nel 2006.

L‘eutanasia, la dolce morte.

L’eutanasia, la dolce morte, è quel modo dignitoso di uscire di scena senza accanimento terapeutico per i malati terminali. Nella mitologia tre erano le Parche, figlie di Giove e Temi, che presiedevano al destino dell’uomo: Cloto, Lachesi e Atropo. Se la prima filava il filo della vita, la seconda dispensava i destini ma spettava alla terza tagliare il filo. Per la religione cristiana il diritto alla vita spetta solo a Dio, non esiste cioè il diritto dell’individuo i di scelta tra vita e morte. La morte nella Fede cristiana è solo un passaggio, non una fine, la vita non viene tolta, ma trasformata. Eppure in tantissimi chiedono la legalizzazione dell’eutanasia. Tantissimi si sentono abbandonati da Dio e da uno Stato sordo mentre le vite continuano chiuse in malattie che non perdonano, spesso senza possibilità di comunicare con l’esterno, con danni neurologici, attaccati a fili e macchinari.

Ma chi sono Marco Cappato e Mina Welby?

Marco Cappato è un attivista e politico italiano, esponente dei Radicali e dell’Associazione Luca Coscioni, con tante azioni di disobbedienza civile alle spalle, arrestato varie volte, spesso in ambiente internazionale.  Promotore del Congresso Mondiale per la libertà di ricerca e della Campagna Eutanasia Legale, è deputato europeo radicale, eletto nella lista di Emma Bonino. E’ lui che accompagnò in Svizzera, Fabio Antoniani, per tutti dj Fabo, uomo tetraplegico in seguito ad un incidente, per il suicidio assistito, da Milano a Zurigo per l’assistenza alla morte volontaria nella clinica Dignitas, dove l’eutanasia è praticata legalmente. Anche allora, tornato in Italia si denunciò. Se la Procura di Milano chiese l’archiviazione del caso, il Giudice per le Indagini Preliminari ne dispose l’imputazione coatta. E’ cioè “punibile per la Legge italiana colui che agevola l’eutanasia di un soggetto, malato terminale che ha compiuto consapevolmente la scelta di procedere all’eutanasia ma non è in grado di compierlo con le proprie mani.” Anche in quel caso Cappato fu “assolto perchè il fatto non sussiste”.

Wilhelmine Schett, per tutti Mina Welby è una insegnante di Bolzano che sposò Piergiorgio Welby, attivista, giornalista, politico, poeta, pittore, affetto da distrofia muscolare in forma progressiva, sempre impegnato per il riconoscimento legale del diritto al rifiuto dell’accanimento terapeutico in Italia e per il diritto all’eutanasia. Militante del Partito Radicale chiese ripetutamente nei suoi scritti che venissero interrotte le cure. Morì nel 2006 a seguito del distaccamento del respiratore artificiale e previa somministrazione di sedativi.

Dopo la sua morte, la moglie Mina ha testimoniato nei tanti dibattiti l’importanza della autodeterminazione della persona, delle scelte di fine vita, di una adeguata assistenza alla persona malata. Con Marco Cappato ha dato vita alla disobbedienza civile, anch’ella processata e assolta, ha affermato di voler continuare così fino a quando il Parlamento non approverà una legge che sia in grado di tutelare e disciplinare il fine vita su tutto il territorio italiano.

Già da troppo  è tempo di non girare la testa dall’altra parte.

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