Crollo di Amalfi, recupero in tre fasi. Intervista al professore Michele Brigante

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-di Maria Gabriella Alfano-

Il crollo del costone di Amalfi del 2 febbraio scorso ha colpito al cuore la città simbolo del territorio della “Divina”, noto e amato in tutto il mondo. La frana ha interessato la strada statale 163 interrompendo i collegamenti con i comuni a sud e a nord della penisola e solo per un caso fortunato non vi  sono state vittime.

Sono tuttavia ingenti i danni all’economia di un territorio che vive di turismo e gravi le ricadute  sulla qualità della vita della comunità della Penisola sorrentino-amalfitana, al momento divisa in due.  D’altra parte questo è solo l’episodio più eclatante di una lunga serie di dissesti che quest’anno, come nel passato, hanno colpito il territorio, mettendo in luce la fragilità e la vulnerabilità idrogeologica del suo territorio.

Quali sono le cause di quest’ennesimo cedimento del versante? Si poteva prevedere? Che cosa si può fare per impedire che accada di nuovo o almeno mitigare il rischio e che cosa si farà nello specifico per superare i problemi contingenti, cioè riaprire la strada e ripristinare l’accessibilità alle abitazioni interessate dalla frana?

Ne parliamo con Michele Brigante, docente dell’università Federico II di Napoli, presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Salerno e provincia, che ha redatto il progetto dei lavori  di risanamento del costone roccioso e ne seguirà l’esecuzione.

Presidente, quali sono le cause di un crollo così esteso e come si è sviluppato? 

Ho visitato i luoghi del crollo il giorno dopo e – come tutti –avevo visto filmati e foto postate sul web. Angoscia e disperazione al cospetto di uno scenario impressionante e complesso. Un crollo monte-valle, con il coinvolgimento della strada statale 163, la sottostante via comunale dei Cavalieri e la stradina comunale, via Vagliendola, tagliava in due il Comune di Amalfi e la Costiera.

Il materiale precipitato e trascinato era consistente e sul fronte roccioso di monte vi erano ancora parti in serio pericolo di instabilità. Un miracolo che non ci siano state vittime.

L’osservazione delle macerie e la loro distribuzione restituiva un quadro dei possibili scenari della dinamica del crollo che, senza dubbio, è stato improvviso.

Si poteva prevedere? In che modo?

Difficile da dire. Spesso, col senno di poi, possono anche teorizzarsi quadri di azioni preventive. Le do una foto del 2017 che mostra i luoghi. Una cartolina! Guardandola è difficile intravedere imminenti pericoli di crollo. Spesso non si manifestano segnali evidenti e preventivi, ed altrettanto spesso non ci sono movimenti lenti o progressivi; e questi sono i casi più insidiosi.

Gli studi che ora sono in corso ed avviati per la definizione del progetto saranno utili ad inquadrare bene tutto il problema.

Che cosa ha influito maggiormente: l’impatto antropico, la scarsa manutenzione dei versanti, gli incendi o è colpa delle piogge copiose dei giorni che hanno preceduto il crollo? 

Le settimane precedenti sono state caratterizzate da intense, continue e forti piogge. In quello stesso giorno, come ricorderà, ci sono stati quasi contemporaneamente numerosi dissesti in parecchie zone della provincia. Tuttavia, questi fenomeni raccolgono l’effetto di più fattori che, nel tempo si accumulano e si sommano, aumentando la potenziale vulnerabilità, già intrinsecamente contenuta nella natura stessa dei terreni e delle rocce.

Ha partecipato alla riunione operativa indetta dal Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca. Presenti anche il sindaco di Amalfi e i funzionari dei settori regionali competenti in materia. Che cosa si è deciso? 

Fu una riunione molto proficua. L’emergenza non consentiva alcun indugio. Il Presidente De Luca, immediatamente, emise l’ordinanza di dichiarazione dell’emergenza ed inviò a tutti gli Enti ed i soggetti interessati l’invito a procedere con azioni semplificate e d’urgenza, favorendo – in questa maniera – la compattazione e riduzione dei tempi. La riunione tracciò anche i compiti ed i campi di azione delle attività dell’A.N.A.S SpA e del Comune, stimolando un’azione tempestiva e coordinata. Che di fatto c’è stata pienamente e che ha permesso, in poco più di tre settimane, di avere già in campo il progetto esecutivo della ricostruzione della statale 163 ed il progetto delle soluzioni della zona di monte e del costone.

Può illustrare, in modo comprensibile anche a chi non è un tecnico, in che cosa consisterà l’intervento e che cosa si sta facendo in questo momento? 

In campo ci sono tre fronti di azione. La prima azione, partita immediatamente ed attuata dal Comune di Amalfi, riguarda l’eliminazione dei pericoli sul costone e le prime attività di messa in sicurezza, necessarie per aprire i due cantieri di ricostruzione. Operazioni, queste, in via di completamento.

La seconda riguarda il progetto esecutivo della statale, già redatto dall’ANAS e sottoposto ai pareri di rito. E’ stato già acquisito il parere favorevole della Soprintendenza e il cantiere è in fase di avvio. Le opere riguarderanno il ponte a tre arcate in muratura della statale, danneggiato e parzialmente crollato.

La terza, attuata dal Comune, riguarda il progetto per la ricostruzione della stradina pedonale Vagliendola, completamente distrutta, con gli edifici rimasti sul fronte scomparso.

Quest’ultima seguirà, anche per l’impianto di cantiere, le prime due, salvo a potersi sovrapporre nel cronoprogramma, per compattare ancora di più i tempi.

Questa soluzione progettuale è stata dettata da esigenze di inserimento urbanistico e ambientale, coniugate con enormi problemi tecnici e di sicurezza.

Un progetto che ha coniugato l’innovazione con il recupero del paesaggio del sito. Si è dovuto anche risolvere il problema della complicata fase esecutiva per lo stato dei luoghi….

La stradina crollata misura circa 22 metri e vi è solo il vuoto sotto. Realizzare un ponte o un muro dal basso? Nessuna delle due soluzioni era praticabile per l’assoluta mancanza di spazio e di appoggi sui quali contare per il sostegno dei possibili manufatti. Allora si è pensato di “disegnare” gli archi sulla parete del costone, ancorandoli a questo con un sistema di intirantatura speciale, distribuita su “finti piloni”, che di fatto restituiscono un ponte ad arcate appeso come un quadro all’unico elemento in grado di collaborare: il costone. Questo in sintesi il progetto che, dietro, ha una complessa fase di studio e di progettazione, che è nella fase di stesura conclusiva.

Quanto tempo occorrerà per ripristinare almeno la viabilità sulla strada statale 163 ? 

Il programma prevede per questa fase 40-50 giorni, lavorando su più turni.

 E per il completamento dell’intervento? 

Questo tempo sarà gestito organizzando alcune sotto fasi che sono allo studio. L’obiettivo è aprire la statale ed avviare, separatamente, il cantiere del costone che, probabilmente, sarà posizionato a quota + 6 metri, ricorrendo ad un ulteriore stratagemma, magari utilizzando un elemento che fungerà anche da protezione e da galleria artificiale provvisoria. Vedremo! Ma l’obiettivo è stringere i tempi in tutti i modi, ricorrendo alle straordinarie possibilità che la tecnologia offre.

Il paesaggio culturale della “Divina” è stato riconosciuto di “valore universale dall’Unesco che lo ha incluso tra  i beni “patrimonio dell’umanità. A suo avviso è possibile coniugare la tutela ambientale della costa e del suo paesaggio con le esigenze di messa in sicurezza e di ripristino funzionale della viabilità?

Il problema della viabilità della costiera amalfitana credo sia tema che meriti ben altri ambiti di discussione. La “domanda” di potenziale traffico è enorme ed è sproporzionata alla “capacità” che l’attuale strada consente. Viceversa, l’economia e l’indirizzo turistico delle aree non possono rinunciare a questa domanda, ma sarebbe illogico pretendere che questo possa mettersi in equilibrio con l’attuale sistema. E’, a mio parere, necessario pensare ad alternative, almeno per il traffico pesante.

Parliamo di prevenzione. Sarebbe utile il ricorso a sistemi di monitoraggio che utilizzino droni o altri strumenti di rilevamento dei movimenti del suolo?

Si, ormai sono nella disponibilità numerose tecniche avanzate di controllo e monitoraggio che meriterebbero maggiore diffusione e conoscenza, perché di grande aiuto. Ho notizie che, a breve, ci saranno linee guida ministeriali proprio in questo importante campo. Tutto quello che può aiutare in prevenzione è da accogliere con grande favore, perché il tempo da spendere bene è quello che “precede gli eventi”, piuttosto che “quello di dopo”.

Per quanto riguarda gli interventi di messa in sicurezza di versanti, oggi si fa prevalentemente ricorso all’imbragatura con reti metalliche o a barriere paramassi che non sempre risultano efficaci. Ci sono sistemi più avanzati che garantiscano maggiore sicurezza e minore impatto sul paesaggio?

Non sempre ci sono grandi alternative, purtroppo. Le reti ed i sistemi di ancoraggio hanno pregi e difetti, sia sul piano della tenuta a lungo termine, sia sul piano dell’impatto visivo, restituendo spesso un’immagine non brillante ed anche un’impressione di precarietà. Tuttavia, in alcuni casi la soluzione è quasi obbligata. Sistemi più avanzati, con materiali innovativi ci sono, così come altre possibilità di intervento; tempi e budget economici, in uno con la complessità delle procedure e dei pareri di competenza, non sono elementi favorevoli ad introdurre queste innovazioni.

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