Covid -19: pandemia, realtà o invenzione?

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-di Giuseppe Esposito-

In questo memorabile anno 2020 il mondo sembra impazzito sull’orlo di un collasso, sotto la spinta di una pandemia che sembra non avere precedenti quanto a dimensioni ed a velocità di propagazione. L’economia mondiale è in ginocchio a causa dell’arresto di ogni attività produttiva imposto per motivi di natura sanitaria. Nella sola Italia si sono persi e si perderanno ancora milioni di posti di lavoro. Uno choc da cui non sappiamo ancora se il paese riuscirà a riprendersi. Giornali, radio e televisioni continuano con il loro bombardamento di dati relativi ai contagi e l’umanità sopravvive attaccata alla debole speranza nella realizzazione di un vaccino a breve termine.

Eppure da qualche parte, dal seno stesso della comunità scientifica cominciano a sorgere seri dubbi sulla natura e sulla reale esistenza di una emergenza sanitaria e della pandemia stessa.

Qualcuno comincia ad avanzare dubbi sul virus e sui sistemi messi a punto per rilevare i contagi, come sul modo di conteggiarli e su quello di conteggiare le morti da esso causate.

Tra le altre una voce, si è levata, da parte di uno scienziato che sembra essere autorevole. Si tratta del professor Stefano Scoglio, direttore del Centro Ricerche Nutriterapiche di Urbino, candidato al Nobel per la Medicina nel 2018.

Noi non abbiamo titolo per giudicare le tesi del professore, ma esse sembrano piuttosto convincenti ed instillano non pochi dubbi sulla condotta dei governi che in nome di questa conclamata pandemia hanno rischiato di distruggere le economie di gran parte dei paesi del mondo. La tesi di Scoglio è che la pandemia non esista. Egli afferma, che nonostante le tante affermazioni del contrario, che il processo di isolamento del virus Covid 19, non sia mai stato realizzato. Nel suo studio dal titolo: “La pandemia inventata, la nuova patologia della asintomaticità e la non validità dei test Covid 19” egli afferma testualmente:

Ho esaminato tutti gli studi che affermano di aver isolato e persino testato il virus, ma tutti hanno fatto qualcosa di diverso. Hanno preso il liquido faringeo o broncoalveolare dei pazienti, lo hanno centrigfugato, per separare le molecole di maggiori dimensioni da quelle più piccole e delle dimensioni paragonabili a quelle dei virus. Hanno infine preso il surnatante, ossia la parte in cima al liquido centrifugato ed hanno etichettato quella complessa matrice come virus isolato.”

Processo evidentemente errato poiché in quella matrice vi sono milioni di elementi diversi. Appare allora che, se non si è riusciti ad isolare veramente il virus, gli accertamenti quali i tamponi o i test sierologici non possono avere validità alcuna. Per questa ragione Scoglio mette in dubbio la correttezza della decisione presa dal governo di chiudere l’intero paese e di minarne così l’economia.

Esistono qualcosa come 78 differenti tipologie di tamponi, alcune delle quali importate dalla Cina. Nessuna di queste tipologie è però mai stata controllata, ispezionata come si legge nel Working Document emanato ad aprile dalla Commissione Europea. Stessa cosa si può dire dei test sierologici.

Per quanto riguarda invece le morti attribuite al Covid 19, vanno osservate alcune cose. In primis, a causa del divieto di autopsie, imposto all’inizio, i medici intubavano i pazienti, come avviene in presenza di polmoniti bilaterali e conseguenti difficoltà respiratorie. In realtà, nel momento in cui si sono effettuate le prime autopsie si è notato che il virus provocava in realtà delle tromboembolie diffuse e quindi pompare ossigeno ad alta pressione nei polmoni dei pazienti provocava il collasso delle arterie polmonari e la morte. In pratica la decisone di intubare quei pazienti equivaleva alla loro condanna a morte, decisa inconsapevolmente dai medici ospedalieri.

Quanto al numero di morti attribuite al Covid 19, occorre richiamarsi ad una statistica pubblicata dal ISS, secondo cui l’età media dei pazienti defunti si posiziona intorno agli 81 anni. Inoltre si è rilevato che il 60% di quei morti era affetta da altre tre patologie gravi, quali tumori, malattie cardiovascolari o diabete; il 25% era affetto da altre due patologie gravi ed infine il 16 % da un’altra grave patologia. Solo il 3,4 % era esente da altre patologie e la loro morte si può allora attribuire agli effetti del Covid 19.

A livello mondiale sono state attribuite al virus ben 800.000 morti, ma se si ritara questa cifra in base alle statistiche ISS, confermate anche da istituti di ricerca americani, tale numero va riportato alla ben più modesta cifra di 40. 000 decessi circa da attribuire forse al Covid 19.

Si tenga presente inoltre che ogni anno muoiono nel mondo circa 7.000.000 di individui a causa di polmoniti, pertanto le morti da Covid sono in realtà una percentuale irrisoria di quel totale.

È lecito dunque chiedersi perché si sia avallata la narrazione di una pandemia a fronte di dati così evidentemente in contrasto con quella versione dei fatti.

Un’ultima osservazione a proposito dei decessi nelle zone rosse di Bergamo e di Brescia. Occorre rilevare come in quelle zone si fosse messa in atto una massiccia campagna di vaccinazioni antinfluenzali e anti meningococco. Oltre 100.000 anziani sono stati vaccinati. Ora è risaputo che quei vaccini, secondo diversi e autorevoli studi, scatenano una tempesta di citochine che sono alla base di polmoniti interstiziali.

A questo punto la domanda iniziale si presenta ineludibile: Pandemia, realtà o invenzione?

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