Covid 19, la testimonianza di Francesco Piccolo, direttore de L’Occhio di Salerno

0
106
Abbiamo deciso di pubblicare, con la sua autorizzazione, stralci di quello che può essere definito il diario che Francesco Piccolo, direttore de L’Occhio di Salerno, quotidiano on line, sta scrivendo sui social in relazione alla sua esperienza di isolamento forzato a causa del Covid-19. Entrambi siamo d’accordo che una testimonianza valga più di cento dati aggiornati in tempo reale sull’andamento della diffusione di questo maledetto virus.
Lo facciamo con l’unico scopo di far comprendere che non bisogna abbassare la guardia, con o senza vaccinazione.
Tutti conosciamo la vitalità del direttore Francesco Piccolo e quindi ben possiamo intuire le difficoltà che poi trapelano dalle sue stesse parole. Perché avere il Covid vuol dire fare i conti con i dolori del tuo corpo, con i pensieri tristi che attanagliano la mente, con il tempo che vedi trascorrere ed i tuoi impegni, i tuoi progetti accartocciarsi sempre di più, con gli spazi e la vita da reinventare, sperando quotidianamente che passi in fretta. E sperando di avere qualcuno che, in qualche modo, si prenda cura di te, dalla spesa alla spazzatura, perchè se non si ha nessuno, la faccenda si complica ulteriormente.
COVID, GIORNO 16.
La cosa più difficile è rimanere lucidi in questo momento. Mi ricordo quando dicevamo che il virus ci avrebbe cambiati, che la quarantena dello scorso anno ci avrebbe resi tutti più “buoni”, gentili. Non è stato così. A me sembra esattamente il contrario. Oggi ho ricevuto un messaggio privato che mi invitava a smettere di scrivere questa sorta di diario social sulla mia esperienza da malato Covid perché facevo “terrorismo psicologico”. Personalmente non l’ho capito, ma ringrazio di non aver usato le parole “terrorismo mediatico” di deluchiana memoria.
Credo che il periodo passato in quarantena ci abbia reso solamente peggiori di quanto già lo fossimo, oltre a farci allontanare completamente dalle persone. E qualcuno ha cacciato il peggio di se stesso.
Questo Covid fa molta paura. Non solo per il dolore che provoca leggere ogni giorno, da oltre un anno, un bollettino di morti, ricoverati in terapia intensiva e nuovi contagi. Non solo per i danni che sta provocando all’economia e, in generale, all’intera società.
Fa paura perché ne stiamo uscendo più cattivi, più sospettosi, più invidiosi. Quando tutto questo finirà, quando potremo ritrovare tutte le libertà a cui ci siamo disabituati nel corso di questo anno, non saremo più gli stessi. Il Covid ha diviso famiglie, amici, conoscenti. Ci ha fatto perdere i contatti umani ed anche un poco della nostra umanità.
C’è ancora chi pensa che questo virus non faccia niente, che sia tutto uno scherzo, che quei numeri che vengono diffusi ogni giorno siano falsi. Prendiamo sempre alla leggera tutto, senza soffermarci sul fatto che ognuna di quella cifra equivale ad una persona che soffre e le cui condizioni fanno soffrire. O peggio.
Per fortuna, ci sono anche i messaggi belli, quelli che toccano il cuore e che fanno dimenticare, almeno per un attimo, questi giorni di malattia.
Mi ha scritto una persona: “Devi vincere questa tua battaglia, devi trovare la forza per superare questo momento e fare in modo di uscire da questo tormento. Grazie per ciò che scrivi ogni giorno e perché ci ricordi quanto sia dura”. Grazie.
Il Covid mi ha insegnato che il tempo, oltre alla salute, è il dono più importante che abbiamo. Per me è meraviglioso sapere che un amico o un conoscente mi ha dedicato dieci minuti della sua giornata per scrivermi una lettera, condividere emozioni, pensieri, preoccupazioni.
Bollettino del giorno: ho ripreso a sentire gli odori, ma convivo con dolore alla schiena, alla testa e alle gambe. Oggi ho anche mal di stomaco, ma forse è solo perché ho mangiato qualcosa che mi ha fatto male.
COVID, GIORNO 17
Sarà che la Domenica delle Palme rende tutti più buoni, ma dopo quello che ho scritto ieri ho ricevuto una valanga di messaggi di solidarietà. Ringrazio tutte le persone che hanno avuto un pensiero per me e che continuano a chiedermi come sto, facendo sentire tutta la loro vicinanza. È importante in questo periodo.
Oggi ho fatto la mia prima torta di mele. La presentazione non è proprio il massimo, ma vi assicuro che è buona… dai, diciamo che è decente. Di certo non è come quella che fa mia mamma.
A proposito, grazie sempre ai genitori miei e di Rosamaria, e grazie a tutti gli amici, che continuano ad aiutarci in ogni maniera possibile, anche con la spesa e la spazzatura.
Bollettino giornaliero, ho ancora mal di stomaco e un poco di fastidio alle gambe e alla schiena quando sto troppo tempo in piedi.
Domani è previsto un altro tampone e anche stavolta incrocio le dita. Non faccio previsioni perché l’ultimo non è andato come speravo.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui