Covid-19-Intervista alla dr.ssa Francesca Polverino, pneumologa ad Harvard

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Francesca Polverin

“Uscirne richiederà sforzo e pazienza da parte di tutti per evitare che si riaccendano i focolai”- di Maria Gabriella Alfano

Francesca Polverino è una pneumologa originaria di Cava dei Tirreni, laureatasi a Napoili e specializzatasi in “Malattie dell’Apparato respiratorio” a Messina. Professore di Medicina presso le Università di Harvard e dell’Arizona dove è a capo del gruppo di ricerca sull’enfisema polmonare. Vive da dieci anni negli Stati Uniti. L’ho raggiunta in chat a Tucson per affrontare con il suo aiuto i problemi della nostra vita quotidiana che ormai gravitano quasi esclusivamente intorno al Coronavirus.

Professore, la immagino molto impegnata. Abbiamo notizie drammatiche sulla diffusione del Coronavirus negli Stati Uniti.

Negli USA la situazione è tragica e siamo ancora nella parte ascendente del picco di infezione. Questo deriva principalmente da due fattori: il primo è che gli USA hanno sottovalutato ampiamente la gravità della situazione quando già in Cina e in Italia si registravano migliaia di morti. Il secondo è che il governo americano è restio a dichiarare Lock-down per le gravi conseguenze economiche che potrebbero causare agli Stati Uniti.”

Pare che a New York ci sia un decesso per Coronavirus ogni 17 minuti…

A New York ci sono molti casi perché è una metropoli con una grossa densità di popolazione, dove la gente è rimasta in giro fino a due settimane fa. È importante ricordare che la densità di popolazione ha un peso importante. Nel napoletano ad esempio essa è la più alta di Europa, e quindi se l’infezione non si dovesse riuscire a controllare in quell’area, sarebbe ancora peggio di quanto sta accadendo a New York”.

Parliamo del COVID 19. Come si sviluppa questa patologia e perché attacca in modo così violento i polmoni?

Il Covid 19 fa parte dei coronavirus che sono diversi tipi di virus che attaccano il cavo naso faringeo, causando nella maggior parte dei casi i sintomi di un comune raffreddore. In soggetti predisposti, per cause ancora non del tutto note, il virus passa dalle vie aeree superiori a quelle inferiori, i polmoni dunque, causando una grave polmonite interstiziale”.

Molti si interrogano sulle ragioni per cui la malattia in Italia si è diffusa in specifiche zone. C’è un nesso con altri fattori, tipo gli stili di vita, il clima o l’inquinamento dell’aria?

Ci sono diverse evidenze che la temperatura atmosferica sia inversamente correlata con l’aggressività e la letalità di questo virus in Italia, ma c’è da dire che la questione Italia e la maniera in cui questa pandemia è stata gestita a livello nazionale hanno sicuramente contribuito ai diversi livelli di mortalità. Ci sono studi in corso per determinare se città con temperature più fredde abbiano una mortalità più elevata a causa di una maggiore aggressività del virus”.

Nei primi tempi si pensava che le persone giovani non fossero particolarmente a rischio di contrarre la malattia, ma i dati recenti mostrano che non è proprio così. Persone giovani e sane sono morte. E le donne? Perché si ammalano di meno?

“Il fatto che alcuni giovani si ammalino e altri no, e le donne si ammalino meno degli uomini è sicuramente dovuto a differenti fattori, tra cui il sistema immunitario ed il corredo genomico individuali. Noi ricercatori stiamo cercando di capire quali siano i fattori che rendono un individuo più attaccabile dal virus”.

Pare che ci siano molte persone positive al virus senza saperlo perché sono asintomatiche…

“Si può sicuramente essere positivi senza avere alcun tipo di sintomo oppure avere sintomi molto leggeri che possono far pensare ad un comune raffreddore o a un’allergia stagionale. È comunque importante ricordare che anche se senza sintomi si è comunque contagiosi”.

E quelli che hanno avuto il Covid 19 e sono guariti, possono ammalarsi di nuovo?

“Non ci sono dati circa l’immunizzazione acquisita dopo infezione. Ci sono casi di pazienti positivi, poi negativizzati a due tamponi di fila, e poi ri-positivizzati con comparsa di sintomi. Dunque non si sa ancora se ci si possa re-infettare dopo una prima infezione. Se ciò fosse confermato sarebbe un grosso problema per il contenimento della pandemia e per l’evitare che si riaccenda”.

Parliamo della nostra vita quotidiana. Se abbiamo tosse e febbre dobbiamo preoccuparci?

“Ricordiamoci che questo è anche un periodo in cui circola l’influenza comune, quindi con tosse e febbre non necessariamente bisogna pensare al Covid 19. Sicuramente la difficoltà a respirare è un sintomo che richiede un intervento pressoché urgente.

Detto questo, molti pazienti mi scrivono che hanno una sensazione di difficoltà a respirare. In gran parte dei casi, però, si tratta di stato di ansia che sta pervadendo gran parte della popolazione. Il medico di medicina generale e la medicina di territorio hanno un ruolo chiave nel distinguere i casi che richiedono ulteriore attenzione ed ospedalizzazione”.

In tanti usciamo solo per la spesa una volta alla settimana, indossando guanti monouso e mascherine. Al ritorno è utile lasciare le scarpe fuori della porta di casa?

“Ancora più utile è non toccare il volto, anche se si indossano i guanti, e lavarsi le mani una volta rientrati a casa. Il virus permane sulle superfici per diverse ore e dunque la pratica di lasciare le scarpe fuori della porta non è sbagliata”.

 –Come regolarci per ciò che compriamo? Va disinfettato?

“Le verdure vanno lavate se mangiare crude. Se vengono cotte non ci sono problemi perché   il virus si inattiva alle alte temperature. Il cibo take out è meglio riscaldarlo prima di mangiarlo”.

C’è una dieta che suggerisce di seguire per aiutare il sistema immunitario a reagire?

Non vi sono dati dirimenti circa l’uso di vitamina C e D nella protezione da Covid19, ma un’alimentazione ricca di queste vitamine sicuramente non danneggia”.

Che cosa pensa delle strategie usate in Italia per contrastare la diffusione della malattia?

“A livello nazionale tutto quello che poteva essere fatto è attualmente in vigore, anche se alcune accortezze, tipo non far scendere persone dal nord e bloccare i treni in modo da limitare il contagio al sud, sarebbero state molto utili tempo addietro. Dal mio punto di vista, completamente apolitico, il presidente della regione Campania sta facendo un ottimo lavoro nel contenimento del virus. Il problema principale, quando questa emergenza sarà passata, sarà aiutare le piccole industrie e i singoli cittadini che hanno perso il lavoro o sono stati in pausa senza ricevere stipendio per diverse settimane”.

E i tampone faringei? Chi deve farli?

“I tamponi faringei devono essere fatti a persone che sono ancora attive nel pubblico, come il personale sanitario o i negozianti di alimentari, per esempio. Fare il tampone a quelli che sono già in isolamento a casa non è di molta utilità per due motivi: se il soggetto ha sintomi e sta male, va trattato sia a tampone positivo che negativo. Se il soggetto sta bene, non va trattato né che abbia il tampone positivo né’ che lo abbia negativo. L’ utilità del tampone risiede nell’ isolare le persone che risultano positive in modo da limitare il contagio”.  

Più andiamo avanti e più le cose si complicano. Come e quando pensa che ne usciremo?

Da questa pandemia non se ne uscirà dalla sera alla mattina. Ci sono stati casi in cui pazienti positivi che si erano negativizzati a due tamponi di fila, si sono ripositivizzati con sintomi. Quindi prima di tutto bisogna stabilire se dopo la prima infezione si acquisisca una immunità. Detto questo, mi aspetto che una volta finita la crisi continuino ad esserci dei focolai sparsi qua e là. Basta una sola persona infetta che va in giro e il focolaio si riaccende. Quindi non ci si può aspettare di riuscire a venirne fuori in breve. Uscirne richiederà sforzo e pazienza da parte di tutti per evitare che si riaccendano i focolai. Detto questo, stiamo facendo un ottimo lavoro e la situazione migliorerà presto.”

Nel frattempo si sta cercando il vaccino…

“Il vaccino non curerà l’attuale pandemia. Sarà utile per prevenire gli eventuali futuri focolai”.

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