Covid-19, intervista a Immacolata Mauro, direttore ff reparto pneumologia/terapia intensiva respiratoria dell’ospedale Scarlato di Scafati

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-di Maria Gabriella Alfano-

Complici l’estate, la riapertura dei locali, la possibilità di non indossare la mascherina all’aperto, il ripristino della mobilità fra diverse regioni e con i Paesi esteri, pensavamo di esserci lasciati alle spalle il Covid-19. 

A Ischia, ad esempio, i mezzi pubblici che collegano i vari comuni dell’Isola, viaggiano stracolmi. Non sempre il personale dei locali pubblici indossa la mascherina, nelle spiagge non si rispetta la distanza fisica. I giovaniin particolare, sembrano non avere alcuna percezione del contagio in atto e affollano i luoghi della movida, tollerati dai gestori di lidi, bar, ristoranti e di locali di intrattenimento, che contano nella ripresa delle attività dopo il lungo periodo di lockdown.

L’aumento dei casi in Campania, tra cui un buon numero nella provincia di Salerno, ci sta nuovamente riportando nel clima di preoccupazione e di incertezza dei mesi scorsi, tanto che le Autorità stanno inasprendo le sanzioni per coloro che violano i protocolli di sicurezza. 

Di contro, ci sono le prese di posizione dei negazionisti checome è emerso in un recente convegno, sostengono che il virus non esiste.

Per fare il punto della situazione abbiamo intervistato la dottoressa Immacolata Mauro, direttore ff del reparto pneumologia/terapia intensiva respiratoria dell’ospedale Scarlato di Scafati e braccio destro del prof. Mario Polverino, Sovrintendente per l’emergenza Covid-19.

Dottoressa, è vero che il virus è clinicamente inesistente, come sostengono i negazionisti, tra cui noti medici e studiosi? 

 Per chi come me ha vissuto i drammatici mesi della pandemia, assistendo tanti ammalati, il virus c’è ancora. 

Quella di queste ultime settimane é la “seconda ondata”? E’ in anticipo rispetto alle previsioni? 

Ci aspettavamo una seconda ondata, ma pensavamo nel prossimo autunno. Probabilmente questo anticipo è legato al fatto che la maggior parte delle persone, soprattutto i giovani mi sento di dire, hanno abbassato la guardia pensando che il pericolo sia cessato. Tutti abbiamo sentito di “incontri festosi”, organizzati peraltro in luoghi chiusi, dove i partecipanti, anche numerosi, non indossavano la mascherina; i media ci hanno largamente informato. Se durante tali eventi uno dei presenti detiene il virus nelle prime vie aeree, lo trasmette a chi gli è a stretto contatto e si verifica la diffusione.

Avevamo immaginato che da ottobre in avanti la situazione, soprattutto negli ospedali, sarebbe diventata drammatica, sia per un’eventuale seconda ondata di pazienti affetti da Covid-19, sia per l’aumento in tale periodo, come del resto tutti gli anni, delle patologie respiratorie ed, in particolare, delle polmoniti, molte delle quali interstiziali; tutto questo avrebbe reso ancora più difficile accogliere e distinguere i pazienti con polmoniti Covid e non-Covid.  Ma ci stavamo preparando anche a questo.

 L’Ospedale Scarlato di Scafati è la struttura di riferimento per tutti i malati Covid della provincia di Salerno? 

 In questo momento si. La Commissione  Regionale campana ha individuato alcuni centri in cui concentrare i ricoveri dei pazienti affetti da Covid, il Cotugno per Napoli, lo Scarlato di Scafati per la provincia di Salerno. Credo, anche per consentire agli altri ospedali di accogliere e gestire l’utenza affetta da altre patologie, sia in fase diagnostica sia in fase curativa. 

Quanti ammalati Covid sono ricoverati al momento a Scafati?

 Allo  stato sono ricoverati venti pazienti. Due sono in arrivo. Tenga conto che oggi sono stati effettuati numerosi tamponi soprattutto nelle cittadine dove sono stati identificati i focolai degli ultimi giorni. Ci auguriamo tutti che non ci siano altri risultati positivi. 

 – L’ospedale Scarlato potrà fronteggiare l’eventuale incremento di ammalati Covid? 

 La nostra Direzione Sanitaria insieme al Commissario Covid, prof Polverino e al Servizio di Prevenzione avevano già considerato la possibilità che si arrivasse a questo punto, organizzando percorsi e reparti. Ad oggi sono attivi per Covid-19 il reparto di malattie infettive e il reparto di rianimazione; da domani anche il reparto di pneumologia/terapia intensiva respiratoria, per un totale di circa 40 posti letto; in teoria si potrebbe arrivare ad ospitare fino ad ottanta pazienti. Ovviamente reclutando personale sanitario; l’organico attuale, infatti non è sufficiente ad affrontare numeri così elevati.

 Tornando agli attuali ammalati, ritiene che la virulenza della pandemia si sia attenuata?  

 Non direi. Ovviamente essendo minore il numero dei contagiati è minore il numero dei pazienti con sintomi più gravi. Il coronavirus si manifesta oltre che con la febbre, anche con svariati altri sintomi, soprattutto gastroenterici e respiratori, ma anche di altro tipo, come disturbi neuromuscolari, astenia, cefalea; questo del resto accadeva anche nei mesi scorsi.

Il quadro attuale mostra una più rilevante quota di pazienti che presenta febbre e sintomi gastrointestinali associati a sintomi respiratori di grado lieve e moderato; una quota minore dei pazienti ricoverati presenta insufficienza respiratoria di grado severo; questi ultimi necessitano, a differenza dei primi che vengono trattati con ossigeno a bassi flussi, di ossigenoterapia ad alti flussi e ventilazione meccanica non invasiva. In questo modo si cerca di evitare l’intubazione oro-tracheale.

 – E’ per questa ragione che è diminuito il numero dei decessi? 

 In parte si. I pazienti con insufficienza respiratoria severa sono in numero inferiore rispetto ai mesi scorsi, anche per i motivi già detti. Inoltre vengono sottoposti più precocemente alla ventilazione meccanica non invasiva, anche in pronazione quando possibile, con la speranza di non arrivare all’intubazione, che si è visto avere una prognosi più infausta per i pazienti affetti da Covid..

 Come mai è aumentato in percentuale il numero dei giovani colpiti dal Coronavirus?

 L’aumento della quota di ammalati giovani potrebbero dipendere dall’aver abbassato la guardia, violando le regole.

Mascherina nei luoghi chiusi e/o affollati, distanziamento ed accurata igiene delle mani sono semplici ma fondamentali regole da seguire per ridurre la diffusione del contagio.

 Si avvicina Ferragosto, si andrá al mare, molti lo stanno già facendo. Quali consigli può dare a chi va in spiaggia? 

 Suggerisco di rispettare anche qui le regole del distanziamento e l’igiene personale. Naturalmente anche i gestori devono costantemente igienizzare le attrezzature per la balneazione e rispettare le prescrizioni delle linee guida. 

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