Covid-19, Fase 2. Ne parliamo con il dr Vincenzo De Chiara, oncologo radioterapista e fisico sanitario.

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La Fase 2 della guerra al Covid-19 è iniziata. Una nuova situazione ci attende. Non dobbiamo abbassare la guardia ma dobbiamo a poco a poco riprendere la nostra vita in mano. Da un lato c’è ancora incoscienza tra le persone, dall’altro si ha paura. I tempi per il vaccino sono ancora lunghi e l’estate è alla porte. Ne parliamo con il Dr Vincenzo De Chiara, medico oncologo, radioterapista e fisico specialista in Fisica sanitaria.

-Cosa abbiamo trovato nella Fase 2?

Purtroppo, guardando in faccia la realtà, sicuramente il SARS-CoV-2 ancora in circolazione!

Il virus è ancora presente e credo lo sarà a lungo, se non endemicamente. Abbiamo ancora contagi, ammalati, ricoverati e purtroppo morti.

D’altra parte si vuole e si deve tentare di riprendere in qualche modo, sperando di andare verso una “nuova” normalità. Non si può certamente continuare a tenere chiuso, altrimenti si rischia di morire di fame e povertà o di impazzire.

E’ vero che il documento del CTS, il Comitato Tecnico Scientifico nazionale, consegnato qualche giorno fa al Presidente Conte per valutare la Fase 2, parla chiaro. I margini di manovra per le riaperture non sono tanti. Le prospettive in caso di errori non sono rosee. È necessario capire che la situazione è ancora estremamente delicata e che tutto ciò che è accaduto ci ha cambiato la vita e le abitudini. Nulla è, può essere e potrà a lungo essere come prima. Poi se e quando avremo una terapia anti-covid-19 e/o un vaccino contro il SARS-CoV-2 per tutti, allora si vedrà cosa sarà veramente possibile.

Al momento ci vuole tanta attenzione, responsabilità, pazienza, calma, prudenza e lungimiranza.

 Perché pensa che la situazione sia ancora così problematica?

Secondo fonti nazionali il 90% della popolazione non ha incontrato il virus grazie al lockdown. Però il virus continua a circolare, c’è una polveriera esplosiva da tener sotto controllo, cioè questo 90% di persone suscettibili all’infezione.

Infatti le misure di contenimento prese ad esempio in Campania e la responsabilità dei cittadini nel seguirle hanno dato risultati eccezionali rispetto ad altre realtà in termini di minor numero di contagi, minor numero di decessi e molti guariti – grazie alla grande pratica medica esercitata. Quindi siamo moltissimi a non aver subito il contagio qui al Sud e per questo non va ora abbassata la guardia, per non vanificare tutti i sacrifici fatti. Per questa alta suscettibilità al contagio presente, già con le prime graduali riaperture vedremo probabilmente un aumento dei contagi.

Mi lasci chiarire un concetto. Si è passato da R0 a Rt. R0 – numero, in media, di casi secondari prodotti da un caso primario – indica cosa accade in una situazione di popolazione totalmente suscettibile, legato al virus, che nel caso del SARS-Cov-2 in media vale 2,5 casi prodotti da un caso, mentre l’indice di trasmissibilità Rt,- misura la potenziale trasmissibilità della malattia in un determinato contesto ambientale – in questo momento, è circa 0,7, grazie alle misure e ai sistemi di contenimento messi in atto per ridurre i casi di covid-19.

Per cui si capisce che basta un cambio sbagliato di contesto – comportamenti scorretti e indisciplinati o scelte sbagliate di riaperture ad esempio – a far tornare l’indice di contagiosità Rt maggiore di 1, causando un nuovo eventuale collasso del sistema sanitario nazionale, tanto già duramente provato. Si evince invece dalle simulazioni che optando per una graduale riapertura, sia in termini di comparti produttivi sia in termini di numero di lavoratori, conservando il telelavoro, mantenendo chiusa la scuola, riaprendo tardivamente altre attività non primarie, limitando ancora i contatti sociali, si riuscirebbe a tenere Rt sotto il valore critico 1. Non possiamo permetterci di ritrovarci con un Rt superiore ad 1. I medici, i sanitari, i paramedici, i farmacisti, le forze dell’ordine, gli addetti ai servizi, gli operatori dei settori primari e di prima necessità, gli imprenditori e i commercianti fermi fino ad oggi, tutti i cittadini, hanno già fatto miracoli. Però siamo umani non Santi! E poi abbiamo ancora carenze e criticità.

Quali sarebbero queste carenze, quali criticità?

Non abbiamo ancora terapie certe e anti-covid-19 mirate, ma solo sintomatiche. Non abbiamo tantomeno un vaccino contro il SARS-Cov-2. I posti di terapie intensive sono stati moltiplicati, ma non sono infiniti! E si farebbe presto a riempirli con comportamenti e scelte scellerate, anche perché questi posti servono anche per pazienti affetti da altre patologie, che vanno curati anche durante una pandemia. Mancano addirittura ancora i dpi per parte del personale sanitario! Ci sono RSA ancora piene di malati anziani covid-19. Quindi attenzione, responsabilità, prudenza e cautela per la Fase 2. Senza fretta e impellenza, evitando passi falsi e soprattutto scongiurando riaperture e chiusure che avrebbero un impatto tremendo su tutto e in ogni settore.

Alla riapertura, e non durante o troppo tardi, serviranno assolutamente tutti gli strumenti necessari per evitare quanto più possibile nuovi focolai epidemici che comunque è molto probabile ci saranno, dato il carattere comunitario del virus. Non vanno ripetuti gli errori, o meglio gli orrori, purtroppo già commessi e caramente ed amaramente pagati!

 Quali sono gli strumenti e le misure di cui parla?

E’ fondamentale monitorare l’andamento dell’epidemia durante la Fase 2. Fare un passo e controllare nel tempo la reazione ambientale. Se qualcosa dovesse andare non per il verso giusto, si dovrebbe correre ai ripari tempestivamente, chiudendo qualcosa senza aspettare di dover richiudere tutto.

Si parla della strategia delle 3T, Tamponi, Test e Tracciamento per un efficace monitoraggio e controllo della situazione durante questa fase di ritorno verso la “nuova” normalità. Io invece raddoppio. Vorrei vedere in campo la strategia delle 6T, Tempestività, Tamponi, Test, Terapia, Tracciamento, per Tutti. Perché credo che si debba fare presto e bene tutto e per tutti.

Servirà grande lavoro sul territorio, che non è stato possibile svolgere durante la Fase 1 per evidenti motivi anche di un improvviso e subdolo attacco del virus alle spalle.

Potenziando la medicina territoriale, che gioca un ruolo fondamentale, e la medicina di comunità, si riuscirà ad assistere tutti e subito, con una alta aggressività, urgenza e tempestività nel fare tamponi, anche a domicilio, e di cui dovranno essere subito disponibili i risultati, effettuati a tappeto sia a chi ha sintomi sia a chi ha lievissimi sintomi e anche a chi senza sintomi ma che ha avuto contatti a rischio o che vive in zone con presenza di contagi o eventuali focolai.

Dovranno essere eseguiti protocolli di screening diagnostico e stretta sorveglianza sanitaria ed epidemiologica in modalità massiva. Vanno intraprese campagne combinate di test immunosierologici per valutazioni epidemiologiche – sulla cui osservazione si potrà decidere meglio cosa e dove aprire o chiudere sulla base della circolazione del virus – e tamponi diagnostici in grande quantità, iniziando in base alla stratificazione del rischio, per verificare lo stato di salute collegato al covid-19, soprattutto di tutti i lavoratori (sanitari, militari, operai, impiegati, ecc.) in servizio in Fase 2. Sono necessarie, ma non sufficienti la visita medica e la misura della temperatura per riaprire in sicurezza. Servono tamponi e test. Ed è imprescindibile assicurare lavoro in condizioni di totale sicurezza. Dai calciatori ai lavoratori delle catene di montaggio.

Sarà necessario avvalersi di tutte le risorse territoriali già individuate per fare ciò, mettendo in campo una virtuosa integrazione tra pubblico e privato.

E’ vero che otterremo una fotografia istantanea della situazione che potrebbe cambiare da lì a poco. Il virus è subdolo, altamente contagioso e ha un lungo periodo di incubazione, tale da farci vedere oggi ciò che è accaduto giorni fa. Però in quella fotografia istantanea, fatta ad un gran numero di soggetti, sarà probabilmente possibile individuare quei soggetti ASINTOMATICI POSITIVI O PAUICISINTOMATICI, che ormai è chiaro e riconosciuto che sono in percentuale rilevante, che purtroppo sono contagiosi, che rappresentano una pericolosissima falla nel sistema delle misure di contrasto alla diffusione del contagio da SARS-CoV-2, che sono difficilmente individuabili altrimenti e che potrebbero essere immessi nei flussi lavorativi, con grande rischio “occulto e subdolo” di una pericolosa e vasta diffusione del contagio e tragica risalita del valore di Rt. Mentre i lavoratori negativi poi dovranno avere e tenere comportamenti di grande responsabilità e disciplina, prendendo tutte le precauzioni per proteggersi reciprocamente da un eventuale contagio. Tutto ciò renderà anche più sereni gli animi di chi lavora e quindi migliori le condizioni lavorative.

Poi questa fotografia andrà scattata sistematicamente e periodicamente. Tutto ciò eviterà che gli eventuali soggetti negativi prima e che si positivizzino poi possano restare “in giro” e contagiare tante altre persone.

Le attività al lavoro dovranno rispettare in modo cogente, senza revoche o deroghe, le leggi di sicurezza e prevenzione sanitaria. Dovranno munirsi di dispositivi di protezione da fornire ai lavoratori e dipendenti, e poi sarà necessario assicurare la sicurezza ed il monitoraggio della salute dei lavoratori non solo nel e sul luogo di lavoro, ma anche durante i percorsi di andata al lavoro e ritorno a casa.

Gli interventi assistenziali e terapeutici per chi si ammalerà dovranno essere immediati, urgenti e tempestivi, sia se domiciliari sia nei casi più gravi in cui necessita il ricovero. In Campania con grande impegno della Regione sono stati approntati ospedali covid-19 dedicati, qualcosa in più sulle cure da attuare in caso di infezione si sa, e soprattutto si sa che il tempo è vita, che la terapia precocemente iniziata porta ad una prognosi drammaticamente migliore.

Aver individuato ospedali covid-19 ha anche consentito la riprese delle attività di elezione nei nosocomi preesistenti per tutti i pazienti con altre patologie che hanno diritto all’assistenza sanitaria.

Altra misura da approntare, che ritengo particolarmente importante, sarebbe quella inerente l’individuazione e la messa a disposizione di strutture dedicate – non RSA però per intenderci, ma veri e propri lazzaretti del terzo millennio – centralizzate, organizzate ed assistite (alberghi, caserme, strutture ospedaliere non funzionanti, navi, altro) per quarantene ed isolamenti di pazienti positivi non necessitanti di ospedalizzazione o per pazienti a rischio positivizzazione (provenienti da zone a rischio o che hanno avuto contatti a rischio). In moltissimi casi la domiciliazione è rischiosa a causa di motivi logistici, sociali o di rispetto delle consegne ed il rischio dell’instaurarsi di focolai familiari o di prossimità è dietro l’angolo. Invece centralizzando le quarantene e gli isolamenti consentirà di controllare e contrastare efficacemente la diffusione del contagio, interrompendo di fatto la catena dei contatti sociali, fino ad avvenuta guarigione e negativizzazione degli ospitati. Ora è anche più attuabile tutto ciò perché è diminuito sensibilmente il numero dei soggetti che ne usufruirebbero.

Serviranno procedure e protocolli operativi chiari ed esaustivi per tutto ciò è in funzione.

Chiaramente vanno mantenute e rispettate puntualmente le misure riguardanti l’uso di guanti e mascherine, il distanziamento sociale, i comportamenti responsabili, l’autodisciplina, l’evitare assembramenti e uscite o spostamenti inutili, l’igiene personale e respiratoria, la pulizia e la sanificazione ambientale, la prevenzione e l’autoisolamento in caso di sintomi febbrili e respiratori, il rispetto delle regole, delle procedure e dei protocolli.

Importante sarà il supporto della tecnologia, come nel caso della “app di tracciamento”. Va iniziato quanto prima il tracciamento e deve essere fatto puntualmente e tutti devono sottoporsi. Si potrebbe in alternativa alla app pensare anche ad una sorta di braccialetto elettronico, che potrebbe portare ad un superamento dei problemi legati alla privacy.

Un inciso per le mascherine. Servono quelle “buone”, che proteggano davvero reciprocamente, e ne servono migliaia per ogni famiglia e con costi accessibili a tutti. Perché serviranno a lungo e la stessa mascherina non sempre è riutilizzabile. E’ importante anche utilizzare le giuste mascherine! Per strada non dovrebbero essere usate quelle con filtri che proteggono chi le porta e molto meno gli altri, perché immettono aerosol – virus?- nell’ambiente esterno. In Campania fortunatamente il Presidente De Luca ha fatto molto per renderle disponibili e con lungimiranza ne ha reso obbligatorio l’uso. Sarà necessario predicarne fino all’esasperazione l’utilizzo e soprattutto il corretto utilizzo. Infatti se indossate non correttamente potrebbero essere pericolose, in quanto non protettive. I controlli dovranno evitare che ci siano fuori casa persone senza mascherina, peggio con la mascherina abbassata o con il naso fuori. Anche gli assembramenti sono espressamente vietati. La Regione ha previsto sanzioni salate per chi trasgredisce. Se tutti per strada o al lavoro useranno bene la mascherina, non faranno assembramenti, rispetteranno il distanziamento sociale, allora si avranno ricadute importanti in termini di sicurezza, prevenzione e contrasto alla diffusione del contagio. Altrimenti potremmo drammaticamente ricadere in una tragica seconda ondata con disastrosi effetti. Chiaramente a tutti noi spetta far sì che tutti rispettino le regole e denunciare se in tutte le attività aperte, dagli alimentari ai centri medici, non vengono rispettate le leggi sulla sicurezza e chiunque trasgredisce le regole. E’ interesse comune, nessuno è escluso o al sicuro!

 Chi deve intervenire ora per rendere disponibili questi strumenti?

In questo momento e in questa situazione emergenziale, l’ultima cosa che i cittadini vogliono sentire sono le sterili polemiche politiche. Tutti devono fare la propria parte per l’interesse ed il bene comune e non per i propri fini, pensando ora al presente verso il futuro.

Le rispondo, ricollegandomi umilmente ed ossequiosamente al sempre attento, puntuale, arguto e geniale Prof. Sabino Cassese e a quanto affermato in una sua recente intervista.

Condivido quanto ha risposto il Grande Saggio e rispondo dicendo che non c’è tempo per occuparsi del passato, pensiamo al futuro.

Visto che si tratta di emergenza sanitaria che riguarda prima di tutto la salute della popolazione, sarebbe giunta l’ora in cui il Presidente del Consiglio faccia un passo di lato e si veda al lavoro il Ministero della Salute. E’ sarebbe anche l’ora che le ASL territoriali, che di sanità si occupano, entrassero in azione, dando il cambio ai Presidenti di Regione, che tanto e in taluni casi, come in Campania, molto bene hanno fatto fino ad ora con le loro ordinanze amministrative.

Ripeto come già da tempo faccio e come sottolineato anche dall’esimio costituzionalista, ora servono misure mediche e sanitarie, soprattutto tamponi, test sierologici e organizzazione medico-sanitaria dell’assistenza territoriale, di comunità e di prevenzione per covid-19.

Ricollegandomi all’illustre Giudice, le misure sociali per il contrasto alla diffusione del contagio ora sono chiare. Sono chiare anche le misure amministrative e le sanzioni per chi viola le regole. Ci si applichi ora sull’aspetto sanitario, sia in termini di prevenzione sia di cura.

La politica invece, attraverso i rapporti di tipo politico stato- regioni, pensi alle misure di sostegno fiscale ed economico- finanziario per tutti i settori, alla programmazione di interventi per il futuro prossimo e al monitoraggio che tutto venga fatto secondo le regole stabilite, che tutti le rispettino, intervenendo dove e quando necessario con decisioni amministrative. Anche in questo la nostra Regione è un esempio ed un modello. Ricordiamo l’importante piano socio-economico varato.

 Per cui lei è dalla parte della riapertura graduale?

Non dico che sia quella giusta in assoluto. Spesso la verità non sta nelle posizioni nette o meglio può stare in più di una di queste. Credo però che una gradualità modulata sia la modalità più auspicabile, praticabile, conveniente e vantaggiosa per tutti. Riaprire poco a poco, e sempre e solo ciò che risulti al momento veramente improcrastinabile: quindi al momento non gli asili, le scuole, le università, i teatri, i cinema, i musei, non la ripresa di campionati vari, non la movida, non le attività che possano portare ad assembramenti, non al momento riaperture di luoghi ed attività ove possano esserci più persone non distanziate e senza mascherine, e così via.

Rispettando questo decalogo si riuscirebbe ad ottenere un rischio accettabile di aumento del contagio connesso al contenimento del valore dell’indice Rt.

La gente deve comprendere che non c’è stato un “liberi tutti e rompete le righe”… Chi ci ha provato a farlo è tornato immediatamente e drammaticamente indietro.

Chi ancora non è dovuto tornare a lavorare dovrebbe rispettare ancora misure di restrizione casomai più leggere e ammorbidite. Le fughe in avanti potrebbero portare ad incidenti rocamboleschi.

Le raccomandazioni e le regole vanno rispettate e seguite. Non si sconfigge però il sars-CoV-2 con decreti e ordinanze. La politica deve provvedere, legiferare ed amministrare, accertando che tutto sia sempre pronto e disponibile prima di dar luogo al nuove manovre. Poi vi sono i soggetti e gli enti, come ad esempio ministeri, ASL e parti sociali, che devono attuare e monitorare quanto predisposto e infine quelli deputati al controllo ed alla vigilanza, cioè prefetti, forze dell’ordine e magistratura.

Soprattutto però sono necessari concreti, reali e virtuosi comportamenti ed azioni da parte nostra.  Sono necessarie contromisure e strumenti straordinari ed articolati per compiere un percorso complesso e complicato, che richiede grande impegno e continuo sforzo, per percorrere la giusta via di uscita, non semplice né banale, da una situazione così unica, sconosciuta ed eccezionale. Facciamolo e tutto finirà bene e presto!

#FacciamoTuttoFacciamoloSubitoFacciamoloBeneFacciamoloTuttiFacciamoloSempre

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