La trasmissione tv su Napoli: Augias, ti perdoniamo, ma potevi fare di più !

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-di Clelia Pistillo-

Da qualche ora è andata in onda la discussa puntata di “Città segrete” su Napoli condotta da Corrado Augias. Un racconto che non è piaciuto quasi a nessuno e numerose sono state le voci che si sono levate in coro per esprimere un’ unanime delusione. Si sa che noi campani siamo un po’ suscettibili,  specialmente se si tratta di Napoli e se la narrazione che se ne fa è sempre intrisa di pregiudizi e stereotipi.

Si, siamo permalosi ma qui il discorso è ben altro. In effetti per una città che vanta una storia millenaria forse il racconto di Augias è apparso, anche allo spettatore più pacioso, se non altro estremamente riduttivo e superficiale.

Tra le note positive della puntata potremmo citare il modo in cui si è parlato della combattente ed eroina  Luisa Sanfelice,  molto bello anche il riferimento ad Artemisia Gentileschi, l’ aver messo in evidenza la sua icona di femminista ante litteram, la pittora come lei stessa si faceva chiamare. Va apprezzato anche il fatto che Augias abbia sottolineato più volte il ruolo determinante delle donne del sud in alcuni momenti chiave della storia, anche per esempio nella liberazione dall’occupazione nazista quando le donne presero d’assalto i carrarmati tedeschi contribuendo a metterli alla fuga. Napoli,  lo ricordiamo, è stata la prima città europea a liberarsi da sola dai tedeschi.

Certamente non delle novità, nulla di segreto, e per una trasmissione che si prefigge, a partire dal titolo, l’ obbiettivo di raccontare aspetti poco noti il risultato è alquanto deludente.

In particolare Augias, pensando forse di raccontarci fatti inediti,  ha dedicato ampio spazio alla storia del boss della malavita Raffaele Cutolo e alla nuova camorra organizzata, addirittura scomodando De Andrè.

Nei giorni seguenti, intervistato da fanpage sulla questione di Cutolo si è anche giustificato sostenendo di aver rappresentato una realtà della città in cui Cutolo viene paragonato ad Einstein in quanto a genialità.

Ci chiediamo perché tra tanti geni votati al bene lui abbia voluto raccontare di un’intelligenza votata alla criminalità organizzata.

A tratti sembrava di seguire una trasmissione di inchiesta, di taglio giornalistico. Augias si sarebbe giustificato sostenendo che ne ha parlato a fin di bene, per migliorare la realtà. Forse non sa che di mafie già se ne parla, che esiste l’anticamorra, forse non sa che la realtà qui si cerca di migliorarla ogni giorno e la lotta alla criminalità è il faro di ciascun cittadino che si rispetti e, probabilmente, il miglioramento di un territorio passa anche attraverso una corretta narrazione, meno rassegnata al mantenimento dello status quo. E visto che l’obbiettivo era quello di raccontare per migliorare, avrebbe potuto citare i tanti martiri della camorra, insomma le intelligenze votate al bene. Il leitmotiv era quello della criminalità, citata persino a proposito del cimitero delle Fontanelle, un luogo mistico su cui ci sarebbe tantissimo da raccontare, però ricordato anche in questo caso per i riti di iniziazione dei camorristi.

Poi è arrivato il turno dell’argentino Maradona, ed è stato dipinto un quadro poco lusinghiero.

Totò solo accennato, nessun riferimento a Massimo Troisi, Luciano De Crescenzo o a Caruso e alla canzone napoletana del 700. Assente Matilde Serao mentre è stata citata la romana Anna Maria Ortese e il marchigiano Giacomo Leopardi  leggendo le parole meno lusinghiere che il poeta abbia dedicato a  Napoli definita da lui  “città africana semibarbara, abitata da lazzaroni e pulcinelli”. Virgilio è stato appena nominato e forse avrebbe meritato  più tempo di Cutolo considerato il legame culturale , profondo e magico del poeta con Napoli ,  tanto da sceglierla per esservi sepolto. Nessun cenno alla prima università laica, la Federico II, ai tanti musei

Evidentemente Corrado Augias ci è sembrato in più occasioni un po’ prevenuto quando si parla di meridione e questioni meridionali.

Qualche tempo fa in una trasmissione televisiva ci fu un battibecco tra lui e Gratteri. Si parlava di mafia e dei possibili legami con Garibaldi, quando la mafia iniziò ad intrecciarsi con la politica: In un secolo e mezzo la classe dirigente ha legittimato le mafie – dice Gratteri -. l’Unitá d’Italia è stata imposta, come possono mille Garibaldini conquistare un Regno forte contro migliaia di Borbonici che difendevano la loro terra, senza aver avuto una mano da poteri locali (diventati poi sempre più forti grazie alla classe dirigente degli ultimi 150 anni); la storia viene scritta dai vincitori, e i perdenti appaiono come i soliti sporchi, brutti e cattivi.

La risposta austera e gelida di Augias fu: –Lei ha detto parole terribili…prendiamo atto, ma andiamo avanti…-

In un’altra occasione, sempre parlando di questione meridionale, Augias invitava gli studiosi ad accantonare questa questione mai risolta e a concentrarsi sul futuro, aggiungendo che l’ elogio della memoria va bene ma in alcuni casi è necessario un elogio dell’oblio.

E non si tratta di essere neoborbonici o eccessivamente meridionalisti per trovare fuori luogo tali affermazioni che suonano male all’orecchio di qualsiasi italiano che abbia a cuore la memoria della propria storia.

Quello che vorremmo ricordare, non solo ad Augias, è che la nostra terra da tempo ha acquisito coscienza e consapevolezza rispetto alle tante problematiche che la affliggono, ma, anche e soprattutto, rispetto alle possibili soluzioni per un riscatto che si esercita quotidianamente attraverso l’esempio di tante persone oneste che per fortuna sono la maggioranza. Inoltre, sappiamo quanto sia importante il ruolo della cultura e di alcuni messaggi che vadano a valorizzare le tante eccellenze e positività di questo territorio. Per questo il racconto che si è fatto della nostra Napoli non le rende giustizia, perché ci saremmo aspettati innanzitutto che ci si concentrasse sugli aspetti culturali, magari poco conosciuti, invece ci siamo trovati davanti ad una narrazione di luoghi comuni, tutt’altro che ignoti, che francamente ci hanno stancato. Un nome altisonante come quello di Augias non può permettersi un approccio così scontato ed approssimativo, stereotipato persino nelle citazioni, un atteggiamento facilmente rinvenibile negli intellettuali eccessivamente imborghesiti.

Sembrerebbe anche attribuibile a Corrado Augias l’infelice battuta, in diretta televisiva, quando invitava a recarsi a Napoli senza il Rolex al polso, ovviamente con riferimento agli eventuali scippi. Frasi che ci fanno un po’ sorridere e ci ricordano Totò, Peppino e Titina De Filippo nel film in cui viene trattato il loro famoso viaggio a Milano dove, per citare Totò, “non può non esserci la nebbia”. Pregiudizi e tanta provincialità ritornano così nelle parole di Augias.

Ci dispiace dover constatare che gli stessi stereotipi che Totò smontava in una pellicola del 1956 e che tanto ci hanno fatto ridere siano ancora così radicati nell’immaginario di molti intellettuali italiani, contribuendo a mantenere in vita  quell’ atteggiamento prevenuto e, ancor peggio, rassegnato, che fa si che nulla cambi.

 

“File:Corrado Augias by Diego Figone – International Journalism Festival 2014.jpg” by International Journalism Festival is licensed under CC BY-SA 2.0

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