Conte e Salvini: attentato all’intelligenza degli italiani

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-di Pierre De Filippo-

Si sa, solo gli stupidi non cambiano idea. Ma tra cambiare idea e attentare all’intelligenza degli italiani troppo ne passa. Giuseppe Conte e Matteo Salvini, che non hanno bisogno di presentazioni o profane agiografie, stanno bellamente attentando alla nostra intelligenza ed è bene prenderne atto.

I decreti sicurezza hanno messo per strada decine di migliaia di migranti dispersi per periferie e campagne. L’eliminazione della protezione umanitaria ha impedito a molti migranti di entrare nel sistema di accoglienza e ad altri di farli uscire in quanto non aventi più titolo, con il risultato che migliaia di migranti sono diventati invisibili. Insomma, Salvini da ministro dell’Interno sui rimpatri e sull’immigrazione ha fallito. È un dato di fatto.” Firmato Giuseppe Conte.

Una ricostruzione che più corretta, limpida, lineare e veritiera non si potrebbe. Peccato che sia stato lui, in qualità di Presidente del Consiglio, a firmarli; peccato che sia stato sempre lui – tronfio per la popolarità appena raggiunta – ad esaltarne le caratteristiche e a rassicurare gli scettici, come un buon padre di famiglia. Peccato che tutte queste fossero informazioni e argomentazioni già fatte e già discusse nel momento in cui i decreti – in particolare il primo – vennero proposti e approvati. Una sorta di delitto annunciato.

Con che faccia, con che coscienza oggi Conte si prende la briga di criticare ciò che ha sostenuto e firmato? Che faccia tosta deve avere per credere che gli italiani non abbiano memoria o siano sciocchi?

Salvini si è, dunque, trovato obbligato a replicare. E come ha pensato di farlo? Attaccando la misura-bandiera del Movimento che Giuseppe ha da poco iniziato a guidare: il reddito di cittadinanza.

“Se Renzi propone un referendum – ha detto convintamente – io farò di più: proporrò un emendamento a mia prima firma nella prossima Legge di Bilancio per abolirlo del tutto”.

Una misura assistenziale, che non contiene al suo interno incentivi veri al lavoro, squilibrata nella sua costruzione, iniqua e indebitante: queste le accuse.

Vere, corrette, precise. Peccato sia stato lui, in qualità di ministro dell’Interno e, soprattutto, Vice-Premier ad avallare politicamente la misura e a farla passare; peccato sia stato sempre lui ad imporla al suo partito, non convintissimo; peccato che sempre lui, in diretta televisiva, ne tessesse le lodi definendola “una misura corretta, in cui credo”.

Con che faccia, oggi, Salvini ne propone l’abrogazione? Con che serietà si rivolge agli italiani, che forse ritiene abbiano vissuto su Marte – dove magari andremo nel prossimo futuro – negli ultimi anni, ergendosi a paladino di questa battaglia di civiltà? Lui l’ha votata e pazienza se oggi dice che non la rivoterebbe. All’epoca l’ha fatto e questo resta.

Salvini e Conte, nemici giurati, sono due facce di una medesima medaglia – insieme a tanti altri galantuomini e galandonne, beninteso – di una società che va all’incontrario. Sono amati dai propri schieramenti, votati a fiumi, applauditi. Sono i più strenui difensori di un reazionarismo politico del quale non riusciamo a liberarci, di quella fastidiosa sensazione che, quando proviamo a muoverci, come fossero dei gamberi ci porta indietro e non avanti; di quella società piena di dinosauri da abbattere che si affida sempre ai dinosauri, i quali, astutamente, decidono che non è ancora giunta la propria ora.

Una società destinata al fallimento. Una società senza futuro.

 

 

 

“Giuseppe Conte @ the EP” by European Parliament is licensed under CC BY 2.0

“Matteo Salvini” by Radio Alfa is licensed under CC BY-NC-SA 2.0

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