Concertone del 1 maggio: comunisti col Rolex

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-Clelia Pistillo.
Nelle scorse ore Si è fatto un gran parlare di Fedez e del suo intervento durante il tradizionale concerto del 1 maggio. In prima battuta il rapper si è rivolto a Mario Draghi sollecitandolo a fare qualcosa per i lavoratori dello spettacolo, completamente dimenticati dopo un annus horribilis e poi si è schierato contro lo stallo della legge Zan, presa in ostaggio da Ostellari.

Il giovane rapper ha preso di mira i vertici della Rai per aver tentato preventivamente di censurare parte del suo monologo nel quale citava nomi e i cognomi dei politici leghisti che hanno pronunciato delle terribili frasi omofobe.
Immediate le reazioni e puntuale la condanna da parte dei politici rivolta al tentativo di censura messa in atto dalla Rai, un attacco in molti casi apparso ipocrita se si considera che i vertici sono stati nominati dalla Lega e dai 5 stelle.

Dura la reazione nei confronti del rapper, colpito in particolare non per il contenuto del messaggio quanto piuttosto per il suo patrimonio e persino per la Lamborghini. Hanno fatto da contraltare i numerosi messaggi e post di ringraziamento da parte di tanti altri esponenti di partiti ed associazioni che si battono per i diritti.
Prevedibile e scontato l’attacco a Fedez da parte delle destre. Ciò che non ho molto compreso sono i numerosi commenti critici da parte anche di una larga fetta dell’elettorato e di qualche politico di sinistra. A giudicare dai commenti sui social sembra non poter essere accettabile che un ragazzo ricco come Fedez possa rivendicare il rispetto dei diritti civili. Sembra quasi che se non rispettino determinati canoni estetici, se non sei un lavoratore precario tu non abbia il diritto di esprimerti e di desiderare un’ Italia più civile per tutti. Come se un cappellino della Nike o un Rolex possano escludere dal dibattito. Poco importa se Fedez non abbia percepito compenso per questo intervento e abbia provveduto a pagare i suoi collaboratori di tasca propria, poco contano le numerose iniziative benefiche intraprese dal giovane e dalla sua compagna.

La coppia da quando è cominciata la pandemia, consapevole della propria immagine e del proprio potere mediatico, ha prima intrapreso una campagna di sensibilizzazione all’ uso della mascherina ed ha promosso una raccolta fondi per la costruzione di un reparto Covid. In merito alla vicenda di Willy Monteiro la coppia si è espressa per stigmatizzare la strisciante mentalità fascista che si cela dietro questi episodi, e poco tempo fa aveva anche denunciato le molteplici criticità che hanno caratterizzato la campagna vaccinale condotta dalla Regione Lombardia. Una coppia che ha dimostrato un costante impegno rispetto a tematiche sociali.

Furbastri, dice qualcuno. Io dico che se di fatto sei seguito da 34.000.000 persone ben venga che si veicolino messaggi positivi soprattutto considerato il degrado cultuale in cui versa il nostro paese.

Da qualche tempo, come molti altri artisti, Fedez pare abbia intrapreso una battaglia a favore dell’approvazione della legge Zan che, rifacendosi alla legge Mancino contrasta i reati di razzismo e prevede da uno a quattro anni di carcere per chi istiga alla violenza omofobica, intervenendo sull’articolo 604 bis del codice penale.

La citata legge, dopo aver ottenuto l’approvazione alla Camera è rimasta boccata a Palazzo Madama a causa dell’ ostruzionismo esercitato dai partiti di centro destra, soprattutto della Lega nei nomi di Ostellari e di Pillon. Questi ultimi, fermi sostenitori della famiglia tradizionale, stanno opponendo una strenua resistenza e potrebbero proporre ancora numerose modifiche al testo della legge rischiando di affossarla.

Quindi, anziché attaccare Fedez per il suo patrimonio, cerchiamo di restare nel merito delle parole e del tema da lui toccato. È un artista ed ha fatto ciò che un artista dovrebbe fare: lanciare alcune denunce più che condivisibili. Ora non vorremo mica pretendere che lui ci risolva tutti i problemi della politica italiana?

Inaccettabile la risposta dalla destra che non avendo altri argomenti non ha potuto fare altro che attaccare Fedez per la sua Lamborghini e per il cappellino indossato. Senza senso e, direi, del tutto fuori luogo, anche la contrapposizione di Fedez ad Antonio Gramsci. Tutti sintomi di una debolezza intellettuale.

Eccessivi anche gli applausi di una certa parte della sinistra che affronta tiepidamente temi bollenti. Tutte queste reazioni non fanno altro che mettere in luce il vuoto politico italiano.

Forse è arrivato il momento per molti politici di destra e di sinistra di rispolverare davvero i manuali di Gramsci e dimostrare di averli compresi, Fedez lo ha già fatto. E chi si è messo alla ricerca di vecchie frasi incriminanti pronunciate dal rapper, manifesta tutta la propria inadeguatezza e inferiorità rispetto ad un giovane che al di là dei moralismi ha dimostrato che non serve essere santi per fare qualcosa di buono e soprattutto, che ci si può sempre migliorare.

Bene ora lo dimostrino anche i politici.
Ecco diciamo che sarebbe ora di capire che alcune battaglie ci investono in modo trasversale e vanno condotte insieme, uniti, a prescindere dal proprio conto in banca e dai vestiti che si indossano. Sarebbe un atto di civiltà abbracciare alcune lotte indipendentemente dal proprio status sociale affinchè coinvolgano tutti e ben venga chi si si rimbocca le maniche per dare il proprio contributo alla causa, ciascuno secondo le proprie possibilità e nel proprio quotidiano.

Quindi bravo Fedez che sostiene la legge Zan usando i mezzi che ha. Ha dato uno schiaffo morale a destra e sinistra, scoperchiando un bel vaso di Pandora. Molte persone dovrebbero spogliarsi di un po’ di invidie o, peggio ancora, della convinzione di essere moralmente superiori a qualcun altro e cominciare a fare qualcosa per migliorare la nostra società, molto arretrata da tanti punti di vista.
Persino Che Guevara, quando gli chiesero se fosse comunista, rispose che non era iscritto a nessun partito. Precisò invece che, se indignarsi davanti ad un’ ingiustizia volesse dire essere comunista, allora lui lo era.

Questo giusto per dire che alla fine le chiacchiere stanno a zero e contano i risultati, i fatti, a prescindere dai Rolex.

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