Come funzionerà il Green Pass ?

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-di Pierre De Filippo-

Alla fine, dopo tanto parlare, discutere ed ipotizzare, il green pass è diventato realtà ed entrerà in vigore dal 6 agosto prossimo. Il green pass non deve essere visto “come arbitrio ma come una condizione per tenere aperte le attività economiche. Una misura che dà serenità, non la toglie”, ha detto il Premier Mario Draghi che, categoricamente, ha aggiunto: “gli appelli a non vaccinarsi sono inviti a morire, oppure a far morire”.

Parole che hanno stupito il leader della Lega Matteo Salvini, oggi impegnato in esami di balistica sull’omicidio di Voghera ma che fino a qualche giorno fa teorizzava la pericolosità dei vaccini per gli under40.

Ma torniamo al green pass che è ciò che ora ci interessa. Vi è un primo punto che va chiarito: potrà ottenere il documento, e quindi non essere limitato nei propri movimenti e nei propri accessi, anche chi avrà in corpo soltanto una dose di vaccino, che sa tanto di misura di compromesso tra opposte visioni ma tant’è.

Sono tre i casi in cui si potrà chiedere e ottenere il pass: almeno una dose di vaccino, un tampone negativo nelle 48 ore precedenti o, ancora, l’avvenuta guarigione nei sei mesi precedenti.

Per quali luoghi ed eventi sarà necessario il green pass?

In primis, per i luoghi proverbialmente chiusi o ad alta saturazione di persone: palestre e piscine, centri termali e strutture sportive, anche per via della facilità di “scambi di fluidi”; in cinema, teatri e musei, per i quali – secondo la logica del do ut des – aumentano parallelamente le soglie di spettatori; fiere e concorsi.

In sintesi, tutto ciò che, di suo, provocherebbe assembramento e renderebbe difficile far rispettare il distanziamento.

E ristoranti e bar? È stato questo il vero oggetto del contendere politico. Anche per i bar ed i ristoranti sarà necessario il green pass, per le consumazioni al chiuso, con buona pace dei #NoPass. Chiaramente, per chi non ha contratto il Covid negli ultimi sei mesi e non vuole sottoporsi al tampone, la scelta più conveniente rimane sempre il vaccino.

Come ha detto il Ministro Speranza: “il messaggio di fondo che vogliamo dare con questa misura è quello di vaccinarsi, vaccinarsi, vaccinarsi…”

Veniamo da un anno e mezzo di pandemia, caratterizzata da limitazioni e morti, prendere coscienza di ciò è e deve essere il primo passo.

Come scaricare il green pass? Nel Paese della burocrazia, conoscere ciò è essenziale. Il Certificato Verde è scaricabile dal sito del Governo, nell’apposita sezione; sarà, evidentemente, necessario dimostrare la propria identità e sarà possibile farlo in tre modi: o con lo Spid, o con la Carta d’Identità elettronica, ancora poco diffusa in Italia, o con i dati della propria tessera sanitaria.

In alternativa, si potrà ricorrere al Fascicolo Sanitario Elettronico regionale o alle app Io e Immuni.

Per i non avvezzi alla tecnologia, sarà comunque possibile rivolgersi al proprio medico di base o presso una farmacia.

A corollario di ciò, va segnalato anche che il decreto modifica i criteri ed i parametri per colorare le regioni: viene accantonato l’ormai celeberrimo Rt – d’altronde, la campagna vaccinale sta dimostrando che le inoculazioni di dosi stanno rendendo il virus molto meno letale, per cui la sua diffusione rischia (avrebbe rischiato) di essere un dato fuorviante – in luogo dei dati su ospedalizzazione e di occupazione delle terapie intensive.

Se si supera la soglia del 10% delle ospedalizzazioni e del 15% delle terapie intensive, la regione verrà colorata di giallo; sopra 20% e 30% si andrà in zona arancione e sopra 30% e 40% in zona rossa.

Ad oggi, nessuna regione abbandonerebbe il colore bianco. E l’obiettivo è continuare su questa scia.

Infine, la proroga dello stato di emergenza, altra misura contestata. Probabilmente, in presenza di altri numeri e, soprattutto, di un altro trend non sarebbe stato prorogato ma ora appare necessario. Almeno fino al 31 dicembre, secondo il decreto.

Che misure sono queste? Secondo alcuni – in particolare l’opposizione di Fratelli d’Italia – sarebbero misure liberticide e incoerenti con una visione liberale della vita sociale che è il perno della cultura occidentale.

Ma la cultura liberale non può essere chiamata in causa all’occorrenza e a proprio piacimento: o è un faro dal quale si decide di non discostarsi oppure no. Oltretutto, cultura liberale significa culto della responsabilità, del rispetto di ciascuno e di tutti, dello stato di diritto e delle regole.

Se è vero, come è vero, che la mia libertà finisce dove inizia quella dell’altro, nessuna di queste misure può essere definita liberticida.

La cultura liberale è una cosa seria, non una barzelletta.

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