Ciao, maestro!

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In ricordo di Riccardo Dalisi

-di Maria Gabriella Alfano

Riccardo Dalisi ci ha lasciato. Era nato a Potenza, ma viveva da sempre a Napoli, città in cui si era trasferito per studiare architettura.

Era un architetto, un professore, un progettista, un designer, un artista di rilievo internazionale, insignito di numerosi riconoscimenti tra cui il Compasso d’oro per la famosa caffettiera napoletana della Alessi. Sarebbero necessarie pagine e pagine per raccontare le sue creazioni, esposte in musei europei e d’oltreoceano, ma mi piace ricordarlo per le sue doti umane che ho avuto modo di apprezzare nel corso degli anni.

Il “Maestro” anzi il “maestro”, scritto con la “M” minuscola come gli piaceva essere chiamato, era soprattutto un uomo sensibile, gentile, aperto all’ascolto, un esempio da seguire nella professione come nella vita.

L’ho conosciuto tanti anni fa alla Federico II di Napoli. Ero al terzo anno di architettura e lui era il mio professore di Progettazione.

Non dimenticherò mai le sue lezioni “sul campo”. Ci portava nelle periferie napoletane dominate da povertà, abbandono, degrado, dove il disagio sociale si toccava con mano. Ci educava ad ascoltare quelle persone, a capire i loro bisogni. Questo -ci diceva- doveva essere il punto di partenza del nostro lavoro di progettisti, un approccio umile per una progettazione realmente rispondente ai bisogni di coloro a cui era diretta.

Coinvolgeva ragazzi e adulti di quei quartieri organizzando laboratori di “artigianato povero” che portavano alla produzione di oggetti di latta, di cartapesta, di rame. Utilizzavamo prodotti di scarto, rifiuti appunto, per realizzare borse, cucchiaini, caraffe, piccoli animali, anticipando di quasi mezzo secolo il concetto e la pratica dell’economia circolare.

Terminata l’università, soprattutto per il mio ruolo prima di consigliere e poi di  presidente dell’Ordine degli architetti di Salerno,  ho condiviso con lui numerose esperienze.

Tra esse il Congresso mondiale degli architetti che si svolse al Lingotto di Torino nel 2008. Nello spazio espositivo che affiancava gli eventi dell’EXPO, Dalisi progettò  “Campania Risanata”, un  coloratissimo stand dedicato al territorio della nostra regione, alle idee e alle attività degli architetti.

Ricordo che in maniche di camicia e sfidando il caldo di quei giorni, impartì ai montatori le indicazioni necessarie all’allestimento dello stand. Una volta terminato il lavoro, armato di pennello e di pittura rossa, volle intervenire completando l’opera con altre scritte e immagini. L’idea centrale dello stand erano ancora i rifiuti, il recupero dei materiali poveri, la forza ideale e progettuale che la nostra regione esprimeva. Andarono a ruba i “rifiuti ricordo”, frammenti di cartone, di metallo, di plastica, lavorati e decorati a mano, offerti come gadget  ai visitatori che furono numerosissimi.

Poi, negli anni successivi, ci furono gli interventi e le interviste pubblicati su “Progetto”, il trimestrale dell’Ordine di Salerno e la partecipazione ad altri eventi , accolto con calore dai tanti suoi ex studenti.

Se ne è andato “in punta di piedi”,  ha scritto la famiglia su Fb, come era nel suo stile.

Mancheranno a tanti di noi lo sguardo curioso dei suoi occhi azzurri che brillavano dietro le lenti da miope, desiderosi di  leggerti dentro, e il suo sorriso di uomo perbene, attento alla voce degli umili e degli emarginati. Resterà ciò che ci ha trasmesso, resteranno le sue intuizioni che hanno precorso i tempi, la cultura della progettazione che ci ha inculcato e l’attenzione alla bellezza e all’armonia.

Ciao Maestro!

 

 

 

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