Che meraviglia

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di Giuseppe Moesch*

Sono profondamente meravigliato della meravigliosa meraviglia di tutti i commentatori che hanno commentato il meraviglioso successo della città di Riyad nella corsa per l’assegnazione dell’esposizione mondiale del 2030.

A Parigi, dei potenziali 182 delegati degli Stati appartenenti al BIE, cioè l’Ufficio Internazionale delle Esposizioni, hanno votato in 165  e hanno sancito la vittoria di Riyad con 119 voti rispetto a Busan che ne ha ricevuti 29 e Roma 17.

L’intera storia dell’umanità è stata caratterizzata da mutamenti nell’equilibrio socio economico con conseguenti modificazioni del potere negli e tra gli stati emergenti. Possiamo solo di sfuggita considerare ciò che è accaduto in Mesopotamia con l’avvento della riorganizzazione produttiva con l’avvento dell’aratro seminatore che ha comportato la crescita economica e la creazione di grandi opere infrastrutturali e di opere d’arte, dalla Ziqqurat alla città di Babilonia, o in Cina con l’unificazione dello Stato dopo la guerra degli Stati combattenti, o a Versailles a seguito della crescita dei commerci, in Spagna dopo la scoperta dell’America, dove in precedenza il mondo mesoamericano aveva espresso grandi regni con opere imponenti, ed anche a Firenze nel quattrocento quando nel cosiddetto periodo del Rinascimento, la potenza economica e finanziaria, permise a quella città di divenire il più importante centro di attrazione delle più grandi espressioni della cultura dell’epoca.

Oggi la potenza economica rappresentata dalla gigantesca opulenza delle società arabe, derivate dallo sfruttamento della risorsa petrolifera, ha permesso l’accumulazione di ricchezze che hanno consentito a tutti i paesi dell’area di espandere la propria presenza a livello universale, con l’acquisizione ed il controllo di imprese tra le più avanzate in tutte il mondo, ed in particolare con la ricerca di una visibilità e di una centralità che passa tra l’altro, attraverso anche i campi di calcio o di altri eventi che giocano fortemente sulla attrazione dei social, oltre che a ciò sono  fattori di di attrazione per gli uomini che oggi in tutti campi delle attività umane, come si è visto con il richiamo per i più grandi nomi dell’architettura, dell’arte o del mondo dello sport.

Il successo del Qatar nell’ottenere l’assegnazione dello svolgimento dei mondiali di calcio nel 2022, mentre già l’Arabia Saudita ha fatto sapere che presenterà la propria candidatura per il 2034, così come l’acquisto di grandi squadre di calcio, sono solo alcuni esempi della volontà di entrare pesantemente nei settori più coinvolgenti degli interessi sociali, e la conseguente scelta di molti uomini di trasferirsi in quelle aree, indicano che non vi sia amor di patria o repulsione verso comportamenti sociali connessi ai diritti civili, si pensi al trattamento delle donne in quei paesi, che possano frenare queste azioni.

Giovani medici che faticano a trovare collocazione nei propri paesi d’origine dove si sono formati, accettano di lavorare dove la loro remunerazione è molte volte superiore a quella che forse avrebbero nei loro paesi, così come avviene per docenti o per artisti o anche per semplici operai.

Tutta la politica degli investimenti nei paesi più poveri non è dissimile da quella che in altri tempi è stata realizzata da altri popoli in ascesa, d’altronde non dissimile da quella scelta dalla Russia o dalla Cina ed in precedenza dagli Stati Uniti, che attualmente per la debolezza interna della politica di quel paese ha visto la sostituzione del proprio ruolo a vantaggio delle economie emergenti.

D’altro canto abbiamo già avuto modo di comprendere questa trasformazione e modificazione all’interno di grandi organismi internazionali quali l’ONU, dove il segretario generale ha omesso di condannare Hamas, sotto la pressione degli Stati membri già affiancati agli stati forti emergenti, in quanto la sua capacità di sopravvivenza è strettamente legata alla fiducia di quei delegati che formano la maggioranza.

La vera meraviglia sarebbe allora quella che vedesse i comportamenti dei molti nel volersi scostare dai propri interessi.

Se i commentatori si fermassero a ragionare e non a ripetere stanchi slogan, e prendessero atto di quanto già da tempo è accaduto, forse potrebbero analizzare gli errori fatti e tentare con acconce politiche di porre un argine alle modifiche che purtroppo incideranno sulla nostra cultura e sul nostro stile di vita.

La famiglia dei Medici ha portato un cambiamento gerarchico tra Roma e Firenze, ed ha messo in moto un movimento di valori che ha contribuito tra l’altro al cambiamento della politica della Chiesa; spero che in questo caso non avvenga il contrario, anche se le modifiche che stanno già avvenendo sotto i nostri occhi non fanno pensare che si possa andare nella stessa direzione, e su questo tema sono molto scettico.

*professore Ordinario presso l’Università degli Studi di Salerno

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