Che Dio protegga le donne curde e la loro resistenza

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Le vere eroine dei nostri giorni- di Claudia Izzo-

7000 sono le donne curde yezide, cristiane, sciite e musulmane  imprigionate dall’Isis  nel carcere di Telafer; più di 3000 quelle vittime di rapimenti, vendute poi al mercato degli schiavi per 50, 150 dollari; 5000  sottoposte a mutilazioni genitali nelle città irachene sotto l’Isis. Tantissime, centinaia, preferiscono lanciarsi dalle scogliere delle città irachene per evitare di cadere nelle mani dei jiadisti.

Tantissime invece che divenire  schiave sessuali, oggetti da vendere, comprare, stuprare a piacimento, ammazzare, hanno imbracciato il kalashnikov contro l’oscurantismo del terrore che incombe e con i loro capelli neri e sguardo fiero combattono per la libertà. Perchè le donne del Kurdistan sono quelle che studiano e lavorano come gli uomini e rivendicano, in piena coscienza, una democrazia al di là di etnie, tribù, sultani e credi religiosi. Lottano come leonesse per abolire la morte stessa imposta ai curdi, i delitti d’onore, le nozze forzate. La loro è una autodifesa, c’è poco da scegliere. O combattere o morire, prima di tutto in quanto curde, e poi in quanto donne.

“Tululu” è il loro urlo di guerra, esse lottano a volte anche contro il volere delle loro famiglie, perchè ogni giorno scampato è un dono. Ma sono fiere e, come e meglio dei loro compagni di battaglia, mirano dritto. Sono donne  di ogni età e tante sono diventate maggiorenni sul campo di battaglia. Sono temute dai jiadisti perchè i terroristi aspirano al Paradiso che, secondo il loro credo, raggiungono se vengono uccisi in guerra, divenendo martiri di Allah, ma certo non per mano di donna. Se vengono uccisi dalle donne vengono infatti spediti direttamente all’Inferno.

Noi occidentali dobbiamo la nostra serenità anche a loro, alle donne ed al popolo curdo. Gli ipotetici attentatori kamikaze che potrebbero arrivare a noi, muoiono sotto i loro colpi. Le donne curde, il popolo curdo fa il lavoro sporco per tutti. E questo l’America di Trump lo sa bene ma non ha esitato a girare loro le spalle ritirando le forze combattenti americane, dando così  la possibilità a Erdogan di avanzare con la sua offensiva “Operazione fonte della Pace” contro Rojava, la zona Nord -Est della Siria .

I curdi sono soli, mentre il nuovo impero ottomano di Erdogan rimuove quel muro di 620 chilometri costruito due anni fa per impedire ai rifugiati di raggiungere l’Europa, per invadere i villaggi curdi e distruggerli. Esercito turco e mercenari jihadisti insieme, complici di efferati crimini di guerra, avanzano raggiungendo la città di Raqqa, liberata dal terrore dello Stato Islamico appena due anni fa.

Rojava intanto, l’amministrazione autonoma della Siria del Nord est, continua la sua Rojava Revolution. Restano disperati e soli i curdi mentre nasce il forte sospetto che i jiadisti siano ricorsi ad armi chimiche, proibite dalle convenzioni internazionali. Crimini di guerra nel completo silenzio-assenso del mondo.

Intanto una delegazione del Rojava era in Italia alla Camera dei Deputati lo scorso 10 ottobre per chiedere il sostegno della Comunità Internazionale, Consiglio Europeo, Nato, per capire da che parte si sta, con loro o con l’Isis…

 

 

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