Cetara e la variante al PUC: intervista al sindaco Fortunato Della Monica

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di Maria Gabriella Alfano-

A meno di un anno dall’approvazione del Piano Urbanistico, l’amministrazione comunale di Cetara ha intrapreso l’iter per modificarlo.

Lo hanno evidenziato le Associazioni ambientaliste “Italia Nostra” e “Club per l’Unesco di Amalfi” che hanno diffuso la notizia corredandola con un articolato e circostanziato dossier nel quale vengono indicate le  zone interessate dalla variante: due nella frazione Fuenti  e una a ridosso del centro storico.

Cetara vista dal mare. Di colore rosso la prima delle tre aree previste per i nuovi insediamenti edilizi. Denominata ERS 1, ha una superficie territoriale di 6.700 mq per n. 25 nuovi alloggi. L’area si trova a ridosso del centro storico.Le nuove  destinazioni  previste sarebbero: “edilizia residenziale sociale” (25 alloggi nella zona contigua al centro storico e 24 equamente distribuiti nelle altre due zone nella frazione Fuenti, per complessivi 43 mila metri

cubi), un “Centro raccolta rifiuti” e la “Stazione dei Carabinieri”.

Per il Club per l’Unesco di Amalfi appare illogica la scelta di costruire nuovi edifici residenziali, tenuto conto che Cetara risente di un costante decremento demografico: negli ultimi anni ha perso circa 400 residenti e la popolazione attuale supera di poco i  2000 abitanti.

Il percorso intrapreso dall’Amministrazione comunale appare tortuoso. Si tratta di modificare non solo  il PUC approvato di recente,  ma di intervenire sulla Legge regionale 35/87 con la quale è stato approvato il PUT. 

Come spiega Raffaella De Leo , presidente di Italia Nostra Salerno, le aree prescelte per la variante sono soggette a vincolo paesaggistico di inedificabilità assoluta in quanto ricadono in zona di “tutela dell’ambiente naturale di 1° e di 2° grado” nel PUT della penisola sorrentino amalfitana al quale, come ormai è noto a tutti, deve sottostare la pianificazione urbanistica dei comuni. E prosegue interrogandosi sulla ragione per la quale si continuano a spendere preziose risorse comunali per redigere progetti che non potranno essere realizzati, in considerazione di tutti i vincoli esistenti.

Le ragioni delle scelte del Comune le abbiamo chieste al Sindaco di Cetara, Fortunato Della Monica.

Sindaco, Il PUC è stato approvato dopo un lungo iter che ha coinvolto enti e associazioni e altre organizzazioni  della società civile. Come mai l’Amministrazione comunale intende modificarlo appena un anno dopo la sua approvazione? Qualcuno parla di manovre pre-elettorali in vista delle imminenti elezioni per il rinnovo del consiglio comunale.

Il PUC prevede la realizzazione di 42 alloggi in zona R3 e P3 del Piano stralcio per l’assetto idrogeologico. Son aree a rischio frana elevato e  pericolosità elevate,  nelle quali prima di costruire le residenze  è necessario eseguire opere di mitigazione consistenti in muri di contenimento di notevole altezza. Abbiamo  immaginato quale sarebbe l’impatto di queste opere sul paesaggio e abbiamo deciso di commissionare uno studio per individuare aree alternative, caratterizzate da minore grado di rischio e, quindi, meno soggette  opere di mitigazione. Lo studio è stato sottoposto all’Autorità di Bacino.

Che cosa propone lo Studio?

Sono state individuate tre zone a rischio contenuto: due nella frazione Fuenti e una a ridosso del centro storico. Tra esse abbiamo scelto la terza in cui proponiamo di realizzare al massimo 30 alloggi sui 49 previsti dal PUC. Realizzeremo 8.800 mc rispetto ai 17.000 previsti dal PUC. 

Che ne sarà delle zone di espansione individuate nel PUC?

Quelle torneranno inedificabili, naturalmente. Non intendiamo aggiungere nuove zone residenziali, ma semplicemente sostituire quelle previste dal PUC con altre più idonee sotto il profilo idrogeologico. Non impegneremo neppure quelle della frazione Fuenti.

Come mai queste criticità non sono emerse nella fase di redazione del PUC?

Il PUC deve essere coerente con il PUT che, voglio ricordarlo, è stato approvato nel 1987. A quell’epoca non esistevano i Piani di Bacino, quindi le zone di espansione non potevano tenere conto di problematiche che sono emerse anni dopo.

Che mi dice delle altre zone in cui è stata prevista la variante al PUC per allocarvi  la Caserma dei Carabinieri e il Centro per la raccolta dei rifiuti? Dove saranno localizzati? La viabilità di accesso alla frazione Fuenti non appare adeguata a supportare funzioni pubbliche attrattrici di mobilità come la Caserma dei carabinieri o il Centro per la raccolta dei rifiuti.

Sono ipotesi ormai tramontate. Queste zone non saranno interessate da modifiche.

Tornando alle nuove residenze da realizzare,  è opportuno costruire nuovi vani nel comune di Cetara che conta appena 2000 abitanti che sono in costante diminuzione?

Non nego ci sia un costante decremento degli abitanti. Se continua così sarò costretto a chiudere le scuole. C’è, però, una domanda di alloggi da parte dei residenti.

Ho contato oltre quaranta tra B&B e Residenze turistiche. La liberalizzazione dei mercati ha favorito un aumento vertiginoso di alloggi affittati per brevi periodi e l’aumento del costo degli affitti a lungo termine, il che contribuisce ad allontanare i residenti permanenti. Le residenze turistiche non alberghiere, se da un lato arricchiscono l’offerta turistica e garantiscono un reddito ai proprietari , dall’altro lato  impoveriscono il tessuto sociale della città perché limitano  l’offerta di alloggi per i residenti e degli stessi  servizi alla residenza. Di questo passo il comune perderà la sua “anima”.

Che cosa farà l’Amministrazione comunale per evitare che anche i nuovi alloggi vengano utilizzati per attività ricettive?

 I nuovi alloggi che realizzeremo saranno cooperative, assegnate come prima casa, e saranno assoggettate al vincolo che ne vieterà per quarant’anni l’uso per attività ricettive di tipo turistico.

Cetara è il comune della costa amalfitana che maggiormente conserva l’identità dell’antico borgo marinaro, e in questo risiede il suo maggiore appeal. Per salvaguardare questa identità, oltre al rispetto della disciplina urbanistica, non ritiene che sia anche necessario garantire  la qualità dell’architettura che si va a realizzare?

 E’ questa la ragione per cui abbiamo messo in discussione la localizzazione delle residenze previste dal PUC.

Il percorso di approvazione della variante è molto difficile. Si tratta di modificare il PUT e, quindi, di modificare la Legge 35/87 che lo ha approvato.

Siamo in contatto con la Regione Campania con la quale individueremo il percorso più idoneo. Abbiamo ipotizzato di sottoscrivere un “Accordo di programma”. Abbiamo i pareri favorevoli degli Enti che hanno partecipato alla Conferenza dei Servizi preliminare, tra cui l‘Autorità di Bacino. Anche la Soprintendenza è stata d’accordo. Proseguiremo su questa strada. Se non riusciremo, dovremo gioco forza costruire secondo le previsioni del PUC, con le inevitabili ricadute negative sul paesaggio. 

Queste le parole del Sindaco Della Monica. L’amministrazione comunale di Cetara ha intrapreso percorso arduo. La  sentenza della Corte costituzionale 11/2016 ha infatti ribadito la prevalenza del PUT su ogni altro strumento di pianificazione. Il PUT  risale alla fine degli anni sessanta. A quell’epoca i valori del paesaggio non erano radicati e il Piano ha indubbiamente svolto nel corso degli anni un’importante funzione di tutela.

Oggi c’è una maggiore consapevolezza sul valore che l’ambiente e il paesaggio rivestono per la qualità della vita e per la stessa economia dei territori. Occorre anche considerare che il quadro normativo si è evoluto con l’approvazione di leggi in materia sismica, di tutela idrogeologica, di risparmio energetico, di uso di energie pulite. E, ancora, sono entrate in vigore le norme sulla liberalizzazione delle attività produttive, sul consumo di suolo, sulla rigenerazione urbana sostenibile, tanto per citarne alcune. Sono state messi a punto  materiali e nuove tecnologie, capaci di coniugare efficienza e qualità estetica. E sono stati introdotti nella pianificazione nuovi principi quali la concertazione e la co-pianificazione.

Per tenere conto di questi cambiamenti, occorre portare a temine la redazione del Piano paesaggistico della Campania, previsto dall’articolo 135 del Codice di beni culturali e del paesaggio, redazione che, pur essendo stata avviata da anni, inspiegabilmente non riesce a vedere la luce. E’ la via maestra per offrire a pubbliche amministrazioni, professionisti, imprese, cittadini, regole certe di trasformazione del territorio rispettose dei suoi valori.

Fotografie: Immagini della variante al PUC allegate al comunicato dell’Associazione Italia Nostra e Club per l’Unesco di Amalfi

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