Cara Kitty: storia di un diario iniziato il 12 giugno 1942

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Pagine preziosissime che ci hanno riportato l’orrore del nazismo e il mondo di un’adolescente. Cara Kitty: è questo il modo in cui la piccola Annelies Marie Frank, detta Anne, conosciuta in Italia come Anna Frank,  si rivolgeva all’amica immaginaria nel suo diario, un quadernino a quadretti bianco e rosso,  scritto nel suo nascondiglio durante il periodo nazista. La prima pagina del diario porta la data del 12 giugno 1942, giorno del suo tredicesimo compleanno, scritta al 263 di Prinsengracht, ad Amsterdam, oggi Museo.
Pensieri intimi, parole in fila sulla propria famiglia, sul suo innamoramento, sulla sua vocazione a diventare scrittrice in un futuro solo sognato, quello stesso futuro che Anna non vedrà mai perché, come ebrea tedesca, morirà nel campo di concentramento di Bergen-Belsen.
Il diario di Anna Frank diverrà una testimonianza importante di una delle più crudeli pagine della Storia.
Alla radio Anna, nell’inverno del 1944, ascolta la trasmissione di Gerrit Bolkestein, membro del governo olandese in esilio che parlava di un progetto che prevedeva la pubblicazione  di lettere e diari una volta terminato il conflitto, per mettere alla luce le oppressioni sofferte sotto l’occupazione nazista. Anna continua ad annotare, a confidarsi con la sua Kitty.
Del famoso diario esistono due versioni autografe: la prima redazione  dal 12 giugno 1942 al 1 agosto 1944, della quale non è stato ritrovato il quaderno (o i quaderni) che copriva il periodo 6 dicembre 1942- 21 dicembre 1943  e la seconda redazione di Anna, su fogli volanti, in vista della pubblicazione, che copre il periodo 20 giugno 1942 – 29 marzo 1944.
La prima edizione del 1947 fu compilato dal padre  Otto Frank basandosi principalmente sulla seconda redazione, apportando modifiche e cancellazioni e aggiungendo quattro episodi tratti da un altro autografo di Anna, i Racconti dell’alloggio segreto. L’edizione critica del diario, pubblicata nel 1986, compara queste tre versioni.
Ma chi è Anna? La piccola nasce a Francoforte sul Meno, ebrea tedesca,secondogenita dell’imprenditore Otto Heinrich Frank (12 maggio 1889 – 19 agosto 1980) e di sua moglie Edith Frank e, prima che il nazionalsocialismo  irrompesse nella sua vita, viene descritta dal cugino come  “una bambina vivace, che non faceva altro che ridere”.
Con l’ascesa al potere di Hitler e le prime dimostrazioni antisemite, la famiglia Frank si trasferisce nei Paesi Bassi, perdendo la cittadinanza tedesca. Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e l’attacco ai Paesi Bassi era arrivato il momento di abbandonare la scuola e di cucire sulle giacche la stella gialla che contrassegnava gli ebrei, vivendo in un nascondiglio nella casa retrostante l’edificio in cui aveva sede la ditta del capofamiglia, in Prinsengracht 263. Un’abitazione a tre piani con un sottotetto.  La porta che conduceva a questo retrocasa di quasi 50 m² che era collegata con una ripida scala all’ingresso degli uffici, venne nascosta da una libreria girevole.
In questo nascondiglio vissero anche altre famiglie  per più di due anni nel terrore e nell’incertezza. Poi, il mattino del 4 agosto 1944, attorno alle 10.00, la Gestapo fece irruzione nell’alloggio segreto, in seguito a una segnalazione da parte di una persona che non è mai stata identificata e dopo tre giorni tutti furono smistati nei campi di concentramento. Il 3 settembre 1944  si aprirono per Anna e per gli altri clandestini i cancelli di  Auschwitz. Edith,  la madre di Anna,  morì di inedia ad Auschwitz-Birkenau il 6 gennaio 1945  secondo alcune testimoni per il dolore di essere stata separata dalle figlie. Deportata altrove, non si conosce la data del decesso. Margot e Anna passarono un mese ad Auschwitz-Birkenau, poi furono spedite a Bergen-Belsen, dove morirono di tifo esantematico. Solo il padre di Anna, tra i clandestini, sopravvisse ai campi di concentramento.
Riuscito a tornare ad Amsterdam, Otto  modificò il manoscritto di Anna, ne modificò la grammatica e la sintassi, omettendo alcune parti perché considerate troppo private e poco rispettose dei compagni di sventura, in modo da renderlo adatto per la pubblicazione. Il diario venne pubblicato nel 1947 con il titolo di Het Achterhuis (“Il retrocasa” in olandese). Otto, morirà a Basilea, in Svizzera, dove si era stabilito da tempo, il 19 agosto 1980, all’età di 91 anni.

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