Calabria multicolor

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Quando decenni di assenza dello stato pesano nei momenti di emergenza- di Antonino Papa-

Non è una novità che la Calabria è atavicamente abbandonata a se stessa, ciò fa degli abitanti di questa regione dei giganti se si pensa a quanto sia difficile portare avanti un’attività in quel territorio, al dato di fatto che, oltre alle criticità consequenziali all’assenza dello Stato, esiste l’immigrazione clandestina, il lavoro nero e la criminalità organizzata che presidia letteralmente alcune aree nonostante il duro lavoro di eccellenti magistrati, Gratteri uno su tutti, che rispondono colpo su colpo all’avanzata delle cosche ed al proliferare delle clientele.

Neanche la sanità fa eccezione ed il punteggio LEA (livelli essenziali di assistenza) vede la regione all’ultimo posto in classifica, c’è da dire però che il meridione tutto è un po’ nelle medesime condizioni, ad eccezione della Basilicata, che offre servizi migliori ma non all’altezza del Veneto che mantiene la testa della classifica delle prestazioni in ambito sanitario.

A nulla sono serviti circa venti anni di commissariamento della sanità che hanno addirittura peggiorato la situazione finanziaria il cui disavanzo ha raggiunto cifre vicine ai 200 milioni di euro.

Senza addentrarci nel passato possiamo affermare che il dato di fatto è che il diritto alla salute in Calabria non è tutelato, né praticamente riconosciuto.

In questo contesto si inserisce l’emergenza scaturita dalla diffusione del COVID-19 che ha procurato danni limitati soltanto grazie alla responsabilità dei cittadini, ma non certo per l’eccellenza nella gestione sanitaria.

Se ciò aggrava le responsabilità dei predecessori, a maggior ragione mettono il Governo in una situazione come minimo imbarazzante, sia le dichiarazioni dell’ex Commissario Cotticelli, nominato il 7 dicembre 2018 dall’allora Ministro della Sanità Grillo durante il Conte 1 ed appena rimosso, sia l’uscita poco felice del suo successore Zuccatelli, made in Conte 2 e che ora è in procinto di essere rimosso nonostante fresco di nomina.

Ciò che scaturisce da questo caos è purtroppo l’inesperienza di chi Governa (non voglio assolutamente pensare alla malafede o a clientele e tifoserie politiche) e l’incapacità di mettere gli uomini giusti ai posti giusti, ma soprattutto al momento giusto.

Non di minore peso però è l’attenuante per entrambi gli “sfortunati” commissari i quali, ad onor del vero, hanno trovato una sanità praticamente in macerie a causa di precedenti gestioni di cui non hanno alcuna colpa; in queste condizioni chi avrebbe il fegato di assumere responsabilità e prendere decisioni in un momento come questo ?

Credo neanche JFK, possiamo immaginare quindi questi commissari come formali ma non sostanziali e come due persone, a mio personale avviso, che sono state “bruciate” o “sacrificate”, a prescindere dalle loro capacità, perché nessuno ha voluto seriamente prendere la situazione di petto, azione questa che doveva essere ascritta al Governo che avrebbe dovuto inviare in Calabria un intero staff coordinato da un supervisore.

Ovvero la Politica non ha fatto la Politica per paura di perdere consensi, lo Stato non ha fatto lo Stato (in Calabria non lo ha mai fatto in realtà) e la regione è rimasta sul fondo del fossato.

Non si può gettare la croce addosso ai due ultimi commissari quando per decenni lo Stato non è esistito e si è tentato di mettere oggi una pezza a colori cangianti tra il giallo chiaro dell’alba ed il rosso del tramonto … in America direbbero “to be continued”.

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