Beirut: un italiano ferito. Cronaca di una esplosione annunciata?

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-di Claudia Izzo-

100 morti, 4 mila feriti in un momento in cui gli ospedali sono saturi per il Covid-19, circa 300 persone senza più una casa: è questo il primo bilancio dopo l’esplosione che ieri ha colpito il porto di Beirut. Un’esplosione che ha ricordato a tutti, con la sua densa colonna di fumo bianco, il “fungo” di Hiroshima e Nagasaky.

Strade coperte di detriti, l’esplosione è stata sentita fino Cipro, 240 chilometri di distanza, vittime e feriti sotto le macerie. Ferito, anche se in modo non grave, un italiano. Si tratta del  caporal maggiore Roberto Caldarulo, 40 anni, della frazione bitontina di Palombaio (Bari) a lavoro per il contingente Unifil, forza ONU di interposizione al confine tra Libano e Israele. Intanto l’Ambasciata italiana è al lavoro per vedere se ci siano altri italiani coinvolti nell’esplosione.

Le esplosioni.

Le esplosioni sarebbero state due; la prima zona porto, avvenuta in un magazzino di fuochi d’artificio; l’esplosione secondaria si sarebbe originata poco distante, in un magazzino con 2750 tonnellate di nitrato di ammonio che era stato sequestrato.

Quindi 2750 di nitrato di ammonio giacevano in un magazzino in condizioni di non sicurezza? Il nitrato di ammonio, bisogna ricordare, arma povera ma devastante, viene usato si, come fertilizzante, ma anche e soprattutto per la fabbricazione di ordigni e mescolato a carburanti ha effetti altamente distruttivi.

Esplosioni simili, bisogna amaramente ricordare che  non sono episodi nuovi in Siria, dove fazioni in lotta scavano tunnel sotto le postazioni nemiche per farle saltare in aria.

L’esplosione e la sentenza.

Secondo la BCC, la seconda esplosione sarebbe avvenuta nella zona in cui si trova la residenza dell’ex Primo Ministro libanese Rafiq Hariri. L’esplosione dunque, sarebbe avvenuta giusto tre giorni prima del verdetto del Tribunale dell’Aja sulla morte dell’ex Premier libanese, avvenuta nel 2005, che vede quattro persone imputate, tutte appartenenti all’organizzazione paramilitare libanese di Herzbollah, accusate di “complotto a fini terroristici e omicidio preintenzionale”.

Esplosione annunciata?

Ovviamente l’omicidio in questione ha cambiato gli equilibri al confine, tra le milizie filo iraniane di Herzbollan e le autorità isrlaeliane che hanno già sottolineato di essere estranee ai fatti, il ministro israeliano Gabi Ashkenazi ha affermato infatti che si tratterebbe di un incidente.

Fonti di intelligence occidentali pensano tutt’altro mentre va ricordato che fu Benjamin Netanyahu, attuale Primo Ministro Israeliano, che nel settembre 2018 davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite denunciò, tra le altre cose, la presenza  di tre depositi di missili di Herzbollah a Beirut e precisamente uno allo stadio, uno all’aeroporto e l’altro al porto

…Hezbollah usa deliberatamente l’innocente popolo di Beirut come scudo umano. Hanno posto tre di questi siti di conversione missilistica a fianco dell’aeroporto internazionale di Beirut.  Ecco un’immagine che vale più di mille missili. Questo è l’aeroporto internazionale di Beirut. Ecco il primo sito missilistico. È nel quartiere di Ouzai sul bordo dell’acqua, a pochi isolati dalla pista. Ecco il secondo sito. È sotto uno stadio di calcio, quello è lo stadio di calcio, a due isolati di distanza. Ed ecco il terzo sito. È adiacente all’aeroporto stesso, proprio accanto ad esso. Quindi oggi ho anche un messaggio per Hezbollah: Israele sa che cosa state facendo. Israele sa dove lo state facendo. E Israele non vi lascerà scappare.

(Traduzione di Ugo Volli, ordinario di Semiotica del Testo presso Università di Torino)

Proclamato il lutto cittadino, il Ministro della Sanità invita, chi può, a lasciare la città, mentre è stato convocato il Consiglio Nazionale di Difesa.

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