Autunno 2019-2020, un anno con il virus in giro per il mondo

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-di Claudia Izzo-

Novembre 2019, il 13 per l’esattezza e qualcosa iniziava a succedere in Cina, mentre tutti conducevamo, ignari, le nostre vite. Come sempre.

Nella provincia dello Hubei, dove si trova Wuhan, in un ospedale, un uomo di 55 anni veniva ricoverato per il primo caso al mondo di Covid 19.

Mentre si cercava di capire cosa stesse succedendo, milioni di persone entravano ed uscivano da Wuhan, trasformando l’epidemia in pandemia. Abbiamo capito cos’è un lockdown, abbiamo visto morire persone, abbiamo capito cosa significhi per i medici lavorare in trincea senza neanche misure anticontagio; ricordiamo che un anno fa vi era carenza, negli ospedali,  anche di mascherine, per non parlare del fatto che si procedeva a tentoni alla ricerca della cura giusta.

Ovunque c’è stato un paziente 1 e poi 2, 3…Se l’Italia ha avuto il suo paziente 1 in Mattia Maestri , di Codogno, ricoverato nella notte tra il 20 ed il 21 febbraio, l’Italia ha pianto la sua prima vittima il giorno dopo, Adriano Trevisan, 78 anni.

Tanti gli inconsapevoli portatori di virus in giro per il mondo si sono poi ritrovati a dover temere non solo per se stessi, ma anche per i propri cari, per gli amici e conoscenti con cui, in un modo o nell’altro, erano entrati in contatto.

Abbiamo visto file di necrologi sui giornali e file di mezzi militari portare corpi privi di vita.

Ne “La primavera fuori, 31 scritti al tempo del Coronavirus” (Il pendolo di Foucault) vi sono le testimonianze del paziente 2 e  3 della Campania. Un incubo ben descritto dove alla tristezza ed al dolore del momento si è aggiunta la mancanza di solidarietà da parte di chiunque.

Un anno fatto di vite spezzate e lotte incessanti di medici e infermieri per ridare ossigeno a esistenze spente.

54,5 milioni di contagiati ad oggi, in questa fase di passaggio da cui non si scorge ancora la fine di questo incubo. Mascherine , distanziamento sociale e lavaggio frequente delle mani sono diventate parole d’ordine per vivere nel rispetto di tutti, in attesa di un vaccino che ribalti la situazione, annientando il virus.

La scorsa primavera l’abbiamo vissuta dall’interno delle nostre abitazioni in pieno lockdown, per tante persone non ci sarà più una vera primavera senza i loro cari morti di Covid. La speranza è che si esca da questa tragedia più forti e più uniti, perchè il virus, come ogni evento traumatico, è in grado di far uscire anche il peggio dalle persone, ormai stanche, demotivate, più sole, più fragili.

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