ANM e core

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di Pierre De Filippo-

Quando il gioco si fa duro, ciascuno pare voglia le proprie rendite di posizione per ammorbidirlo. È il caso dell’ANM, l’Associazione Nazionale Magistrati, il cui nome sta risuonando nelle redazioni dei notiziari e, tramite essi, in tutte le case degli italiani per il categorico ultimatum posto alle autorità politiche: “o ci vaccinate o sospendiamo il nostro lavoro”.

Quasi come a voler dire che la famigerata frase che campeggia sulle loro teste – “la legge è uguale per tutti” – sia un preistorico orpello e non il pilastro fondante di uno stato di diritto pienamente realizzato.

Anima e cuore – o anm e core, dipende dalle latitudini – c’ha messo il sindacato di categoria nel perorare la causa dei propri aderenti, dei propri iscritti, confermando le malevole accuse di chi attribuiva alla magistratura un certo esasperato corporativismo.

Vuoi vedere che quelle voci erano fondate?

Al vetriolo il comunicato col quale si evidenziava questa palese ingiustizia nei confronti della categoria: Il Governo considera il servizio giustizia con carattere di minore priorità rispetto ad altri servizi essenziali già sottoposti a vaccinazione, tanto da non ritenere doveroso rafforzare le condizioni che ne consentano la prosecuzione senza l’esposizione a pericoli per gli operatori”, per poi concludere con un velato avvertimento, invitando i propri dirigenti a “adottare misure organizzative per rallentare immediatamente tutte le attività senza escludere, nei casi più estremi, la sospensione dell’attività giudiziaria non urgente.

Abituati come siamo a tutti quei considerato in fatto e considerato in diritto, queste parole ci paiono estremamente chiare e comprensibili, senza arzigogoli e senza possibili fraintendimenti.

A stretto giro di posta, sono arrivate le prime risposte, non meno chiare e non meno categoriche. Marta Cartabia, Ministro della Giustizia, ha fatto sapere che la procedura di vaccinazione avverrà seguendo il “principio di uguaglianza e la volontà di evitare la competizione tra categorie” e che i magistrati “sapevano già la scelta del governo di procedere con le vaccinazioni procedendo per classi di età”. Più morbido ma altrettanto chiaro il sottosegretario Francesco Paolo Sisto, la cui nomina – da berlusconiano di ferro – aveva suscitato più di qualche malumore, più di qualche scetticismo nei ranghi della corporazione.

Stessa delusa constatazione è stata espressa da Sabino Cassese – costituzionalista e civil servant di primo piano – che ha ribadito come nessun’altra categoria abbia preteso con così tanta forza, con così tanta veemenza di, essenzialmente, saltare la fila.

Per chi vuole vederci del marcio, questo scivolone – poco dopo le libere uscite di Luca Palamara, il cui libro svetta nelle classifiche – concorre a rafforzare l’idea di un quarto potere arbitrario, interessato, chiuso in sé ed arrogante.

Non un buon viatico per chi dovrebbe garantire il corretto svolgimento della vita civile.

In alcune regioni, è vero, s’è derogato il principio anagrafico; in Campania, ad esempio, i primi in percentuale sono i docenti, gli educatori, il personale scolastico.

Una scelta oggettivamente più sensata rispetto alle pretese della magistratura, perché parliamo di due tipologie di esposizione, sia quantitativamente che qualitativamente, che non possono essere paragonate.

La pretesa dell’ANM, per citare il maestro Cassese, oltre ad essere contro la legge e contro la Costituzione, è stata soprattutto contro il buon senso e la logica.

Due doti imprescindibili per chi mangia producendo sentenze.  

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