Afghanistan: da sempre dimenticati i diritti delle donne

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I talebani: il virus scappato dai laboratori USA.

Lo scorso 15 agosto abbiamo assistito al ritiro delle truppe militari statunitensi dopo oltre 20 anni di occupazione del suolo afghano. Un’uscita di scena repentina e disorganizzata che ci ha lasciati tutti increduli per le modalità in cui è avvenuta e che inevitabilmente ha ricordato l’evacuazione dei soldati americani da Saigon e la ritirata dal Vietnam. Sono già immagini destinate a rimanere nella storia quelle dei civili afghani in preda al panico, che nella speranza di poter lasciare il paese, sono rimasti aggrappati agli aerei dell’aeronautica statunitense in partenza.

Nessuna immagine più evocativa di questa per raccontare anche solo metaforicamente cosa abbiano significato questi due decenni di continue illusioni somministrate lentamente al popolo afghano e a tutti noi, conclusisi con un rapidissimo e dolorosissimo schianto al suolo.

Scene da pelle d’oca, da film dell’orrore che si sono avvicendate con una velocità inaspettata e alle quali mai ci saremmo augurati di dover assistere inermi, soprattutto dopo esserci sorbiti per tanto tempo la storiella dell‘ esportazione della democrazia.

Sin dal primo momento i talebani hanno diffuso le immagini ed i video che li ritraevano mentre occupavano le sedi istituzionali e il palazzo presidenziale, riprendendosi anche simbolicamente il potere. Nasce l’Emirato Islamico dell’ Afghanistan senza che i talebani abbiano incontrato resistenza alcuna, anzi la loro vittoria è stata sancita dalla fuga del presidente Ashraf Ghani e neppure i soldati afghani sono stati in grado di reagire, malgrado durante questi anni fossero stati addestrati militarmente dall’ esercito statunitense. I talebani, dopo essersi insediati, hanno da subito rassicurato la comunità internazionale rispetto alle loro intenzioni che sembrerebbero essere, almeno a parole, pacifiche e distensive.

Ed ecco che oggi, all’improvviso, ciascuno di noi è concorde nell’affermare che l’intervento militare statunitense sia stato un vero e proprio fallimento, anche chi 20 anni fa aveva creduto alla favola della guerra giusta. Adesso, parte del dibattito si concentra su quale presidente debba assumersi le responsabilità per questa disfatta, Joe Biden o Trump? Obama, inoltre, cosa ha fatto per evitare il disastro? Bush invece c’entrerà qualcosa con quella che negli USA ha preso il nome di Forever War.

Mentre alcuni si concentrano sui futuri assetti geopolitici, sul ruolo della Cina e della Russia e altri discutono se sia giusto o meno che anche gli Afghani godano di quelli che sono diritti tipici della nostra democrazia (come se i diritti civili non fossero dei valori universali), chi si preoccupa davvero del popolo afghano in particolar modo delle donne tanto odiate dai talebani e adesso completamente abbandonate nel buio pesto di quello che si prospetta a tutti gli effetti un nuovo medioevo? I nuovi governanti hanno assicurato di non voler la guerra e che garantiranno i diritti delle donne acquisiti in questi anni, e che esse continueranno a lavorare anche nei palazzi del governo, ad uscire regolarmente ma seguendo le leggi della Sharia.

Da Kabul, nel frattempo, ci giungono notizie allarmanti, sappiamo che in strada le donne sono sempre di meno e che molte sono state brutalmente ammazzate, altre ancora picchiate. Sono immediatamente cominciati i rastrellamenti, le donne vengono prese di mira tutte, in particolar modo quelle che in questi anni si sono prodigate per favorire l’emancipazione propria e delle proprie sorelle. I talebani hanno fatto  stilare delle liste di ragazze nubili dai 12 anni in su, da poter prendere come spose. Parte della popolazione in particolar modo composta da attiviste, si è organizzata dando il via ad una serie di manifestazioni di protesta contro i nuovi padroni sia a Kabul che ad Herat, ma queste sono state represse e disperse anche mediante l’uso di violenza e attraverso il lancio di lacrimogeni, in alcuni casi vietati.

Le nuove e numerose regole di condotta spostano le lancette dell’orologio indietro nel tempo di qualche secolo. Per quanto riguarda il diritto allo studio, che tanto ci sta a cuore, le donne potranno continuare a praticarlo ma a delle condizioni precise. Tanto per cominciare sono state già eliminate le classi miste e le donne potranno andare all’ università purchè studenti e studentesse occupino ambienti diversi e, laddove non fosse possibile per carenza di spazio, verranno utilizzate delle tende per separarli. Anche gli ingressi e le uscite saranno diversi e le ragazze si impegneranno a lasciare le aule almeno con 5 minuti di anticipo rispetto ai colleghi maschi per evitare di incrociarsi.

Inoltre, pare che le donne dovranno indossare un velo che le copra integralmente, dei guanti, ed un niqab per nascondere capelli e volto. Un siffatto sistema  accademico finirà, alla lunga, per isolare ed emarginare nuovamente le donne non solo sul piano intellettuale, ma anche sociale. Il diritto allo sport è stato già sacrificato. Le milizie armate presidiano le strade dove gli uomini camminano sicuri di sé e le donne qualche passo indietro, rigorosamente coperte. I cartelloni pubblicitari ritraggono solo gli uomini e i commessi e i proprietari dei negozi hanno prontamente provveduto a cancellare ogni traccia dei volti femminili. Abolita l’arte, la poesia, la musica.

Secondo un rapporto delle Nazioni Unite, sta aumentando il numero di ritorsioni nei confronti dei funzionari e dei collaboratori del governo e anche dei loro familiari. I talebani avrebbero avuto accesso ai documenti che consentono loro di capire chi ha collaborato  per cercare di eliminarli. Sta insomma venendo fuori il vero ed unico volto dei talebani, quello ortodosso, integralista, fondamentalista.

Ora tutti vorrebbero proteggere le donne dell’Afghanistan, abbiamo visto tanti politici versare lacrime di coccodrillo, come se fosse una disgrazia piovuta dal cielo, ed invece sarebbe forse opportuno ripassare un po’ di  storia per capire che i talebani non sono tornati al potere per caso, ma perché supportati dagli occidentali. Potremmo dire, usando una metafora adatta al momento storico che stiamo vivendo, che i talebani siano il virus sfuggito al laboratorio USA.

Il 27 aprile 1978 si insediò a Kabul mediante un colpo di stato il PDPA, partito democratico dell’Afghanistan. Nacque la repubblica democratica dell’ Afghanistan, un governo laico e socialista, che si ispirava all’ideologia Marxista- Leninista. Tra le riforme introdotte dal nuovo governo vi erano l’ateismo di stato, il divieto per le donne di indossare il burqa, abolizione  dei matrimoni forzati, il limite minimo di età per le nozze, la scuola e la sanità pubblica per entrambi i sessi ed una massiccia opera di alfabetizzazione. Una serie di riforme in senso laico considerate intollerabili per la popolazione rurale locale, che legata ai principi religiosi e alle tradizioni tribali, osteggiò il nuovo governo fomentando un sentimento anticomunista ed esortando i fedeli ad opporsi al regime. Erano i gruppi di resistenza al governo filosovietico, che andavano organizzandosi nelle montagne in modo sempre più strutturato. Questi ultimi fecero seguire una guerriglia che destabilizzò sempre di più il governo tanto da spingerlo a sollecitare più volte Mosca per chiedere l’ aiuto e  l’intervento delle truppe sovietiche, che avvenne dal 1979 al 1989. L’invasione da parte dell’ URSS avvenne, infatti, dopo numerose richieste ufficiali da parte del governo afghano.

Nel frattempo i gruppi di fondamentalisti islamici erano cresciuti e si erano rafforzati grazie al supporto degli USA che li aveva finanziati, armati ed addestrati per indurre i sovietici alla disfatta e di conseguenza alla ritirata. Ricordiamo che all‘ epoca il mondo era in piena guerra fredda.

Allora c’è da chiedersi come mai l’occidente non abbia avuto a cuore i diritti delle donne mentre si finanziavano questi gruppi di fondamentalisti islamici, la cui concezione della donna era ben nota a tutti?

Tirando le somme, dopo 38.000 civili deceduti e 2000 soldati, dopo 2 mila miliardi di dollari spesi dagli USA (il governo italiano ne ha speso 8,7 miliardi),  dopo aver contribuito a rendere il Paese ancora più povero e sicuramente più corrotto a cosa sono serviti questi 20 anni? Non sarebbe stato forse più sensato investire per creare ponti, dialogo, cultura, istruzione, cooperazione anziché esportare la democrazia a suon di bombe?

Insomma abbiamo capito che nessuno in occidente ha a cuore il destino delle donne afghane e soprattutto che le guerre non si fanno per la democrazia e per i diritti ma solo per il potere.

Ieri abbiamo ricordato la caduta delle torri gemelle, a 20 anni esatti dall’ attentato dell‘ 11 settembre 2001 consapevoli del fatto che, alle terribili immagini dei broker che si lanciavano nel vuoto piuttosto che lasciarsi bruciare nelle fiamme, si aggiungeranno quelle indelebili dell’ aeroporto di Kabul e dei civili che si schiantano al suolo in un disperato tentativo di fuga.

Perché alla fine,a pagare,  sono sempre le persone inermi e i civili ed oggi a pagare il prezzo più alto saranno, ancora una volta, le donne.

“Afghanistan Holds Presidential and Provincial Council Elections” by United Nations Photo is licensed under CC BY-NC-ND 2.0

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