Addio a Gino Finizio, il designer che aveva Salerno nel cuore

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di Maria Gabriella Alfano-

Con grande tristezza scrivo questo articolo su Gino Finizio, scomparso a Milano il 15 giugno.E’ molto difficile riassumere in poche righe la sua attività professionale di designer, architetto, scrittore, artista,  professore, di manager.

Gino Finizio era un protagonista nel panorama internazionale del design, è stato al vertice di importanti aziende tra cui Grafic System,  3M,  B&B, Giorgetti, Kartell, Alfa Romeo, Aprilia, fiat Auto, Fincantieri, Price Waterhouse.

Aveva insegnato in importanti università italiane e straniere.

Grazie a una sua geniale intuizione, per la prima volta era stato introdotto nelle università il “transportation design” e il “design management” che integrava cultura d’impresa e cultura del progetto. Molto interessanti i suoi libri tra cui “Design & Management: gestire l’idea”, “Architettura & Mobilità: tradizione e innovazione” e “Minimo & sostenibile: la città ha raggiunto la montagna, umanesimo disegnativo”.

Negli ultimi anni insegnava alla SUN Luigi Vanvitelli dove nel 2005 gli era stata conferita  la laurea honoris causa in disegno industriale.

Alla IULM di Milano aveva ideato il Master “Lab Design Direction: Communication & Management”. Il Master, che dirigeva con grande competenza e passione, formava il “Design director”, figura strategica nell’impresa contemporanea a cui era affidato il compito della creazione, dello sviluppo e del lancio di nuovi prodotti. Da subito questa nuova scuola di formazione post laurea intercettò l’interesse di numerosi studenti da tutto il Paese.

Ci sarebbe tanto altro da scrivere, ma Gino Finizio per me era un Amico di cui apprezzavo le doti umane e la generosità d’animo che lo rendevano speciale.

E non ero la sola: ricordo che una volta partecipai con lui e i suoi studenti alla visita alla Sezione dedicata alla storia del design della Triennale di Milano. Fu emozionante ascoltare da lui che l’aveva in molti casi vissuta, la storia degli oggetti esposti. Mi sorprese anche il fatto che si era fatto carico anche del pagamento del biglietto per tutti.

Per lui gli studenti erano sempre al primo posto e loro lo adoravano. Era un Maestro di vita che li seguiva e si preoccupava di loro, aiutando perfino i fuori sede a trovare un alloggio.

L’ho conosciuto nella primavera del 2013. Ero presidente dell’Ordine degli architetti e l’Associazione “Salerno Attiva” mi invitò a partecipare quale relatrice alla presentazione dell’ultimo libro di Gino Finizio “Minimo sostenibile: la città ha raggiunto la montagna”. Il libro raccontava la storia del design dagli anni cinquanta in poi e quella degli attori delle Aziende che ne avevano determinato il successo.

Ritrovai nelle pagine del libro i temi cruciali di uno  sviluppo rispettoso dell’ambiente a cui il Consiglio dell’Ordine aveva improntato le proprie strategie.  In effetti il codice del “Minimo” poteva essere applicato alla produzione degli oggetti di uso comune, alle trasformazioni urbane, alla mobilità, al cibo, alla moda, allo stesso design e tutti dovevano fare i conti con il “Sostenibile” cioè con gli impatti sull’ambiente.

Special Guest fu James Senese, amico napoletano di Gino Finizio che, al termine dell’incontro, eseguì qualche pezzo al sax.

Gino viveva a Milano o a Napoli, ma amava Salerno, la città in cui era nato,  “nei pressi del Vicolo della neve”, diceva. Gli piaceva il lungomare su cui non mancava di lanciare idee.

Nei giorni che seguirono l’evento, come amici di vecchia data, cominciammo a scambiarci idee sul ruolo del design nella società contemporanea, sul “design utile”  che poteva diventare uno degli  assi portanti dell’economia del Capoluogo.

Immaginammo che Salerno potesse ospitare una scuola di pensiero e un laboratorio avanzato per la formazione di figure professionali capaci di accrescere la qualità estetica e l’efficienza della produzione delle PMI, contribuendo a aumentarne la competitività in campo internazionale grazie a una  produzione in grado di soddisfare i bisogni delle persone, garantendo allo stesso tempo qualità estetica e sostenibilità ambientale.

Una strategia di sviluppo il cui asse portante era la bellezza. “Salerno loves design”, con un cuore tra le due parole fu il claim inventato dal Professore.

Una mattina andammo al Comune per parlarne con il Sindaco che all’epoca era Vincenzo De Luca. L’idea di Salerno capitale del design gli piacque e  fu d’accordo sull’opportunità di sondare l’interesse degli  imprenditori. Il Comune offrì il patrocinio e il sostegno, mettendo anche a disposizione il prestigioso teatro Giuseppe Verdi.

Gino diede il meglio di sé, chiamando a raccolta i suoi amici che contattò in ogni parte del Mondo. Importanti esponenti nel campo dell’economia, dei trasporti, del food, della moda, giunsero a Salerno e si riunirono intorno a un grande tavolo a forma di U allargata, realizzato ad hoc sul palcoscenico del Verdi.

La manifestazione, organizzata dall’Ordine degli Architetti, da Salerno Attiva e Antonio Perotti Atelier,  iniziò nel primo pomeriggio del 22 febbraio 2014 e andò avanti fino a sera. Con l’alternarsi di interventi su industrial design, transportation design, fashion design, la nutrizione, il benessere dell’uomo e la sostenibilità dei prodotti industriali.

In prima fila ad ascoltare le relazioni c’erano il Sindaco e i rappresentanti istituzionali del territorio, i vertici di Confindustria e numerose Imprese. In platea e nei palchi una folla di  architetti, designer, e cinquanta giovani creativi impegnati a elaborare, sotto la guida di Gino,  prime idee per la città di Salerno. Testimonial della manifestazione fu Lapo Elkan, anche lui amico di vecchia data di Gino che espose il suo concetto del Made in Italy: “ideato, creato e concepito in Italia”.

Nel suo intervento conclusivo il Sindaco Vincenzo De Luca confermò l’interesse del Comune e nei giorni seguenti Confindustria fece lo stesso con una lettera inviata all’Ordine degli architetti. Spenti gli echi della serata,  il progetto, purtroppo, non proseguì e questa è stata a mio avviso una grande occasione persa per la città.

Negli anni seguenti ho incontrato più volte Gino a Milano, in altre iniziative che abbiamo condiviso,  e all’Ordine degli architetti di Caserta quando gli fu consegnato il Premio per il Settore design, uno dei tantissimi riconoscimenti ricevuti.

Nonostante i tanti impegni in Italia e all’estero, continuò a ritagliare qualche ora del suo tempo per venire a Salerno. Mi capita spesso di pensare a lui, specie  quando cammino sul lungomare che tanto amava.

 

 

Fotografie a cura di Gianpaolo Finizio

 

 

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