9 Novembre 1989: la caduta del Muro di Berlino

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-di Giuseppe Esposito-

Antifaschistischerwal, era stato chiamato così dal governo della DDR, la Repubblica Democratica Tedesca presieduta da Herich Honecker, il muro lungo 136 Km ed alto 3,6 metri, eretto intorno alla parte occidentale di Berlino nel 1961 ed entrato in funzione il 13 agosto. Una barriera di protezione antifascista. Il muro era formato da due cortine parallele separate da un zona di alcune decine di metri, chiamata striscia della morte. Infatti i vopos, cioè i poliziotti a guardia di quella barriera, avevano il permesso di sparare a vista su chiunque avesse tentato di superare quel muro.

Dal ’61 all’’89, vi furono 133 vittime e 2.000 persone furono catturate e riportate indietro. Era la rappresentazione plastica della cosiddetta Guerra Fredda instauratasi alla fine del secondo conflitto mondiale che aveva diviso il mondo in due blocchi politicamente ed ideologicamente contrapposti. Al di qua di quella che era chiamata cortina di ferro, vi era il blocco dei paesi occidentali, capitalisti, che facevano riferimento agli USA ed erano  riuniti nell’Alleanza Atlantica e dall’altra parte era  il blocco dei paesi comunisti guidati dall’URSS, e riuniti in quello che era stato chiamato Patto di Varsavia.

Nella Conferenza di Jalta, tenutasi nel 1945, pochi mesi prima della fine del conflitto, si era deciso di suddividere l’ex capitale del Terzo Reich in quattro settori la cui amministrazione era stata affidata rispettivamente a URSS, USA, Regno Unito e Francia. Dopo la guerra, invece, la Germania era stata divisa in due stati, ad est la DDR, ovvero la Repubblica Democratica Tedesca sotto l’influenza di Mosca e ad ovest la Repubblica Federale Tedesca, ispirata alle democrazie occidentali e con capitale Bonn. La città di Berlino in base a questa suddivisione venne a costituire una enclave completamente circondata dai territori della DDR.

Nel 1948 i sovietici posero il blocco dei collegamenti con Berlino e fu necessario organizzare un ponte aereo tra la Germania dell’Ovest e Berlino per potere garantire, alla zona occidentale, i necessari rifornimenti di cibo e materiali.

Nei primi anni del dopoguerra i berlinesi erano liberi di spostarsi da un settore all’altro della città, ma con l’inasprirsi della Guerra Fredda, tali spostamenti furono limitati e nel 1952 il confine tra le due Germanie fu definitivamente chiuso. I settori occidentali erano una vera e propria calamita per i berlinesi attratti dalla libertà, assente nel regime comunista della DDR. Nel periodo compreso tra il 1949 ed il 1961 ben 2.600.000 furono i cittadini dell’Est che con vari sotterfugi riuscirono a trasferirsi all’Ovest. Quella fuga costituiva un problema per la Germania dell’Est poiché essa privava lo stato di professionisti, lavoratori specializzati ed anche di numerosi militari che disertavano l’esercito per fuggire dall’altra parte del confine.

Nel 1961 fu allora deciso di erigere una barriera controllata a vista dalla polizia di frontiera per impedire quelle fughe. Se essa, dal punto di vista pratico, ebbe l’effetto di limitare le fughe a qualche migliaio di fortunati, dal punto di vista psicologico fu un vero e proprio boomerang per tutto il blocco dei paesi orientali. La barriera divenne il simbolo tangibile dell’oppressione che caratterizzava il regime dei paesi comunisti e da cui gran parte dei cittadini desiderava evadere.

Tuttavia i tempi stavano cambiando ed i regimi comunisti cominciarono ad entrare in crisi. Sia Mosca che Berlino furono costretti, da enormi problemi economici, a negoziare aiuti dai paesi occidentali. A Budapest fu insediato un governo con tendenze riformatrici ed in Polonia si cominciarono ad avvertire forti fermenti nella società civile.

In URSS fu eletto presidente Michail Gorbaciov che impose la cosiddetta Glasnost, ossia la trasparenza negli atti del governo, con lo scopo di mettere in difficoltà tutti i conservatori che, in seno al PCUS, si opponevano alla sua idea di Perestrojka, ossia di modernizzazione dello Stato. Ma la perdita del controllo sui mezzi di informazione fece emergere tutti i problemi di natura sociale ed economica  che affliggevano la società sovietica, carenza di alloggi e di cibo,  l’alcolismo diffuso, la condizione subalterna della donna e l’inquinamento ambientale che innalzava sempre più l’indice di mortalità.

In questo clima il nuovo governo ungherese decise di aprire le frontiera con l’Austria e di allentare i vincoli sui viaggi dei cittadini nei paesi occidentali. A tale annuncio migliaia di cittadini della DDR si riversarono in Ungheria per apprendere, però, che le facilitazioni introdotte non erano applicabili ai cittadini tedeschi. Vi fu allora l’assalto alle ambasciate della Germania Ovest, creando un grosso incidente diplomatico. La soluzione fu trovata nei colloqui condotti col Ministro degli Esteri di Bonn. Si decise che i cittadini rifugiati nelle ambasciate potessero passare ad ovest, a condizione di tornare prima sul territorio della DDR. Avvenne allora che furono organizzati dei treni a bordo dei quali i rifugiati, attraversando la Germania dell’est furono condotti in Occidente. Ma il passaggio di quei treni diretti verso la libertà innescò una serie di proteste. A Lipsia, per protestare contro la politica del governo, scesero in piazza più di 250.000 persone. Il governo entrò in crisi  ed il presidente Honecker  fu spinto a presentare le dimissioni. Gli successe Egon Krenz che,  spaventato dai moti di piazza,  decise di accordare ai suoi concittadini dei permessi per recarsi ad ovest; per ottenerli occorreva un particolare iter. L’incarico di annunciare questa decisione fu data al portavoce del Politburo Günter Schabowschi. Questi, durante la conferenza stampa indetta per l’annuncio, fu messo in difficoltà dalle domande serrate del giornalista Robert McCartney e, andato in confusione, annunciò che la possibilità di varcare la frontiera sarebbe andata in vigore subito.

A quell’annuncio migliaia di cittadini scesero in strada dirigendosi verso i varchi controllati dalla polizia di frontiera i cui uomini privi di direttive, non sapendo come arginare quella folla che cresceva sempre di più, scelsero di alzare le sbarre e lasciar passare tutti. Gli abitanti di Berlino ovest riservarono ai loro concittadini dell’est un’accoglienza entusiastica che si trasformò in una festa a base di birra e di musica. Per questo motivo il 9 novembre è considerata la data ufficiale della caduta del muro.  Nei giorni e nelle settimane successive migliaia di cittadini i riversarono sul muro per abbatterlo e portar via dei pezzi come souvenir.

Il 18 marzo 1990 si tennero le prime elezioni libere nella Germania dell’Est e fu eletto un governo cui fu dato il mandato di porre fine alla DDR e negoziare la riunificazione delle due Germanie.

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