9 maggio 1978, il giorno della mattanza: vengono uccisi Peppino Impastato e Aldo Moro

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Stessa data, stessa sorte- di Claudia Izzo-

Il 9 maggio 1978 furono uccisi Peppino Impastato e Aldo Moro: l’uno, il giornalista siciliano, con una carica di tritolo sotto il corpo adagiato sui binari della ferrovia della sua Cinisi;  l’altro, Presidente della Democrazia Cristiana ritrovato cadavere  in via Caetani a Roma; l’uno di notte, l’altro alle prime luci del mattino. Ma la morte del primo passò quasi inosservata poiché proprio in quelle stesse ore venne ritrovato il corpo del secondo. Dal 2007 il 9 maggio diviene il  Giorno della memoria, dedicato alle vittime del terrorismo interno e internazionale, e delle stragi di tale matrice.

Ad appena 30 anni  Peppino Impastato, giornalista e attivista di Cinisi, in provincia di Palermo, membro di Democrazia Proletaria, fu la voce tagliente e pulita di Radio Aut, radio libera e autofinanziata attraverso la quale Peppino denunciava le attività di Cosa Nostra a Cinisi e Terrasini, in primo luogo del capomafia Gaetano Badalamenti, da lui chiamato “Tano Seduto”. Quest’ultimo aveva un ruolo di primo piano nei traffici internazionali di droga, attraverso il controllo dell’aeroporto di Punta Raisi e  abitava a cento passi dall’abitazione dello stesso Peppino, confiscata poi alla mafia e affidata al fratello Giovanni Impastato. I 100 passi di distanza tra le due abitazioni saranno il titolo del film a lui dedicato di  Marco Tullio Giordana, con Luigi Lo Cascio nel ruolo di Impastato.

La  famiglia di Peppino è una famiglia di mafiosi, così il giovane Peppino  rompe presto i rapporti con il padre che lo caccia di casa, e avvia un’attività politico-culturale antimafia. Nel 1965 fonda il giornalino “L’idea socialista” e aderisce al PSIUP, partecipa col ruolo di dirigente alle attività dei gruppi comunisti, conduce le lotte dei contadini espropriati per la costruzione della terza pista dell’aeroporto di Palermo in territorio di Cinisi, degli edili e dei disoccupati, costituisce il gruppo “Musica e cultura”, che svolge attività culturali; nel 1977 fonda Radio Aut di cui il  programma più seguito era “Onda pazza a Mafiopoli”, trasmissione satirica in cui Peppino sbeffeggiava mafiosi e politici. Col suo cadavere venne inscenato un attentato affinché la vittima apparisse come suicida.

Pochi giorni dopo, alle elezioni, a Cinisi votarono ancora il suo nome, riuscendo ad eleggerlo simbolicamente al Consiglio comunale. Saranno il fratello Giovanni e la madre Felicia Bartolotta, morta nel 2004, che rompendo pubblicamente con la parentela, dimostreranno la matrice mafiosa dell’omicidio. I familiari, il Centro Impastato, Rifondazione Comunista, il Comune di Cinisi e l’Ordine dei Giornalisti chiedono di costituirsi parte civile nel processo e la loro richiesta viene accettata. Il 5 marzo 2001 la Corte d’Assise ha riconosciuto Vito Palazzolo e Gaetano Badalamenti colpevoli, condannandoli all’ergastolo.
Importante nell’attività giornalistica di Peppino Impastato fu la sua inchiesta sulla strage di Alcamo Marina, in cui vennero uccisi due Carabinieri e della quale furono accusati dai militari cinque giovani del posto. Si scoprirà poi che questi furono torturati e uno di loro forse ucciso in cella, per estorcere false confessioni. La strage era probabilmente legata alla mafia e a elementi dell’Organizzazione Gladio collusi con gli stessi carabinieri. La cartella con i documenti su Alcamo Marina fu sequestrata dai Carabinieri nella casa della madre Felicia, poco dopo la morte di Peppino e non fu più restituita, a differenza degli altri documenti. Non sapremo mai cosa aveva scoperto Peppino Impastato.

Aldo Moro fu politico, accademico e giurista, Presidente del Consiglio dei Ministri. La sua utopia fu ritenere possibile un Governo di solidarietà nazionale che includesse il PCI nella maggioranza, senza presenza di ministri comunisti al Governo nella prima fase. Per questa soluzione non vi era consenso né da parte degli Stati Uniti, perché in piena Guerra Fredda l’Unione Sovietica sarebbe venuta a conoscenza di piani segreti della NATO; né da parte dell’Unione Sovietica, per cui la partecipazione del PCI al Governo sarebbe stata vista come un emancipazione del partito dal controllo sovietico.

Il 16 marzo 1978 fu il giorno della presentazione del nuovo Governo e l’auto che trasportava Moro alla Camera dei Deputati fu intercettata da un commando delle Brigate Rosse. In pochi secondi morirono 5 uomini della scorta: Domenico Ricci, Oreste Leonardi, Raffaele Iozzino, Giulio Rivera, Francesco Zizzi.

Moro fu sequestrato per 55 giorni. Il suo cadavere fu ritrovato il 9 maggio nel portabagagli di una Renault 4 rossa in via Caetani, a metà strada tra Piazza del Gesù dov’era allora la sede nazionale della DC e via delle Botteghe Oscure, dove vi era la sede del PC.

Con l’assassinio di Moro si chiuse la stagione del “compromesso storico”, nessuno raccolse la sua eredità nel rapporto con il leader comunista. Eliminato Moro le BR continuarono a colpire o intimare i dirigenti DC sul territorio nazionale ma lo Stato le sconfisse BR con la legge sui pentiti e dissociati, con cui venivano concessi cospicui sconti di pena ai membri che avessero rivelato l’identità degli altri terroristi.

Nel 1994 la DC si scioglie divenendo il Partito Popolare Italiano.

 

Dei 14 brigatisti coinvolti nel sequestro Moro, secondo quanto riportato da “Il Corriere della Sera”, c’è chi è morto a Rebibbia , chi è in libertà condizionata, chi è in Svizzera e non ha mai ottenuto l’estradizione, chi si è pentito dopo 20 anni di carcere ed è in libertà, chi sconta l’ergastolo e chi è fuggito in Nicaragua dove gestisce un ristorante.

 

 

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