72esimo anniversario dell’eccidio delle Fosse Ardeatine

Marzo 24, 2016 0 Comments Editoriale 378 Views
72esimo anniversario dell’eccidio delle Fosse Ardeatine

Per non dimenticare

Meditate che questo è stato: vi comando queste parole. Scolpitele nel vostro cuore”
E’ il tormentato memento di Primo Levi: un monito vivente nella memoria di tutti.
Il 24 marzo 1944 ci fu l’ignominioso eccidio delle Fosse Ardeatine divenuto luogo simbolo della follia nazifascista di 72 anni fa.
335 vittime innocenti: tutti presi fra quanti furono rastrellati immediatamente dopo l’attentato di via Rasella e fra quanti si trovavano già a Regina Coeli o nelle varie carceri fasciste e naziste.
Chi pensa che celebrare il 72° anniversario dell’infamante eccidio sia solo un “esercizio di memoria” in ricordo imperituro delle 335 vittime rischia di sminuire il sacrificio di questi nostri fratelli ed il grido che si eleva da ciascuno di noi contro l’orrore compiuto quel nefasto 24 marzo.
Chi immagina che il tempo possa lenire le ferite subite deve sapere che per i familiari quelle non si sono mai più rimarginate e non potranno mai essere perdonate: MAI.
L’Italia, nazione rinata sui valori dell’antifascismo, ha processato gli esecutori di quella strage per crimini contro l’umanità e si è mostrata unita.

Le Fosse Ardeatine possono solo unire e mai dividere.

Ecco perché in questo ennesimo anniversario possiamo dire con orgoglio che chi ama il Paese combatte nel presente le sacche di intolleranza.
Ma combatte soprattutto gli squallidi nostalgici del Fascismo e del Nazismo, come da ultimo si sono appalesati, senza ritegno e senza vergogna, personaggi come Storace e Caracciolo: due candidati a Sindaco di Roma: il primo bocciato dalle primarie ed il secondo espulso dal suo stesso partito di appartenenza: almeno questo c’è stato.
Non è più questo il tempo in cui gli spacciatori di odio possono alzare la testa.

La società civile e le Istituzioni li respingono con forza e, spero, con determinazione.

Eppure questa è una svolta recente se si pensa che il responsabile di quell’orribile massacro , il boia Priebke, viveva tranquillamente la sua vita in pace in Argentina.
Non si era potuta ottenere l’estradizione perché il governo italiano, con la lettera minuscola, aveva fatto la richiesta in modo sbagliato: non la si doveva chiedere “per crimini di guerra” ma “per crimini contro l’umanità”.
Finalmente il buon senso prevalse e così potemmo avere almeno attuato il diritto di vedere sul banco degli imputati l’ultimo boia delle Fosse Ardeatine in un aula di tribunale di fronte ad un giudice italiano.
Venne condannato: ma pensate che “per ragioni umanitarie veniva tenuto a casa a causa dell’età avanzata”.

Dal 2009 i giudici italiani gli hanno consentito addirittura di poter uscire per “indispensabili esigenze” dimenticando che 335 innocenti erano sotto terra e non potevano vedere più la luce del sole.
Il boia viveva tranquillamente e fino ad oltre 100 anni passeggiando tranquillamente nel quartiere Aurelio.
Poi anche per lui la natura ha fatto il suo dovere ed io, per essere sincero, debbo dire che non ho pianto anche perché ricordavo che il boia non si era mai pentito.

Oggi celebriamo, come sempre quell’eccidio pensando, per i credenti di tutte le fedi religiose, che quei 335 Angeli lo stiano realmente processando per l’eternità.
Non c’è perdono; non ci può essere. Quanto è accaduto non può e non deve essere dimenticato in onore di tante vite spezzate dall’odio e dalla barbaria, un abisso indicibile di violenza che tanti lutti ha inflitto all’Italia intera ed al genere umano tutto.

Ma se rendiamo onore all’Italia che lo ha condannato, la mente vola verso un’altra Italia che si rese complice della fuga del colonnello delle SS Herbert Kappler il 15 agosto del 1977.
Doveva essere un giorno di festa per tutti e per la mia famiglia. Ma fu più forte di me: la rabbia prevalse su tutto, piansi e tornammo tristi a casa.
L’Italia partigiana ed antifascista aveva ancora subito un ennesimo affronto ed io mi sentivo, nuovamente orfano ed indifeso.
Mi chiesi: cosa aveva combattuto a fare mio Padre, sopravvissuto delle Isole Tremiti, se poi gli attuali governanti vergognosamente si rendevano complici della fuga organizzata, altro che rocambolesca, di un assassino?

Fare chiarezza sulle complicità italiane che portarono nel 1977 alla fuga di Kappler –capo della Gestapo a Roma e tra i responsabili della strage delle Fosse Ardeatine- sarebbe un dovere delle Istituzioni italiane: sono delitti imprescrivibili; certamente senza risultati pratici ma almeno per ristabilire la verità e rendere omaggio a chi fu vittima della loro barbaria elevata a sistema di vita.

Troppi misteri aleggiano su questa indecorosa vicenda. Chi fu complice del nazista in territorio italiano?
Dopo decenni noi non dimentichiamo, non possiamo dimenticare, e vorremmo che questo capitolo buio dell’Eccidio fosse riaperto per scoprire le reali responsabilità.

Proprio oggi, in questa Italia della Memoria e della svolta, dobbiamo conoscere la verità su quella vergognosa fuga.
Le Fosse Ardeatine non possono essere considerate una questione tra ebrei e nazisti, ma di italiani, come una ferita che fa parte di tutta la società, con vittime di diverse estrazioni sociali, professione religiosa, credo politico.
Il massacro compiuto a Roma dalle truppe di occupazione della Germania nazista del 24 marzo 1944, per la sua efferatezza, per l’alto numero delle vittime trucidate con gli interessi considerando che ne furono ammazzati in numero superiore a quello previsto dal provvedimento tedesco, e per le tragiche circostanze che portarono al suo compimento , è diventato l’evento simbolo ed imperituro della rappresaglia nazista durante il periodo dell’occupazione.

Dobbiamo fare fino in fondo i conti con il passato.
Non solo per onorare i morti ma anche per onorare i vivi ed ognuno dei parenti delle vittime e per non cadere nell’errore di fare della morte del boia delle Fosse Ardeatine un mausoleo per nostalgici.
Dobbiamo, come ho detto, per tutti gli italiani e soprattutto per chi, in qualsiasi modo, si è sacrificato, durante il ventennio, in nome della libertà.

E ritengo, a conclusione di questo articolo, che il modo migliore per onorare le vittime innocenti delle Fosse Ardeatine, sia quello di approvare presto al Senato, dove è approdata la modifica della Legge Mancino, la introduzione del reato di negazionismo visto che ci sono, ancora oggi, nostalgici del vergognoso passato e di esseri immondi come Antonio Caracciolo, già citato, addirittura ricercatore di Filosofia del diritto presso l’Università La Sapienza di Roma, negazionista di professione, che ha avuto, proprio in questi giorni, l’impudenza sfacciata di affermare: “ Ammesso e non concesso che le camere a gas siano veramente esistite, esse sono una delle tante verità da verificare come i sei milioni di morti nei campi di concentramento per i quali non ci sono fonti storiche certificate”.
E prosegue: “La leggenda dell’Olocausto è stata usata per colpevolizzare moralmente i popoli vinti”.
La vergogna non ha limiti!
Per un essere come questo ci potrà essere solo pietà, ma mai il perdono.

Ci sono drammi nella nostra storia su cui non si possono avere dubbi: l’Olocausto è uno di questi.

Ai martiri delle Fosse Ardeatine inchiniamoci tutti dinanzi ai loro resti umani ricordando sempre di non perdonare mai.
ONORE AI CADUTI.

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