40 anni fa il terremoto in Campania e Basilicata. Le parole di un grande uomo Sandro Pertini.

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Erano passate da poco le 19:30 di quella Domenica del 23 novembre 1980, quando una violenta scossa di terremoto sconvolgeva buona parte del territorio meridionale, in particolare la Campania e la Basilicata, un sisma pari al 9-10 grado della scala Mercalli (magnitudo 7 secondo Richter). Ad essa, un susseguirsi di numerosi ulteriori eventi fecero registrare all’Osservatorio Sismico centrale dell’Istituto nazionale di Geofisica di Monteporzio Catone in poche ore almeno altre 5 scosse superiori al sesto grado Mercalli. Un ricordo indelebile e una ferita che resta viva ancora nelle numerose pagine dei quotidiani dei giorni successivi che con immagini, interviste e poi anche con riprese, commentavano i momenti successivi all’evento e le condizioni in cui il territorio versava nel tempo e nei giorni. L’allora Presidente della Repubblica, Sandro Pertini si mosse per vedere di persona, per toccare con mano l’accaduto.  A nulla servirono i tentativi di numerosi ministri e dello stesso Presidente del Consiglio Forlani di dissuaderlo dal suo impegno; il Presidente Pertini animato da spirito caritatevole e quasi paterno, si recò in quei territori flagellati dal sisma per ritornare a Roma particolarmente sconvolto. In un messaggio televisivo rivolto a tutti gli italiani, la sera del 26 novembre, le sue riflessioni divennero accuse davvero molto forti: “Italiane e italiani, sono tornato ieri sera dalle zone devastate dalla tremenda catastrofe sismica. Ho assistito a degli spettacoli che mai dimenticherò. Interi paesi rasi al suolo, la disperazione dei sopravissuti (…) ebbene a distanza di 48 ore, non erano ancora giunti in quei paesi gli aiuti necessari. E’ vero, io sono stato avvicinato dagli abitanti delle zone terremotate che hanno manifestato la loro disperazione e il loro dolore, ma anche la loro rabbia (…). Quello che ho potuto constatare è che non vi sono stati soccorsi immediati che avrebbero dovuto esserci. Ancora dalle macerie si levavano gemiti, grida di disperazione di sepolti vivi (…). Nel 1970 in Parlamento furono votate leggi riguardanti le calamità naturali. Vengo a sapere che non sono stati attuati i regolamenti di esecuzione di queste leggi. E mi chiedo: se questi centri di soccorso sono stati istituiti. Perché non hanno funzionato? Perché a distanza di 48 ore non si è fatta sentire la loro presenza in queste zone devastate?”. Poi prosegue facendo riferimento a un altro terremoto, quello del Belice del 1968, manifestando dubbi e perplessità rispetto alla macchina dei soccorsi e dei finanziamenti per quelle aree della Sicilia. Difatti, ancora nel 1980, i suddetti finanziamenti non si erano concretizzati in opere pubbliche e soprattutto in effettivi aiuti. Parole premonitrici a commento di situazioni ed eventi poco chiari che poco hanno insegnato e che, difatti, purtroppo, si riproporranno, nel tempo, in maniera anche più roboanti in Irpinia particolarmente e, in generale, in tutta la Campania: “Non deve ripetersi quello che è avvenuto nel Belice (…) dove a distanza di 13 anni non sono state ancora costruite le case promesse. I terremotati vivono ancora in baracche: eppure allora fu stanziato il denaro necessario (…) mi chiedo dove è andato a finire questo denaro? Chi è che ha speculato su questa disgrazia del Belice? E se vi è qualcuno che ha speculato, io chiedo: costui è in carcere? (…) Perché l’infamia maggiore è quella di speculare sulle disgrazie altrui. Quindi, non si ripeta, per carità, quanto è avvenuto nel Belice (…). A tutte le italiane e gli italiani, qui non c’entra la politica, qui c’entra la solidarietà umana, tutte le italiane e gli italiani devono mobilitarsi per dare aiuto a questi fratelli colpiti da questa nuova sciagura, Perché, credetemi il modo migliore di ricordare i morti è quello di pensare ai vivi.” L’evento tellurico comportò 2914 morti, 280mila sfollati e 8848 feriti e purtroppo evidenziò la estrema lentezza dei soccorsi. Dei 679 comuni appartenenti alle aree interessate dal terremoto, ben 506 furono severamente danneggiati, stime valutate dall’Ufficio del Commissario Straordinario. Solo dopo le dure parole di Pertini e la volontà di Giuseppe Zamberletti (nominato Commissario Straordinario per il Sisma ’80), il quale aveva evidenziato l’urgenza di un sistema di protezione civile per l’immediata organizzazione della macchina dei soccorsi e l’assistenza alla popolazione, si avviò la procedura per la realizzazione del Dipartimento della Protezione Civile (1982). Finalmente, nel 1992, si promulgò la legge che istituiva il Servizio Nazionale della Protezione Civile.

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