25 Novembre: una di noi muore ogni tre giorni

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Contro ogni violenza- di Claudia Izzo-

Il Cile sta ancora piangendo due giovani vittime della violenza perpetrata ai danni delle donne:El Mimo, alias  Daniela Carrasco, 36 anni, artista di strada e Albertin Martinez Burgos, 38 anni, fotografa, solo per citare le ultime due  finite sotto i riflettori della stampa internazionale, ma in ogni angolo ce ne sono tante. La loro colpa? Voler dimostrare pacificamente in piazza contro l’aumento dei costi dei servizi pubblici voluto dal governo golpista del presidente Pinera, per la prima, documentare la violenza  inaudita da parte dei carabineros contro i manifestanti, per la seconda.

Messe a tacere per sempre. Entrambe.

Inutile far finta di niente, girarsi dall’altra parte. Il problema è un vortice dilagante. La violenza sulle donne è diventata un pezzo fisso tra le colonne di cronaca,  materiale costante per trasmissioni televisive. E’ diventato qualcosa di talmente vergognoso che ci sarebbe solo da stringerci tutte e capire come agire.  Potremmo trovarci noi, la nostra amica, nostra figlia, nostra sorella dentro ad una storia terribile. “C’è un momento in cui devi decidere: o sei la principessa che aspetta di essere salvata o sei la guerriera che si salva da sé…Io credo di aver già scelto…Mi sono salvata da sola.” (M.M.)

Di qui l’importanza dei centri d’ascolto antiviolenza, dove le donne possono trovare la forza per salvarsi, ma  la cosa che più stranisce è che sono proprio questi  ad essere sotto attacco: fondi insufficienti, attacchi mediatici, minacce di chiusura. Nel 2017 per capirci vi erano 76 centesimi al giorno per ogni vittima. E le vittime erano 43.000. Spesso tutto finisce con niente di fatto. Ci si sente sole ed abbandonate.

Non dobbiamo parlare di amori malati, pseudoamori, amori criminali. Il termine amore ha in sé tutto un altro significato e chi ha conosciuto l’amore lo sa. Questi casi sono infatti carichi di connotazione violenta , ossessiva, deviata, che nulla hanno a che vedere con il sentimento più nobile che ci sia. Raro, quanto si vuole, ma autentico quando è vero.

Secondo l’ISTAT nel 2018 le donne vittime di femminicidio sono state 142, numero in crescita rispetto al 2017, 94 quelle registrate nei primi dieci mesi del 2019.

Ogni 72 ore vine uccisa una donna.

 

 

 

 

Il 25 Novembre diviene così una data per non dimenticare cosa avviene alle donne, proprio tra le mura domestiche, proprio nel luogo che doverebbe essere il più sicuro per tutte.  La data  viene ufficializzata nel 1999 dall ‘Assemblea Generale dell’ONU, in memoria del martirio di tre giovani donne, le sorelle Mirabal, Patria, Minerva e Maria Teresa, soprannominate “las mariposas”, le farfalle. Questo era il loro nome di battaglia all’interno del movimento insurrezionale fondato da Minerva e dal marito Manuel Aurelio Tavàrez Justo per rovesciare la tirannia di Trujillo  che voleva  persino dare anche un  nuovo nome  alla città di Santo Domingo: da Santo Domingo a Ciudad Trujillo.

Tutti arrestati, le tre sorelle Mirabal ed i rispettivi mariti, per aver osato contestare, opporsi, per aver deciso di non subire.  Le donne furono poi liberate per una ispezione dell’Oea, organizzazione degli stati americani e gli uomini furono trasferiti nella fortezza di Puerto Plata.

Donne rivoluzionarie, belle e colte che cercarono di contrastare il regime di Rafael Leònidas Trujillo, il dittatore che tenne stretta nelle sua mani la Repubblica Domenicana per un trentennio. Il 25 novembre 1960 le tre sorelle, mentre si stavano recando a far visita ai loro mariti imprigionati, furono bloccate da agenti del servizio di informazione militare. Nelle vicinanze furono stuprate, torturate, massacrate a colpi di bastone. Strangolate. Buttate in un precipizio a bordo della loro auto, tanto per far sembrare il tutto un incidente. Patria aveva 36 anni e tre figli, Minerva 34 anni  e due figli, Maria Teresa 25 anni ed un figlio. Il dittatore Trujillo fu assassinato sei mesi dopo da una raffica di mitra.

E così venne a galla la verità sulla morte delle tre sorelle che  sono diventate icone di libertà e di opposizione alla violenza. La dimora delle tre sorelle è diventata una Fondazione con biblioteca. Sotto un grande albero il 25 novembre 2000 sono stati trasferiti i resti delle tre sorelle e del marito di Minerva; un vero mausoleo, Panteon della patria, realizzato con le pietre che Minerva conservava per costruire un patio spagnolo.   Il nome di una delle 32 province domenicane dal 2007 si chiama “Provincia Hermanas Mirabal.”

Bisognerebbe ricordare che ad una donna la bocca va chiusa solo per baciarla. E solo se lei lo vuole.Nel 2007 a Roma 100.000 donne hanno manifestato contro la violenza sulle donne, senza alcun patrocinio politico. Era la prima volta. Forte è stata l’attenzione mediatica. Nel 2016 sono 200.000 le donne scese in piazza sotto il vessillo “Non una di meno”.

In tutta Italia si promuovono manifestazioni, non solo oggi. Perché la violenza sulle donne non ha giorni stabiliti.

 

 

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