25 marzo, Dantedì, al Sommo Poeta il suo giorno

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di Claudia Izzo-

Mai come in questo momento storico rileggere il Sommo Poeta sembra cosa buona e giusta perchè le parole di Dante ci giungono in aiuto, ricordandoci che uscire dalla “selva oscura” per “rivedere le stelle” è possibile. E noi vogliamo crederci.

Così nella data di oggi, 25 marzo, in cui gli studiosi individuano l’inizio di quello che è il viaggio più affascinante di sempre, quello ultraterreno della Divina Commedia, a noi non resta che unirci in un ringraziamento corale per sì tanta bellezza “divina” arrivata a noi dove la Divina Commedia assurge proprio  a “veicolo allegorico della salvezza umana” , da riproporre proprio in questi tempi duri.

E per questa giornata a dedicata a Durante di Alighiero degli Alighieri, l’autore di una dei capolavori della letteratura mondiale, dobbiamo ringraziare un editoriale del Corriere della Sera del giugno 2017 che portava la firma  del giornalista e scrittore Paolo Di Stefano che proponeva un giorno da dedicare a Dante sul modello del Bloomsday, dedicato a Joyce.

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini, ha approvato la direttiva per istituire il Dantedì il 25 marzo di ogni anno.

Tutti concordi, intellettuali, studiosi,  prestigiose istituzioni culturali come l’Accademia della Crusca, la Società Dantesca Italiana, la Società Dante Alighieri o l’Associazione degli Italianisti nella Società Italiana per lo studio del pensiero medievale, Dante merita ogni onore possibile.

Quindi un plauso al giornalista del Corriere che, da cronista del tempo, ha saputo suggerire di onorare come si deve Dante, personaggio di una contemporaneità senza eguali, attuale anche dopo i 700 anni dalla sua morte, poeta, scrittore, politico, esule.

Ricordiamo che la grande opera del Poeta Dante era intitolata Comedìa e che l’aggettivo Divina fu aggiunto da Giovanni Boccaccio, proprio in merito alla sua grandiosità, nel suo Trattatello in laude di Dante  e da allora, l’aggettivo “Divina” divenne parte integrante del titolo.

Scritta in esilio tra il 1307 ed il 1321,  in volgare (dialetto) fiorentino, la lingua nativa di Dante, è un poema in cui non mancano latinismi, francesismi, provenzalismi e prestiti da varie altre lingue. L’inizio dei tre viaggi immaginari  tra Inferno, Purgatorio e Paradiso si ha nel 1300 e dura 7 giorni, perdendosi inizialmente in una selva oscura. La motivazione di questo poema ce la da lo stesso Poeta nell’Epistola a Cangrande: liberare gli esseri umani dalla miseria del peccato e indirizzarli sulla retta via, che porta all’eterna beatitudine.

Ed allora rileggiamo questa metafora di cammino interiore e spirituale che Dante compie meditando sul bene e sul male, sul pentimento, sulla salvezza fino alla contemplazione di Dio per ricercare il senso del nostro “viaggio”…

 

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