25 Aprile. “Sono partigiano, vivo”

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-di Clelia Péistillo-

Ecco giungere anche quest’anno il 25 aprile, anniversario della liberazione dall’occupazione nazista, istituita su ordine dell’ esecutivo del CNLAI, le truppe partigiane che insorsero contro i tedeschi e i fascisti della Repubblica Sociale Italiana sconfiggendoli. Gli oppressori non ebbero altra scelta  se non arrendersi o perire.

Fu Sandro Pertini a lanciare questo proclama quando, alle 8 del mattino, fu annunciata via radio l’insurrezione e la presa di tutti i poteri da parte del CNLAI, contestualmente alla condanna a morte di tutti i gerarchi fascisti. Da quel momento cominciò la liberazione dei territori del nord tra cui le città di Milano e Torino e, nella stessa giornata del 25 aprile, Mussolini da Milano tentò quella famosa fuga finita con la sua fucilazione.

Il 25 Aprile simboleggia da sempre la Resistenza messa in atto dagli alleati americani e britannici unitamente ai partigiani e il processo di nascita della nostra democrazia;  la scelta del 25 fu simbolica e il 22 aprile 1946 con decreto, Alcide De Gasperi proclamò questa giornata festa nazionale.

È il giorno che acquisisce valenza militare, politica ma più di tutto, morale.

E’ un anniversario che si fa sempre più importante e necessario per mantenere viva la memoria collettiva inesorabilmente sbiadita dal tempo. Col passare degli anni e col venir meno di coloro che sono stati i diretti protagonisti della liberazione, si corre infatti il rischio di un progressivo affievolimento del ricordo. Di qui il compito di ciascuno, specialmente dei più giovani, di riavvicinarsi alla Storia recuperando quei valori  che sono alla base della Resistenza, che abbiamo ereditato dai nostri partigiani e che costituiscono il corredo morale di ciascun cittadino.

Sono parte del nostro DNA, principi quali coraggio, sacrificio, solidarietà, rispetto delle libertà individuali e dell’uguaglianza il cui significato viene spesso stravolto soprattutto ultimamente e meriterebbe, invece, di essere meglio compreso e recuperato.  In effetti se oggi possiamo permetterci anche il lusso di stravolgere il senso del concetto di libertà, svuotandola del suo reale contenuto, abusandone il più delle volte, è solo perché molte donne e molti uomini l’hanno conquistata, pagandola a caro prezzo. Proprio la necessità che questi valori venissero protetti da possibili futuri abusi, spinse, dopo la fine della guerra, i padri fondatori a cristallizzarli nella Costituzione, il cui testo è intrinsecamente ed incontestabilmente antifascista.

E al di là di ogni tentativo di revisionismo e di narrazioni fraudolente, sono proprio tali valori il baluardo contro ogni tentativo di mettere in discussione la nostra democrazia, recuperando quel senso di appartenenza, di lotta, di resistenza, educando le nuove generazioni a non rimanere impassibili di fronte alla memoria storica, rimanendone invece parte attiva, schierandosi sempre dalla parte della giustizia e dell’uguaglianza, senza restare indifferenti.

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”. (Gramsci -Odio gli indifferenti)

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