2 Novembre, per evitare l’oblio

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Ricorrenza e tradizione-

Ed anche il giorno dedicato ai defunti scivola via. La Commemoratio Omnium Fidelium Defunctorum, è la ricorrenza della Chiesa latina che celebra il 2 novembre di ogni anno, il giorno successivo alla solennità di Tutti i Santi. La ricorrenza è preceduta dalla novena dei morti, che inizia il 24 ottobre.

Sono varie le credenze popolari relative al Giorno dei morti, di origine pagana, secondo le quali quella notte i morti tornano nelle loro case precedenti e si cibano degli alimenti dei vivi. Soprattutto nei paesi  è possibile notare, ancora adesso, lanterne sui balconi, accese tutta la notte, una luce che aiuterebbe i morti a ritrovare la via di casa…un modo per sentire vicini i propri cari.

Il giorno dei morti, Le jour des morts , di William-Adolphe Bouguereau olio su tela realizzato nel 1859,  oggi esposta al Musée des Beaux-Arts di Bordeaux, in Francia , è una delle più famose opere dedicata a questa  ricorrenza.

Tutto il mondo offre, in questo giorno,  un pensiero a chi non è più su questa terra. In Italia è consuetudine, recarsi presso i cimiteri  portando  in dono fiori e lumini sulle tombe dei propri cari. Da Nord a Sud usi e tradizioni diverse.

Nelle comunità dell’Italia meridionale delle eparchie di Lungro e di Piana degli Albanesi i defunti sono commemorati, secondo la tradizione orientale di rito greco-bizantino, nelle settimane precedenti la Quaresima.

In Sicilia, durante la notte di Ognissanti la credenza vuole che i defunti tornino per lasciare  regali per i bambini insieme alla frutta di Martorana e ad altri dolci caratteristici detti “ossa dei morti”.

A Treviso, in questo giorno si preparano focacce particolari chiamate “i morti vivi”, nella provincia di Massa Carrara in  vi è l’occasione  del bèn d’i morti: gli estinti lasciavano in eredità alla famiglia il compito di distribuire cibo ai più bisognosi, chi possedeva una cantina doveva offrire il vino; ai bambini inoltre veniva messa al collo una collana fatta di mele e castagne bollite, detta “sfilza”.

Nella zona del monte Argentario le donne cucivano  grandi tasche sulla parte anteriore dei vestiti dei bambini orfani, affinché ognuno potesse metterci qualcosa, un ‘offerta d’amore, cibo o denaro, per i piccoli bisognosi. Vi era inoltre l’usanza di lasciare sulle tombe dei bambini defunti  piccole scarpe;  si pensava che nella notte del 2 novembre le loro anime, dette angioletti, tornassero in mezzo ai vivi.

In Abruzzo, c’è un riferimento al mondo anglosassone:  anche qui vi era la  tradizione  di intagliare le zucche per porvi  all’interno una candela e poterle così utilizzarle come lanterne

Nelll’America Centrale si addobbano le tombe con fiori, oltre che depositare sulle stesse giocattoli (nel caso in cui il defunto sia un bambino) o alcolici. In Messico, in alcune abitazioni, è ancora consuetudine preparare l’altare dei morti: tale manufatto viene arricchito con immagini del defunto, una croce, un arco e incenso. Ciò in quanto il credo popolare pensa che, durante tale giorno, lo spirito dei defunti venga a trovare i loro cari. Questo altare servirebbe a favorire tale ritorno.

Tanti i modi, per evitare l’oblio.

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