2 Agosto 1980: la strage di Bologna tra depistaggi e terrore

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Parlarne ogni anno, per non dimenticare, perché una strage non può essere dimenticata. – di Claudia Izzo-

Il 2 agosto 1980 doveva essere una normale giornata estiva fatta di treni che giungono e ripartono come sempre, eppure alla stazione di Bologna il tempo si fermò alle ore 10:25, quando, nella sala d’aspetto di seconda classe della stazione, tra turisti e passeggeri in attesa, fu fatto esplodere un ordigno contenuto in una valigia abbandonata.

23 kg di esplosivo. La valigia fu ben riposta a  a 50 centimetri di altezza su di un tavolino portabagagli, ben sistemata sotto il muro dell’ala Ovest  per aumentarne l’effetto;  la strage fu servita.  A crollare fu tutta l’ala Ovest dell’edificio e l’onda d’urto investì anche i treno Ancona-Chiasso.

Stiamo parlando del più grave atto terroristico avvenuto in Italia nel secondo dopoguerra, uno degli ultimi atti della strategia della tensione. Come esecutori materiali furono individuati dalla magistratura alcuni militanti di estrema destra, appartenenti ai Nuclei Armati Rivoluzionari. Gli ipotetici mandanti sono rimasti sconosciuti, ma furono rilevati collegamenti con la criminalità organizzata e i servizi segreti deviati.

85 morti e oltre 200 persone rimasero ferite o mutilate.

Licio Gelli, Maestro Venerabile della P2 fu condannato per il depistaggio delle indagini, proprio lui che aveva successivamente dichiarato che l’esplosione era stata causata da un mozzicone di sigaretta che aveva innescato un’esplosione per colpa di una fuga di gas. Dopo la pista neofascista, la sentenza finale del 1995 condannò Valerio Fioravanti e Francesca Mambro «come appartenenti alla banda armata che ha organizzato e realizzato l’attentato di Bologna» e per aver «fatto parte del gruppo che sicuramente quell’atto aveva organizzato», mentre nel 2007 si aggiunse anche la condanna di Luigi Ciavardini, minorenne all’epoca dei fatti.

Tutta l’Italia fu scossa e gli italiani furono uniti nel dolore di una strage assurda: i medici e il personale ospedaliero fecero ritorno dalle ferie, i reparti, chiusi per le festività estive, furono riaperti per consentire il ricovero di tutti i pazienti. L’autobus 37 divenne, insieme all’orologio fermo alle 10:25 uno dei simboli della strage.

La strage di Bologna resta una storia di depistaggi, affermazioni, piste vere e false, controaffermazioni, pista libica e neofascista, il terrore  provato in un’estate di sangue,   l’orrore di in una pagina cruda e assurda della storia peggiore del nostro Paese.

 

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