19 volte assolto. L’incredibile vicenda giudiziaria di Antonio Bassolino

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-di Giuseppe Fernicola-

Indipendentemente dalla valutazione politica che si possa dare dell’attività di amministratore della cosa pubblica di Antonio Bassolino, il recente pronunciamento della Seconda Sezione del Tribunale di Napoli, che chiude dopo anni l’ultima pagina ancora aperta delle sue vicende giudiziarie, ci propone o dovrebbe proporre alla Politica Italiana, un urgente spunto di riflessione.

La notizia è che anche la diciannovesima “pendenza processuale” si è risolta in un’ assoluzione perchè “il fatto non sussiste” , ma per fare un poco di storia di questa vicenda molto italiana, dobbiamo risalire al 2007 col primo rinvio a giudizio con le pesanti accuse di frode in pubbliche forniture, truffa ai danni dello Stato, abuso di ufficio, falso e reati ambientali, nel periodo in cui era Commissario Straordinario per l’emergenza rifiuti in Campania.

Accuse pesanti che sono cadute lungo il corso di questi anni (anche con rinuncia alla prescrizione da parte di Bassolino), ma che lasciano dietro una scia maleodorante, con un costo personale e politico rilevante per chi alla fine è risultato innocente.

Basta tornare indietro con il pensiero per riportare alla mente i titoli dei giornali ed i servizi televisivi che allora diedero rilievo alle notizie di reato, per farsi un’idea di cosa sia costato ad un innocente (così hanno stabilito i tribunali della Repubblica) questa vicenda.

Se la memoria fosse fallace, il web potrebbe aiutare a rinfrescare il ricordo delle tante richieste di dimissioni che, all’epoca dei fatti, vennero da destra (Fini) dal centro (Di Pietro) e dalla stessa sinistra (Veltroni) e dei titoli delle  testate (la Repubblica) che all’epoca furono puntuali a dare le notizie di reato, le stesse che  ieri non hanno riservato lo stesso spazio alla notizia dell’ assoluzione.

Ma oltre il rosario di accuse relative alla gestione della monnezza in Campania, un’altra accusa fu mossa nei confronti di Bassolino relativamente ai lavori di un casale nei pressi di Cortona, di cui lo stesso era ritenuto socio occulto.

Per questo episodio Stefano Zurlo, su il Giornale del 17 giugno 2011 scriveva fra l’altro:

“Ieri la Procura di Arezzo ha messo i sigilli al sogno e ha conte­stato formalmente a Bassolino il reato di corruzione. In pratica l’ex leader del Pd campano avrebbe pagato tangenti per procedere nei lavori di ristrut­turazione e accatastamento dell’immobile”.

Anche qui il nostro è andato assolto ma, se non ci è sfuggito, lo stesso quotidiano non riservò una riga all’episodio.

Quindi, danni economici rilevanti, danni d’immagine incalcolabili, carriera bloccata ed alla fine “abbiamo scherzato”.

Credo che indipendentemente dal valore dell’attività di Antonio Bassolino nei suoi lunghi anni di gestione di Comune di Napoli (7 anni) e della Regione Campania (10 anni), quello che merita una riflessione è la sua vicenda giudiziaria, che ci spinge da un lato a comprendere perché i pubblici amministratori siano cauti a prendere decisioni, persino ad utilizzare i fondi europei che potrebbero cambiare il volto delle città, a firmare ordinanze e dall’altro a porci la domanda che ieri si poneva Andrea Orlando, come riporta il Fatto Quoridiano:

Se la vicenda avesse riguardato un professionista, un imprenditore, un semplice cittadino, oggi le pagine dei giornali sarebbero piene di articoli che raccontano di questa incredibile concatenazione di processi, ma poiché ha riguardato un politico sono poche le testate ad occuparsi dell’argomento. Anche perché diciamolo, molti giornali, a suo tempo avevano non poco cavalcato le inchieste -e prosegue- adesso che i 19 processi si sono conclusi, adesso che nessuno potrà dire che si vuole fare pressione sui magistrati, ci si può chiedere che cosa non ha funzionato?”.

Bella domanda a cui difficilmente seguirà una risposta.

Temo, piuttosto, che molti cittadini forse la domanda non se la siano posta affatto, pensando in cuor loro “non è che qualcosa non ha funzionato, è che tutto ha funzionato come funziona sempre la giustizia italiana”.

 

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