18 marzo 2020-2021:”La primavera fuori. 31 scritti al tempo del Coronavirus”, incontro con gli autori-primo webinar

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-Clotilde Baccari commenta i 31 scritti de “La primavera fuori”-
Grande entusiasmo per i webinar organizzati dal direttore di  salernonews24 e  presidente dall’associazione culturale Contaminazioni, Claudia Izzo, dedicati al libro, La primavera fuori, 31 scritto al tempo del Coronavirus, (Il pendolo di Foucault) i cui  proventi della vendita saranno devoluti all’Azienda Ospedaliera San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona, di Salerno, reparto di Terapia Intensiva, con l’acquisto di un’attrezzatura specifica.
Il libro, in vendita  presso la libreria Imagine’s Book in Corso Garibaldi a Salerno, il Portico di Lisa, l’edicola libreria Scacciaventi in Corso Umberto a Cava de’ Tirreni e contattando la curatrice, ideato innanzi alle immagini del 18 marzo scorso dei mezzi blindati a Bergamo che trasportavano le bare con le vittime di Coronavirus, è stato al centro di cinque incontri nell’ambito dei quali la professoressa Clotilde Baccari ha approfondito i contenuti dei singoli racconti.
Durante il primo webinar sono stati analizzati i racconti di  Denata Ndreca, Annamaria Petolicchio, Alfonso Sarno e Rocco Papa, Luigi D’Aniello, Luigi Avallone e del Paziente 2 e del Paziente 3.
Il capovolgimento del cielo nella poesia di Denata Ndreca è – per Clotilde Baccariespressione dello stravolgimento paventatoci dalla pandemia. Straordinaria la policromia della Firenze dell’autrice che nell’animo conserva Scutari, la Firenze dei Balcani: il silenzio, la bellezza della città, il vuoto delle strade, la stazione dei treni sono espressione di un viaggio intrapreso che merita un ritorno come Edipo, ognuno di noi deve ritornare a se stesso, una condizione di estraniamento da cui l’autrice è scossa da un profumo di caffè, espressione di socialità insieme al bar e insieme alla chiesa. La pietas e la comunitas hanno perso il loro senso, ma la speranza è nelle nuove generazioni, nei colori, nelle canzoni e nei sogni dei bambini. Gli alberi, la primavera, i fiori ci pongono il dono della vita e quello dell’amore.
Nel racconto di Annamaria Petolicchio è evidente, per Clotilde Baccari, quello che è il messaggio di Vittorino Andreoli nel suo “L’uomo di vetro”: l’uomo dalla consapevolezza della sua fragilità acquista forza e necessariamente si rapporta al tempo. L’autrice in questa consapevolezza di fragilità richiama il tempo e la sua caducità, il tempo di riflettere che diviene una risorsa immateriale non misurabile, non quantificabile, dilatandosi e ampliandosi solo nello scambio con l’altro. Ci sono da recuperare i gesti comuni, gli scambi di pensieri, il gusto di un sorso di caffè, la consapevolezza di una scuola che deve essere utile ai giovani ad uscire da quella che Umberto Galimberti chiama “analfabetismo emozionale” affinché possano cacciare quell’ospite inquietante che è il nichilismo che oggi più che mai bussa alla porta delle nostre anime. Nasce quindi un ripensamento sull’elaborazione di un nuovo concetto di scuola.
La pandemia, nel testo di Alfonso Sarno, diviene per Clotilde Baccari uno spartiacque tra una vita vissuta prima di essa, di usa e getta, randagia, presa a morsi con denti sempre più traballanti e cadenti di cane stancamente rabbioso, la pandemia diviene nemico vorace che rende tutti uguali in una condizione di attesa espressa dal purgatorio che l’autore vive in un percorso di solitudine nella città in cui non ci si rassegna alla morte ma si continua a nutrire la passione, non ci si rassegna al dolore ma si avvertono gemiti d’amore. La vita vissuta dopo ha la luce della necessità di acquisire la consapevolezza del nostro destino di uomini.
Il silenzio  di questa pandemia nel testo di Rocca Papa riporta alla mente dell’autore, per Clotilde Baccari, antiche sensazioni in una città completamente vuota. Il silenzio è apparente e non impedisce la vita familiare. Ad una immobilità estrema corrisponde un violento flusso di pensieri esterni da parte dell’autore che esprime le proprie sensazioni con straordinarie metafore in questo suo viaggio che è un bene da apprezzare insieme alla vita.
Nel racconto di Luigi D’Aniello per Clotilde Baccari è presente il concetto di casa, unico bene dell’uomo, ma questa volta la casa, dentro e fuori, al tempo del Coronavirus. La casa vissuta fisicamente è quella deposta nella memoria e ad essa affidata: la “cucinona”, la casa dei profumi tentatori, il quaderno delle ricette segrete, il vincolo dal covid rinsaldato, quello stesso vincolo che patriarcalmente ha legato la famiglia e l’autore alla casa dei propri nonni. Nel racconto notevole pregnanza hanno gli effetti sinestetici utilizzati dall’autore, “ogni cosa ha il proprio odore” e poi, quel denominatore comune a quasi tutti i racconti, il silenzio e la memoria.
Quello di Luigi Avallone è per Clotilde Baccari un percorso attraverso la città, vuota attraversata da un nemico invisibile in cui solo i rumori dei passi sul selciato ratifica la dolorosa solitudine. Ritorna all’autore il concetto di “rifugio di carta”. La cosa che fino a un certo punto ci protegge è la differenza tra la città vuota di oggi e quella della domenica della sua giovinezza, un silenzio indotto dalla consuetudine di una vita diversa vissuta nella scansione di momenti familiari e nella dolcezza leopardiana del prepararsi al lavoro della settimana che verrà. Ancora ricordando l’eco della poesia leopardiana l’autore ricorda la necessità di non cedere a particolari lusinghe.
Il Paziente 2 e il Paziente 3 sono la seconda e la terza persona ad essere stati infettati dal Covid 19 in Campania nella primavera del 2020 ed i loro racconti, per Clotilde Baccari, sono ricchi di realtà: i sintomi, le ansie legate all’attesa degli accertamenti, l’essere positivo e negativo a fasi alterne. Poi la frase “Potete andare a farvi una passeggiata”, il virus viene definito maledetto, fine della prigione e dell’isolamento. Il loro cane è vita e partecipazione, dedizione, amore e durante il terribile periodo segnato dal Covid è la madre del Paziente 3 ad averlo preso con sè. Il climax accentua espressioni e la loro pregnanza, è il delirio della febbre alta, il rapporto con l’altro, l’attenzione morbosa dell’altro a voler scovare il nuovo untore, sentirsi consapevolmente protagonisti nell’essere Paziente 2  Paziente 3, in un momento storico in cui non si sa ancora molto sul Covid con tutti i problemi di un lavoro e di uno studio professionale che non si può gestire. E poi le amicizie perse, la coesione familiare senza la quale si morirebbe.  

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