13 settembre 1982, l’arresto di Licio Gelli

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Tra intrighi, misteri e stragi- di Claudia Izzo-

E’ il 13 settembre 1982 quando, a Ginevra, viene arrestato Licio Gelli, imprenditore, noto come Maestro Venerabile della Loggia massonica P2, nominato conte dall’ex re d’Italia Umberto II con tanto di stemma su cui campeggiava la scritta “Virtute progredior”.

Una vita, la sua, tra misteri, fughe, carcere, estradizione.  Un uomo capace di entrare in ambienti di vario tipo, dai partiti ai servizi segreti, al Quirinale, a Palazzo Chigi, a Montecitorio, tra gli alti gradi delle forze armate, “il burattinaio”, come lo definivano, “il confessore di questa Repubblica”, come si definiva lui, era nato nel 1919 a Pistoia, figlio di un mugnaio, due matrimoni e 4 figli, fu espulso dalle scuole del Regno d’Italia per aver preso a schiaffi un professore, partecipò a 18 anni alla Guerra Civile Spagnola in aiuto delle truppe nazionaliste di Francisco Franco.

Fu ispettore del Partito Nazionale Fascista e gli fu affidato l’incarico di trasportare in Italia il tesoro di re Pietro II di Iugoslavia, ma alla sua restituzione nel ’47 mancavano 20 tonnellate di lingotti d’oro. L’ipotesi fu che fossero finiti nelle tasche di Gelli. Aderì alla Repubblica Sociale Italiana nel ’43 divenendo collegamento tra il governo fascista ed il Terzo Reich, per poi collaborare con i partigiani quando la Storia prese una piega diversa dalle sua aspettative. Si ipotizza che nella Seconda Guerra mondiale si sia arruolato nel CIA, fu poi sospettato di essere un collaboratore del PCI;  fu inoltre collaboratore di intelligence britanniche e statunitensi.

Dirigente Permaflex, nel 1963 fu iniziato alla Massoneria, divenendo Maestro Venerabile della Loggia Propaganda 2, detta P2, creando il Piano di Rinascita Democratica che aveva come finalità l’arresto del Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, nell’ambito del fallito Golpe Borghese. Si ipotizza un suo coinvolgimento preminente nell’organizzazione Gladio, promossa dalla NATO e finanziata in parte dalla CIA allo scopo di contrastare il Comunismo in Italia ed in Europa. Nell’abito dell’inchiesta sul finto rapimento del finanziere Michele Sindona fu perquisita la villa di Gelli ad Arezzo e la fabbrica di sua proprietà la Giole, e si arrivò alla scoperta di una lunga lista di affiliati alla Loggia P2. La corte centrale del Grande Oriente d’Italia  con una sentenza ne  decretò l’espulsione dall’Ordine Massonico nel 1981;   il  13 settembre 1982 fu poi arrestato a Ginevra mentre cercava di ritirare decine di migliaia di dollari e condotto  nel carcere di Champ Dollon da cui evade nel 1983 scappando in Sud America per poi costituirsi in Svizzera nel 1987. Estradato in Italia, condannato a 12 anni per il crac del Banco Ambrosiano, fugge nuovamente e resta latitante per 4 mesi fino ai domiciliari, da scontare  nella sua Villa Wanda. Questa,  sequestrata dopo una indagine per un debito col fisco, è stata  tuttavia la villa in cui continuò a vivere,  rientrata poi nella sua piena disponibilità  per la dichiarata prescrizione dei reati fiscali. Qui morirà nel dicembre 2015, a 96 anni.

Condannato per depistaggio delle indagini della strage di Bologna del 1980, bancarotta fraudolenta del Banco Ambrosiano, Gelli tra ipotesi e condanne, è indiscutibilmente uno dei personaggi più controversi dello scenario politico, economico e giudiziario di sempre, che affermava che “il vero potere risiede nelle mani dei detentori dei Mass Media”  e di sè  diceva “«Ho una vecchiaia serena. Tutte le mattine parlo con le voci della mia coscienza, ed è un dialogo che mi quieta. Guardo il Paese, leggo i giornali e penso: ecco qua che tutto si realizza poco a poco, pezzo a pezzo. Forse sì, dovrei avere i diritti d’autore. La giustizia, la tv, l’ordine pubblico. Ho scritto tutto trent’anni fa”

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