11 Settembre 2001, i venti minuti che cambiarono gli equilibri nel mondo

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Da quel giorno una guerra senza fine tra Islam ed Occidente- di Antonino Papa-

 19 dirottatori, due compagnie aeree, United Airlines ed American Airlines, quattro voli diventati quattro bombe teleguidate cariche di esseri umani di cui due contro le Twin Towers di New York, una contro la sede del Pentagono in Virginia e la quarta destinata a Washington ma mai arrivata sul bersaglio grazie alla rivolta degli eroici passeggeri del volo UA93 che causò la caduta del velivolo in un campo in Pennsylvania; elevatissimo il triste bilancio delle vittime il cui numero è aumentato nel tempo a causa delle conseguenze che gli attentati hanno generato e della successiva guerra scatenata (in Afghanistan) per “vendicare” tale atto.

Oggi, venti anni dopo, escludendo la certezza circa gli autori dell’attentato, sussistono molti interrogativi irrisolti ai quali un’infinità di studiosi, investigatori, giornalisti e storici hanno tentato di dare risposte logiche non scevre da influenze complottiste ma tutto ciò, come si usa dire in questi casi, “lascia il tempo che trova” e la cruda realtà è che dalle 8:45 ora di New York dell’11 settembre 2001 è nata una spirale di odio e violenza che come un uragano ha sradicato presunte verità, ridefinito le relazioni internazionali e ridato fiato alle trombe dell’estremismo islamico.

 Perché accadde? Semplicisticamente si fanno risalire tutti i mali del pianeta al “peccato originale” consumatosi nella terra che viene definita l’ombelico del mondo, ovvero la Palestina in cui da tempo immemore l’Islam cerca di affermarsi e rivendicare i propri confini che i “nemici occidentali” (in cui rientra anche Israele) tentano di restringere. Tutte le cosiddette “ragioni dell’Islam” hanno origine in tale contesto che ha sempre costituito un pretesto addotto dai gruppi estremisti per seminare violenza ed interpretare la religione Islamica pro domo propria e dichiarare guerra perenne all’Occidente da tutti gli angoli del mondo.

 Tra questi innumerevoli gruppi terroristici, Al-Quaida, cui è attribuita la responsabilità dell’attentato, in un primo momento rivendicato con una comunicazione alla televisione di Abu Dhabi dal Fronte Democratico per la liberazione della Palestina, è una creazione del famigerato miliardario Osama Bin Laden avente quale unico fine quello di “instaurare lo Stato Islamico nel mondo”, gruppo nato tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90 per contrastare l’invasione sovietica dell’Afghanistan e promuovere la guerriglia islamica.

 Al Quaeda strinse alleanza con il Regime dei Talebani dopo il ritiro dei Sovietici ed “operò attivamente” fino all’11 settembre 2001 per poi essere ridimensionato dalla rappresaglia Usa (ed alleati) che sovvertì il potere in Afghanistan mandando via i Talebani e dando una caccia spietata alla testa di Al Qaeda.

Un ventennio di sacrifici umani per vendicare vittime innocenti che come una ruota che gira ha riportato al potere di nuovo i Talebani vanificando tutti gli sforzi profusi dagli Occidentali e ridato fiducia a fondamentalisti che a loro volta hanno sete di “vendetta” e di ri-affermazione dell’Islam, come in un circolo vizioso che conduce il mondo all’autodistruzione.

Unica speranza, come uno scherzo del destino, la “mediazione” di due nazioni in cui la democrazia non esiste: Cina e Russia.

Un 11 settembre il cui significato cambia nel tempo seguendo gli eventi sullo scacchiere mondiale ma che resta il simbolo di un’escalation di contrasti atavici mai risolti tra mondo arabo estremo e capitalismo, tra l’interpretazione pagana dei princìpi dell’Islam e cristianesimo, tra chi vuol “rubare” il petrolio agli arabi e chi ne rivendica la proprietà.

 Occorrerebbero anni di studi per districarsi nell’infinito dedalo di storie ed etnie che hanno dato vita a questa guerra senza fine, ad attentati contro vittime inermi predestinate scelte “a caso” e soltanto quale dimostrazione di “forza” al “nemico”.

Oggi esiste Ground Zero dove una volta sorgevano le Twin Towers, di solito lo zero viene usato quale icona di ripartenza, o meglio del tentativo di ricostruzione, in questo caso di una pace per onorare quelle che sarebbero dovute essere le “ultime vittime” ed il loro ricordo un monito per tutti i popoli della terra senza distinzione alcuna.

Ma sappiamo che non sono state le ultime … a questo punto ritengo di dover riconoscere la lungimiranza di Marx quando affermò che “la religione è l’oppio dei popoli”.

 

 

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