Ripensare la riforma delle banche di credito cooperativo. Intervista ad Antonio Marino, direttore BCC Aquara

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Ne parliamo con Antonio Marino, direttore Bcc di Aquara- di Claudia Izzo

Il Presidente del Consiglio Conte ha sottolineato, durante l’Assemblea annuale di Confcooperative tenutasi a Roma, l’oggettiva difficoltà in cui versano le banche del territorio, causata dalla riforma 2016. Questa, nata per rafforzare le Banche di Credito Cooperativo rischierebbe di portare ad una omologazione regolamentare del modello bancario. Che cosa ne pensa?

Una cosa è certa. Questa riforma voluta nel 2016 dal Governo Renzi sta snaturando le BCC. Mulla è come prima. La riforma ha portato tanti costi e nessun beneficio.

In fondo le nostre Banche non erano certo peregrine. Avevano alle spalle 130 anni di storia gloriosa al servizio del Paese, soprattutto al servizio dei clienti più piccoli e che risiedevano nei piccoli centri.

Questa riforma ha portato tanta burocrazia, tanti controlli, tanti regolamenti ma ha allontanato l’uomo con la sua creatività. Oggi le nostre BCC hanno almeno 5 persone che sono solo al servizio della Capogruppo per adempimenti di nessuna valenza commerciale. L’aumento dei costi e la riduzione dei tassi attivi per le banche stanno portando fuori mercato le nostre Banche col risultato che le zone meno urbanizzate resteranno fuori dall’accesso al credito con tutto ciò che ne deriva.

Con questo provvedimento si viene a creare un freno all’erogazione di liquidità delle banche che non svolgerebbero il loro ruolo di sostegno alle imprese ed alle famiglie, ruolo principe di ogni realtà creditizia. La definiamo anacronistica come riforma?

Sul tema dell’erogazione del credito si va verso una totale omologazione. La BCC deve seguire gli stessi dettami di Unicredit… non esiste più la figura del banchiere. Tutto è affidato ad un algoritmo. Tutto è affidato all’esame delle “carte”.

Poi si fa sempre più strada questa cultura del sospetto. Chi deve controllare – dentro e fuori le banche – sospetta di ogni cliente. Lo impone la legge sull’antiriciclaggio. La banca deve fare giustamente le pulci a ogni cliente, a ogni operazione bancaria di ciascun cliente. In ogni nostra Filiale c’è almeno un impiegato che lavora per lo Stato.

Questa Nazione si sta letteralmente incartando, a discapito della produzione e della produttività.

Insomma, aumentano i costi e diminuiscono i ricavi. Questo riguarda maggiormente le banche più piccole, come si può facilmente intuire.

L’unico suggerimento che ci arriva dall’alto è quello di fare le fusioni. Con le fusioni ogni banca diventa più grossa e può reggere meglio il problema dei ricavi ma nessuno si preoccupa di spiegare che la Banca più diventa grossa meno si pone positivamente nella relazione col cliente. Ci si concentra nel cercare sempre il cliente più grosso ed il piccolo finisce fuori contesto. Questa filosofia di vita economica è l’anteprima delle economie del centro America. Penso semplicemente che dovremmo guardare verso altre destinazioni geografiche…   

 

 

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