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Nettare degli Dei: Aglianico del Taburno DOCG

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Calici – di Sergio Del Vecchio-

 

Andando di vino in vino alla scoperta di quello che ci piace definire il “nettare degli dei” della Campania troviamo  l’Aglianico,  vino tipicamente meridionale, di colore rosso rubino più o meno intenso, con un odore gradevole e persistente, dal sapore asciutto, leggermente tannico che tende al vellutato con l’invecchiamento.Vino corposo e fiero, dunque,  introdotto dai grandi conoscitori del popolo greco, che ben si è acclimatato nella regione Campania nei terreni delle  Province di Avellino e Benevento. L’impegno dei viticoltori è stato grande e trova nei vitigni autoctoni, e in particolare nell’Aglianico e nella Falanghina, i migliori alleati per l’ottenimento di vini di qualità. L’area di produzione comprende 13 comuni, tutti nel Sannio; nell’area opera accanto ad un crescente numero di aziende vitivinicole private, una importante Cantina sociale con oltre 400 soci che, attraverso una sapiente selezione delle partite e un’accurata cernita delle uve, elabora vini di grande pregio e spiccata tipicità, avvalendosi per l’affinamento dell’Aglianico, di botti di rovere di Slavonia e di barriques di rovere francese.

Se fino al 2011 ha usufruito della menzione DOC  di cui non può più fregiarsi, oggi con tale nome non si intende un singolo vino, ma la denominazione si amplia al disciplinare di alcuni vini a DOCG prodotti nei comuni di Apollosa, Bonea, Campoli del Monte, Taburno, Castelpoto, Foglianise, Montesarchio, Paupisi, Torrecuso, Ponte, Benevento, Cautano, Vitulano, Tocco Caudio, tutte località in provincia di Benevento, in un territorio collinare tra i 200 ed i 650 metri sul livelllo del mare.

Parlare di Aglianico del Taburno, come per ogni prodotto d’eccellenza che si rispetti, significa parlare di territorio, di leggende, di saperi e sapori: il Taburno è il nome di una montagna della Campania ubicata in provincia di Benevento, ed è da queste aspre pendici che si ottiene il vino tanto decantato. Luogo di leggende che vedono come protagoniste le streghe fin dal XIII secolo, il luogo diviene scrigno, secondo il disciplinare di tre tipologie :rosato, rosso e rosso riserva.

Il Colore: rosso rubino più o meno intenso, tendente al granato con l’invecchiamento; Odore: carattaristico, gradevole, persistente; Sapore: asciutto leggermente tannico, che tende al vellutato con l’invecchiamanto; Vitigni : Aglianico (min. 85 %), altri (max 15 %); Gradazione alcolica min.: 11,50%; Invecchiamento : 2 anni; Produzione max : 100 qli/Ha.

Rosato Colore: rosa più o meno intenso; Odore: delicato, fresco, fruttato; Sapore: fresco leggermente morbito; Vitigni :Aglianico (min. 85 %), altri (max 15 %); Gradazione alcolica min.: 11,5%; Produzione max : 100 qli/Ha;Il vino Aglianico del Taburno, rosso, se invecchiato per 3 anni, di cui almeno 6 mesi in botte e 6 mesi in bottiglia, e con una gradazione alcolica non inferiore al 12%, può riportare in etichetta la dicitura riserva.

La leggenda narra che l’Ellenico da cui deriverebbe l’Aglianico nel corso del XV secolo,

sarebbe proprio il “rosso vino di miele” offerto a Polifemo da Ulisse in cambio della sua ospitalità.

Un vino ricco di storia, dunque e avvolto dalle leggende, migliorato dai viticoltori,

in grado di parlare sapientemente, ancora oggi, dell’indissolubile legame dell’uomo

meridionale con il suo territorio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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