Internazionalizzazione d’impresa: sfatare miti e leggende e affrontare il post Covid19

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Economia&Lavoro-di Nicola Carrano-

In un mercato sempre più globale chi lavora nel settore imprese spesso si è imbattuto con il termine Internazionalizzazione. Ma cos’è? Di cosa si tratta?

Concetto fondamentale è che non parliamo di una singola vendita. Bisogna inoltre diffidare da chi identifica questo termine con il solo segmento export. Ebbene sì, l’export è solo un segmento del processo più complesso dell’internazionalizzazione.

L’imbarazzo è che molte aziende di medie dimensioni vogliono far crescere il loro business non avendo un consulente ad hoc o un export manager interno e soprattutto non conoscendo le dinamiche da affrontare.

Ma come inizia un processo di internazionalizzazione? In varie fasi e con una tempistica ben definita:

Si parte con una fase iniziale di studio che possiamo riassumere così:

Individuazione del mercato più idoneo ai propri prodotti, verificando le limitazioni imposte: questa fase è importante per non rischiare di sperperare denaro con studi insostenibili per il proprio volume d’affari. Solitamente si dedica il 30% della produzione per l’export; Contatto con importatori locali; Definizione degli obiettivi e del budget destinato;

In questa fase iniziale la figura di un consulente esperto o export manager è utile per evitare all’ impresa di commettere passi falsi.

Con la seconda fase si inizierà a pianificare ogni attività secondo un ruolino di marcia ben preciso. Si analizzeranno i costi, il marketing strategico e tutti i rischi del progetto dovuto a certificazioni e trasporto.

Si conclude con la terza fase, quella operativa, dove si identificano gli importatori, eventuali agenti ed eventuale personale da formare nel caso di apertura di sede locale.

Normalmente tra la fase iniziale e la prima vendita passano tra gli 8 e i 12 mesi e quindi non si vedrà il frutto dell’investimento nell’immediato.  Le aziende, in alcuni casi, possono essere supportate da contributi finanziati da società specializzate nel sostegno alle imprese italiane che vogliono crescere nel mercato globale.

Diffidate quindi da chi vi propone l’internazionalizzazione facile, affidatevi agli esperti.

Per conclude, una nota sul periodo critico che stiamo vivendo. La pandemia del Covid19 comporterà l’interruzione o il cambiamento di molte attività lavorative in Italia determinando paura e incertezza nella nostra economia. Di conseguenza, in questo momento storico, molte imprese saranno costrette a ridimensionare i budget e prima di investire in un progetto estero saranno attenti a riprendere il mercato italiano. Chi ha un progetto di internazionalizzazione già affermato in altri Stati si troverà solo con la difficoltà di riprendere un lavoro già avviato. Per altri, invece, potrebbe essere un’opportunità, cercando di colmare il gap con il mercato italiano in quei posti dove la pandemia è stata superata o passata senza creare danni.

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