Il tappo a corona, brevettato il 2 febbraio 1892

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Un’invenzione apparentemente banale- di Giuseppe Esposito-

Chi di noi non ha mai adoperato l’espressione “Uovo di Colombo” ? E ognuno sa che essa sta ad indicare una soluzione incredibilmente banale, per un problema al quale si pensava che non vi fosse soluzione.

Ebbene tale espressione potrebbe essere adoperata quando si tratta di un oggetto che davvero ci appare banale: il tappo a corona, quello utilizzato per la chiusura delle bottiglie di birra.

Chi di noi, dopo aver stappato innumerevoli volte una bottiglia di birra, soprattutto nella calura dell’estate, ha mai pensato che dietro quel minuscolo, irrilevante oggetto vi sia una storia e che la sua apparizione, o meglio la sua invenzione sia stata determinante nel commercio e nella distribuzione della birra e della altre bevande gasate? Probabilmente nessuno. Il tappo lo si toglie e lo si getta via, come oggetto oramai inutile. Eppure se l’industria della birra ha potuto raggiungere l’attuale volume di vendite a livello planetario di oggi, è dovuto proprio alla genialità di un uomo, William Painter che ottenne per questo piccolo insignificante oggetto dall’Ufficio Governativo di Baltimora un brevetto che reca la data del 2 febbraio 1892.

Fino a quel momento la birra e le altre bevande, anche quelle alcoliche, venivano vendute al dettaglio in boccette di vetro chiuse da un tappo di sughero.

Esse avevano perciò una vita commerciale piuttosto breve e con volumi assai limitati. Durante il trasporto il rischio di fuoriuscita del liquido dalla bottiglia o di perdita dell’anidride carbonica era assai elevato e spesso il prodotto diveniva inservibile.

Finalmente col tappo inventato da William Painter si riuscì a dare alle bottiglie una chiusura perfettamente ermetica che ne facilitava enormemente la conservazione ed il trasporto.

Il tappo brevettato da Painter fu usato fino al 1911 in esclusiva dalla Criwn Cork and Seals. Era un oggetto estremamente semplice, molto economico e realizzato in metallo. Aveva la forma di una piccola corona capovolta e fu pertanto chiamato “Tappo corona”. Nella parte interna era dotato di un sottile dischetto di sughero, ricoperto da una speciale pellicola  che migliorava ulteriormente la chiusura impedendo qualunque fuoriuscita di liquido o di anidride carbonica ed impediva al liquido di entrare in contatto con il metallo.

Nei primi anni Venti la Crown Cork aveva oramai numerosi impianti in tutto il mondo, ma il proibizionismo in vigore negli Stati Uniti la costrinse ad orientarsi verso un tipo di bevande gasate ma non alcoliche. Durante gli anni Trenta la società mise a punto anche un sistema di chiusura per le lattine che erano, nel frattempo, comparse sul mercato.

Nel corso degli anni Sessanta, invece, fu modificato il tappo corona dotandolo di una filettatura che permetteva di aprire la bottiglia facendo a meno del cavatappi e permetteva inoltre di salvaguardare il liquido avanzato riavvitando il tappo. Al dischetto di sughero ne fu sostituito uno di plastica. Dopo 129 anni il tappo corona è ancora sul mercato ed è tra i prodotti industriali più longevi, destinato a durare ancora a lungo.

Ogni azienda cominciò, da subito, a stampare sulla superficie del tappo il proprio logo, che rendeva immediatamente individuabile il prodotto. Vi sono perciò in giro migliaia di tappi con i loghi più differenti ed intorno ad essi è cresciuto a dismisura il collezionismo. Alcuni tappi sono divenuti delle vere rarità, molto ricercate e con una quotazione economica niente affatto trascurabile. Uno dei collezionisti più famosi, il danese Helge Friholm, entrato nel libro dei Guiness per il gran numero di tappi della sua collezione Ne possiede infatti 81.270 tutti uno diverso dall’altro e provenienti da ben 179, paesi. La collezione ebbe inizio nell’ormai lontano 1950.

A partire dal 2020 uno dei più noto produttori di vino dell’Alsazia, Pierre Frick, è passato dai tappi di sughero al tappo corna per i suoi rinomati vini. A suo dire infatti il tappo corona conserva meglio le caratteristiche organolettiche del vino, cioè l’aroma ed il sapore. C’è quindi da prevedere un incremento nell’utilizzo di questo anziano componente del processo di imbottigliamento industriale di bevande.

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