Foodology, le frontiere del Wine Business

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Incontro con Nello Gatti – di Sergio Del Vecchio

In un momento storico in cui la movida salernitana dell’ultimo decennio segna il passo, scopriamo proprio nel cuore pulsante della città un buon motivo per non farci pronunciare la parola “crisi”.

 

La sede di Foodology in via Velia 70 è un piccolo gioiello che brilla per la sua sobria eleganza, dove le mensole in legno contrappuntano le pareti in tufo come le note di un brano jazz, perché no, forse proprio quello di Charlie Parker. Un locale che non è un punto vendita, uno show room che è soprattutto un luogo d’incontro, ma allora, cos’è veramente Foodology? Proviamo a chiederlo a Nello Gatti, CEO e Co-Founder del progetto.

“Ci diverte l’idea di aver creato l’equivoco del negozio, suscita la curiosità della gente” – sorride compiaciuto -. ”Abbiamo voluto svecchiare l’offerta nel settore dell’enogastronomia, in particolare nel mondo del vino, creando un’attività di consulenza e di servizi unica nel suo genere”.

Il vino. Già, perché qui tutto rimanda al vino e “sua altezza” Nello Gatti, classe ’89, troneggia sovrano nel regno di Bacco. Ci addentriamo nello show room e scopriamo un locale-cantina, quasi un caveau di una banca, in cui fanno bella mostra di sé vini dalle etichette internazionali, vintage e addirittura d’epoca, come quella ottocentesca, sbiadita dal tempo.

La mia famiglia è di origine nolana, ma io sono cresciuto a Modena, dove ho fatto studi linguistici. Poi, ho scelto di proseguire gli studi e conseguire la laurea in Economia Aziendale presso l’Ateneo di Salerno”.

E qui avviene qualcosa di importante. “Ho la possibilità di fare il progetto Erasmus a Vienna. Un anno che mi ha cambiato la vita, proiettandomi nel mondo del marketing del vino, in un ambiente di alto livello, competitivo e stimolante”.

Neanche il tempo di tornare a riambientarsi in Italia che subito ecco ripresentarsi un’altra sfida: la proposta di trasferirsi in Spagna, a Malaga. “Mi viene proposto di diventare commerciale per un territorio grande e bello come l’Andalusia. Un’esperienza molto formativa.”

 

Ma il destino di Nello non parla spagnolo. “Mentre sono in Spagna arriva la chiamata inaspettata di un mio vecchio contatto londinese. Mi vuole nella sua squadra ed io raccolgo al volo la sua proposta. Questa volta mi aspetta il confronto col mercato internazionale e Londra è un mondo che viaggia ad altissima velocità”.

 

 

 

E’ proprio in questo periodo che Nello matura la “sua” Brexit. “Dopo aver seminato tanto, prende forma l’idea di mettermi in proprio”. Nasce il progetto “Foodology”. “Avevo gettato le basi per la creazione di un nuovo network rivolto alle piccole aziende di Food & Beverage, che fosse in grado di accompagnarle nel mercato internazionale”.

A questo punto serviva uno show room e Nello anche questa volta spiazza tutti. “Ho voluto scommettere su Salerno, che è un territorio che conosco ed ho imparato ad apprezzare, ricco di storia, di bellezza e di eccellenze enogastronomiche. Inoltre dotato di una posizione strategica invidiabile essendo fra due coste meravigliose. Al tempo stesso ho ritenuto di poter dare un mio contributo al suo sviluppo, considerato che il settore in cui opero ha ancora margini di crescita grandissimi.”

 

Il concept Foodology parla tante lingue: le lingue del mondo (“Siamo i primi a trattare i vini dell’Armenia”), dell’innovazione, dei media, dei social, del turismo.

Foodology è una community eco-friendly e al passo coi tempi (“Guardiamo con particolare attenzione ai vini biologici e biodinamici”) in cui interagiscono realtà diverse, ma tutte in grado di dialogare fra loro (“Collaboriamo con il collettivo BLAM, che a Salerno sta portando avanti il recupero della Chiesa dei “morticelli”, così come con una Scuola di Fumetto”). E’ un luogo in cui ci si incontra davvero di persona e non solo “virtualmente” (“Qui organizziamo eventi, degustazioni, show cooking, presentiamo le cantine”).

Sono tali e tanti i volti di Foodology che finiamo per fare il gioco del “se fosse”. E se Foodology fosse un film? Parafrasando un fortunato film di Sean Penn diremmo: “Into the Wine”.

 

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