Decreto Liquidità: subito 400 miliardi alle imprese

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Intervista al dott. Giuseppe Arleo – di Sergio Del Vecchio

Il Decreto Liquidità n. 23 definisce i soggetti, le misure e le aree di intervento per cominciare ad attuare quella cosiddetta “fase due” successiva al Decreto Cura Italia, che già aveva annunciato azioni a favore di tutto il tessuto economico fatto di aziende, imprese e professionisti messi alle corde dallo stop forzato per la pandemia e fortemente preoccupati per il futuro. Ne parliamo col dott. Giuseppe Arleo, dottore commercialista ed autorevole esperto di finanziamenti alle imprese.

-Allora, cosa prevede quest’ultimo decreto del Governo?

Il Decreto Liquidità uscito in G.U. il giorno 08/04/2020 rappresenta sostanzialmente una azione di garanzia prestata dallo Stato, attraverso Sace, del Gruppo Cassa Depositi e Prestiti, ed il Fondo di Garanzia, a supporto delle imprese, lavoratori autonomi e professionisti che volessero accedere a liquidità tramite il sistema bancario. Ricordiamoci però che la stessa deve passare al vaglio dell’Unione Europea vista la straordinarietà della situazione e della misura.

-Quali sono i parametri da prendere in considerazione per la domanda?

I parametri sostanzialmente sono il 25% del fatturato dell’anno 2019 o il doppio del costo del personale del medesimo anno. Il tasso di interesse, non ancora definito, si indica come minore rispetto a quello applicato. La durata è di 6 anni con un preammortamento utilizzabile di 24 mesi.

-Sembra tutto di grande interesse, ma quali sono a suo avviso le criticità?

Sicuramente ci sono alcuni aspetti del decreto che mi lasciano perplesso, come ad esempio la durata di 6 anni o la poca chiarezza da subito sul tasso di interesse, ma a monte ritengo che questa sia una operazione in cui due aspetti risultano essere fondamentali: è necessaria la velocità, fare presto, e bisogna ragionare in tema di “zero burocrazia”. Al tempo stesso mi lasciano perplesse le modalità con cui il mondo bancario, vincolato dalla propria normativa, necessita di accurate verifiche prima di erogare i fondi. Sicuramente ora la situazione è passata in capo al mondo creditizio ma non ho molta fiducia in una soluzione a breve termine.

-E le aspettative di un ritorno all’operatività delle imprese dopo il 3 maggio?

Qui poi si apre una discussione in merito al lockdown. Sia ben chiaro, la situazione sanitaria è prioritaria, ma non avere prospettive concrete di riapertura delle attività, sia in termini di modalità che di tempistica, rischia davvero di mettere il mondo delle imprese, e più in generale delle partite IVA, a rischio di chiusura definitiva. Il Presidente di Confindustria, Boccia, infatti ha dichiarato occorre passare alla Fase 2 con graduali aperture delle fabbriche e degli uffici nel rispetto di tutte le prescrizioni sanitarie per la sicurezza dei lavoratori – per affrontare e vincere la guerra contro i contagi e la recessione affinché non diventi depressione – e poi alla Fase 3 attraverso massivi investimenti pubblici che compensino e supportino la progressiva ripresa della domanda privata” e personalmente credo sia questa la via da seguire.

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